03/02/15 Aggiornato il:

Mario Sironi | Futurist painter




Mario Sironi [1885-1961] - Italian painter, sculptor, designer and architect. Born in Sassari, but lived from 1886 in Rome. Spent a year studying civil engineering at Rome University, then decided in 1903 to devote himself to painting. Attended life classes at the Academy in Rome and became friendly with Balla, Umberto Boccioni and Severini.


Moved to Milan in 1914 and joined the Futurist movement. After war service, returned to Milan, became a member of the Fascist Party and contributed from 1922 to Il Popolo d'Italia and other papers, first as draughtsman and art editor, later as art critic. Painted several mannequin figures influenced by Metaphysical painting; then was one of the founders of the Novecento movement. Encouraged the revival of mural painting, admired the grandeur of ancient Rome, Byzantine mosaics, etc., but drew many of his subjects from the urban landscapes of modern Italy.




First one-man exhibition at the 1926 Venice Biennale. Collaborated with the architect Giovanni Muzio in the planning and arrangement of the Italian pavilions at the Cologne (1928) and Barcelona (1929) international exhibitions, and in the years 1932-42 executed various commissions for frescoes, mosaics and low-reliefs. From 1943 worked mainly as an easel painter. Died in Milan.
Published in: Ronald Alley, Catalogue of the Tate Gallery's Collection of Modern Art other than Works by British Artists, Tate Gallery and Sotheby Parke-Bernet, London 1981, pp.688-9 /© Tate, London










Pablo Picasso said to Mario Sironi: "You have a great artist, perhaps the greatest of the moment and do not realize it".. 

































































































Pablo Picasso disse di Mario Sironi: "La sua arte è grandezza. Avete un grande artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto"!

Siróni, Mario - Pittore (Sassari 1885 - Milano 1961). Dopo l'adesione al Futurismo, fu nel primo dopoguerra tra i più convinti sostenitori dell'esigenza di un ritorno all'ordine, che espresse attraverso uno stile definito da cadenze metafisiche e da una essenzialità plastico-geometrica di gusto arcaico. Tra i promotori del gruppo del Novecento (1925) e autore del Manifesto della pittura murale (1933), sperimentò tecniche diverse dedicandosi a grandi cicli decorativi.
Vita ed Opere
A Roma, abbandonati gli studî d'ingegneria, si dedicò alla pittura frequentando dal 1905 lo studio di A. Discovolo e l'Accademia libera del nudo, dove conobbe Umberto Boccioni; contemporaneamente, l'incontro con G. Balla ne orientò le ricerche, di matrice divisionista, verso una definizione pittorica più sintetica e tendenzialmente monocromatica. Afflitto da gravi crisi nervose, dalle quali si riprese solo nel 1913, soggiornò in quegli anni in Francia e in Germania dipingendo poche opere, prevalentemente ritratti e autoritratti, di taglio duro, espressionista, dai grumosi tessuti cromatici. Nel 1913 a Milano aderì al movimento futurista, orientandosi tuttavia verso soluzioni di un costruttivismo sintetico (Testa futurista, 1913, Milano, Civico museo d'arte contemporanea). 
Conclusa la prima guerra mondiale (di cui lasciò testimonianza in disegni pubblicati sulla rivista Gli Avvenimenti, 1915-17), si stabilì definitivamente a Milano dove, nel 1920, cominciò a collaborare come illustratore con il Popolo d'Italia (presso il quale, dal 1928, svolse anche la funzione di critico d'arte) e presentò i primi paesaggi urbani (Aereo e città, 1919, Colonia, Museum Ludwig; Il tram, 1920, Palermo, Civica galleria d'arte moderna; Periferia industriale, 1922, Berlino, Nationalgalerie). 
Convinto sostenitore dell'esigenza di un ritorno all'ordine, nel 1922 fu tra i promotori del gruppo del Novecento all'interno del quale, dal 1925, assunse un ruolo di primo piano. Teorico di un'ideale unità delle arti in funzione etica e civile (i cui assunti ebbe modo di verificare, nel 1932, in occasione della Mostra della rivoluzione fascista, di cui curò gli allestimenti), lavorò spesso con G. Muzio e G. Terragni, mentre la sua tendenza alla rappresentazione grande e monumentale (Il pastore, 1932, Trieste, Museo civico Revoltella) trovò piena espressione nella pittura murale. 
Autore nel 1933 del Manifesto della pittura murale (firmato anche da C. Carrà e M. Campigli), sperimentò tecniche diverse, dalla pittura murale al mosaico, al bassorilievo, dedicandosi prevalentemente a grandi cicli decorativi: Aula magna dell'università "La Sapienza", Roma, 1935; Palazzo di Giustizia, Milano, 1936; Palazzo dei Giornali, Milano, 1939-42). Dal secondo dopoguerra, isolato e provato dalla morte della figlia, tornò alla pittura da cavalletto dipingendo opere d'intensa espressività che giungono progressivamente alla disgregazione della forma. /© Treccani, Enciclopedia italiana.