01/09/12 Aggiornato il:

Così parlò Zarathustra ~ Nietzsche, 1885 | Il canto notturno / The Night Song



Così parlò Zarathustra / Parte seconda / Il canto notturno

È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante.
Qualcosa di insaziato, insaziabile è in me; che vuole farsi sentire. È in me un desiderio d'amore, che parla il linguaggio dell'amore.
Io sono luce: ah, fossi notte! Ma questa è la mia solitudine, che io sono cinto di luce.
Ah, fossi io oscuro e notturno! Come vorrei attaccarmi alle mammelle della luce!
E anche voi io vorrei benedire, piccole faville stellari e lucciole lassù! ed essere beato dei vostri doni di luce.
Ma io vivo nella mia propria luce, io bevo in me le mie proprie fiamme, che da me erompono.
Io non conosco la gioia di chi riceve, e spesso ho persino sognato che il rubare deve essere più beato che il ricevere.

Il canto della notte | Così parlò Zarathustra 1885 | Friedrich Nietzsche 1844-1900

Questa è la mia miseria, che la mia mano non si stanca mai di donare; questa è la mia invidia, che io vedo occhi in attesa e notti illuminate dalla brama.
O Infelicità di tutti i donatori! O oscuramento del mio sole! O voglia di desiderio! O avidità della sazietà!
Essi prendono da, me: ma tocco io veramente le loro anime? Un abisso c'è tra il dare e il prendere; e l'abisso più piccolo è il più arduo a varcare.
Fame sorge dalla mia bellezza: io desidererei recar dolore a coloro che illumino, desidererei derubare i miei beneficati: così affamato di malvagità sono io.
Ritirare la mano, quando verso di essa già si stende un'altra mano; simile ad una lenta cascata, che indugia anche nella caduta: così affamato di malvagità son io.
Tale vendetta merita la mia pienezza: tale malignità scaturisce dalla mia solitudine!

Il canto della notte | Così parlò Zarathustra 1885 | Friedrich Nietzsche 1844-1900

La mia gioia di donare si è estinta nel donare, la mia virtù si è stancata essa stessa della sua sovrabbondanza.
Chi dona sempre, corre il pericolo di perdere il pudore; chi distribuisce sempre, ha la mano e il cuore callosi per il troppo distribuire.
Il mio occhio non versa più lacrime per il pudore dei supplicanti; la mia mano è divenuta troppo dura per il tremito delle mani ricolme.
Dove è andata la lacrima del mio occhio e la lanugine del mio cuore? O solitudine di tutti coloro che donano! O riservatezza di tutti i luminosi!
Molti soli roteano negli spazi celesti: a tutto ciò che è oscuro, essi parlano con la loro luce; ma a me essi tacciono.

Il canto della notte | Così parlò Zarathustra 1885 | Friedrich Nietzsche 1844-1900

Oh, questa è l'ostilità della luce contro tutto ciò che risplende: spietata essa prosegue il suo cammino.
Ingiusto nel profondo del cuore contro tutto ciò che risplende, freddo verso i soli: così prosegue ogni sole.
Come una tempesta, i soli percorrono il loro cammino, questo è il loro andare. Essi seguono la loro volontà inesorabile, che è la loro freddezza.
Oh, voi solo, voi oscuri, voi notturni, producete il calore dai corpi luminosi! Oh, voi solamente bevete latte e conforto dalle mammelle della luce!
Ahimè, ghiaccio è intorno a me, la mia nano si scotta toccando il ghiaccio! Ahimè, sete è in me, che brama la vostra sete!

Il canto della notte | Così parlò Zarathustra 1885 | Friedrich Nietzsche 1844-1900
Il canto della notte | Così parlò Zarathustra 1885 | Friedrich Nietzsche 1844-1900
Il canto della notte | Così parlò Zarathustra 1885 | Friedrich Nietzsche 1844-1900
Nietzsche’s book Also sprach Zarathustra, 1885
Nietzsche’s book Also sprach Zarathustra, 1885
Nietzsche’s book Also sprach Zarathustra, 1885
Nietzsche’s book Also sprach Zarathustra, 1885

È notte: ahimè, perché devo essere luce? E sete verso il notturno? E solitudine?
È notte: ora il mio desiderio prorompe da me come un desiderio; di parole ho desiderio.
È notte: ora parlano più forte tutte le fontane zampillanti. E anche la mia anima è una fontana zampillante.
È notte: solo ora si svegliano tutti i canti degli amanti. E anche la mia anima è il canto di un amante".
                Così cantò Zarathustra...



Thus Spoke Zarathustra / Part II / The Night Song

'Tis night: now do all gushing fountains speak louder. And my soul also is a gushing fountain.
'Tis night: now only do all songs of the loving ones awake. And my soul also is the song of a loving one.
Something unappeased, unappeasable, is within me; it longeth to find expression. A craving for love is within me, which speaketh itself the language of love.
Light am I: ah, that I were night! But it is my lonesomeness to be begirt with light!
Ah, that I were dark and nightly! How would I suck at the breasts of light!
And you yourselves would I bless, ye twinkling starlets and glow-worms aloft! - and would rejoice in the gifts of your light.
But I live in mine own light, I drink again into myself the flames that break forth from me.
I know not the happiness of the receiver; and oft have I dreamt that stealing must be more blessed than receiving.
It is my poverty that my hand never ceaseth bestowing; it is mine envy that I see waiting eyes and the brightened nights of longing.
Oh, the misery of all bestowers! Oh, the darkening of my sun! Oh, the craving to crave! Oh, the violent hunger in satiety!
They take from me: but do I yet touch their soul? There is a gap 'twixt giving and receiving; and the smallest gap hath finally to be bridged over.
A hunger ariseth out of my beauty: I should like to injure those I illumine; I should like to rob those I have gifted:-thus do I hunger for wickedness.
Withdrawing my hand when another hand already stretcheth out to it; hesitating like the cascade, which hesitateth even in its leap:- thus do I hunger for wickedness!
Such revenge doth mine abundance think of such mischief welleth out of my lonesomeness.
My happiness in bestowing died in bestowing; my virtue became weary of itself by its abundance!
He who ever bestoweth is in danger of losing his shame; to him who ever dispenseth, the hand and heart become callous by very dispensing.
Mine eye no longer overfloweth for the shame of suppliants; my hand hath become too hard for the trembling of filled hands.
Whence have gone the tears of mine eye, and the down of my heart? Oh, the lonesomeness of all bestowers! Oh, the silence of all shining ones!
Many suns circle in desert space: to all that is dark do they speak with their light-but to me they are silent.
Oh, this is the hostility of light to the shining one: unpityingly doth it pursue its course.
Unfair to the shining one in its innermost heart, cold to the suns:- thus travelleth every sun.
Like a storm do the suns pursue their courses: that is their travelling. Their inexorable will do they follow: that is their coldness.
Oh, ye only is it, ye dark, nightly ones, that extract warmth from the shining ones! Oh, ye only drink milk and refreshment from the light's udders!
Ah, there is ice around me; my hand burneth with the iciness! Ah, there is thirst in me; it panteth after your thirst!
'Tis night: alas, that I have to be light! And thirst for the nightly! And lonesomeness!
'Tis night: now doth my longing break forth in me as a fountain,- for speech do I long.
'Tis night: now do all gushing fountains speak louder. And my soul also is a gushing fountain.
'Tis night: now do all songs of loving ones awake. And my soul also is the song of a loving one. 
Thus sang Zarathustra.