06/04/15 Aggiornato il:

Filippo De Pisis | The Metaphysical Art Movement




Filippo De Pisis (11 May 1896 - 2 April 1956) was an Italian painter -poet who was born Luigi Filippo Tibertelli in Ferrara. In 1919 De Pisis moved to Rome, where he started to paint. While important editors of his time criticized had De Pisis for producing overly-sentimental poetry, this emotional streak translated well on canvas. De Pisis is best known for his cityscapes, metaphysically-inspired maritime scenes and still lifes, especially those depicting flowers.







His work has a particularly airy, in-the-moment quality, and is laden with a sort of pathetic pleasure-pain. De Pisis also executed a large body of lesser-known work, comprising homoerotic sketches of the male nude.
De Pisis spent his life in Rome, Paris and Venice. He lived a very extravagant lifestyle; he had a pet parrot named Coco, and in Venice he was one of a handful of residents at the time who used a gondola. He had two personal gondoliers on 24-hour duty, who wore black-and-gold livery.
De Pisis's work was shown twice in the Venice Biennale: once during his life, and once posthumously. 



De Pisis's work for the Collezione Verzocchi in 1949-1950 is now housed in the Pinacoteca Civica of Forlì. A large portion of his work is also housed in the Museo Filippo de Pisis in Ferrara.
He died in Milan after a long illness, in 1956.





































De Pisis è certo il più poeta dei pittori; ovunque il suo sguardo si posi, su un muro, su un fiore, su una conchiglia, su un efebico corpo di ragazzo, la materia si anima, la carne vibra, i petali ondeggiano, un’ebbrezza, un’euforia attraversa l’aria. Se mai vi fu una leggerezza, se mai soavità, è questa, qui e ora, in una continua concorrenza con la mobilità e varietà della vita, in un continuo allontanamento dal pensiero della morte. De Pisis è un fuggitivo. Coltiva i miracolosi equilibri che impediscono le soste in cui il pensiero si concentra sul nostro destino estremo, sulla vanità delle cose. Certe emozioni descritte da De Pisis, nelle sue pagine letterarie, restituiscono questa condizione psicologica. De Pisis è essenzialmente un trasgressore nella vita d’artista e in quella privata, ma la sua trasgressione si fa sempre suprema armonia, musica di colori. È forse una vibrazione erotica che rende così vive e febbrili le immagini di De Pisis; certo, benché di specie diversa, una sensazione analoga la comunica soltanto la pittura di Pierre Bonnard. Per De Pisis si tratta di rendere la tela sensibile, contemporaneamente, alla continua mutevolezza dell’atmosfera e degli stati interiori. Nei paesaggi di De Pisis tutto vibra; l’equilibrio degli elementi disparati che compongono il quadro è instabilissimo. Tale è la sensazione che comunica la pittura di De Pisis. Le brezze leggere di un’aria libera che soffia sulle cose quasi senza artificio, come se la pittura dovesse trasmettere gli umori della natura, i suoi sapori, i suoi odori, e non le sue filtrate e candite immagini, passano attraverso le nature morte, dal segno libero e vibrante, che si piegano a malincuore alla necessità di esprimersi entro un genere. Da un momento all’altro l’ebbrezza può finire: intanto miracolosamente c’è. Tale è l’amore in De Pisis per la pittura, che qualunque altra tentazione, impegno o ideologia sfuggono dal suo orizzonte. Poesia muta, come nessuna, la pittura di De Pisis respira, palpita, vibra. Tutta la mutevolezza dei cieli e delle acque veneziane, come già in Francesco Guardi, s’imprime nelle tele di De Pisis, anche quando altro è il mare, altro è il cielo, altre le case. Ma quella è la vita, quella e non altra. | © Vittorio Sgarbi  




























De Pìsis (propr. Tibertèlli De Pìsis), Filippo (propr. Luigi Filippo) - Pittore e scrittore Italiano (Ferrara 1896 - Milano 1956), una delle figure più interessanti della pittura italiana contemporanea e nello stesso tempo fra le più difficili a definirsi, perché interamente al di fuori degli schemi correnti. Dipinse soprattutto paesaggi, nature morte, interni, ritratti. Il suo stile è rimasto coerente in tutta la lunga carriera, non inconsapevole delle correnti moderne, guardate con garbata ironia.
Vita ed opere
Di antica famiglia ferrarese ebbe educazione raffinata ed elegante. Laureato in lettere, cominciò a dipingere nel 1916, quando si trovavano a Ferrara Carrà, De Chirico, Savinio. Le sue prime opere risentono del clima della pittura "metafisica", con un colore ricco, elegante, con un taglio meditato, quasi quattrocentesco (Paesaggio, 1917, Milano, raccolta Mazzotta). Poco dopo a Roma incontrava Spadini ed egli era ancora così spregiudicato e poco incline a una impostazione preconcetta da saper cogliere il valore dei consigli del vecchio maestro, orientandosi verso una pittura assolutamente libera, gioiosamente priva di programmi, intimamente goduta. A Parigi, dove visse molti anni, ebbe modo di apprezzare Bonnard, Vuillard, Matisse, di studiare Monet e Sisley, benché la sua pittura, coltissima, pur nel felice colorismo del tocco, rapido e impreveduto, sottintenda una notevole conoscenza dell'arte del Seicento e del Settecento e consenta, così, brillanti interpretazioni dell'architettura e delle vedute di città, specialmente di Venezia e di Parigi. Scrisse: Prose (1920); Il Signor Luigi B. (1920); La città delle cento meraviglie (1921); Poesie (1940, n. ediz. 1953), fra crepuscolari e impressionistiche, di notevole valore artistico, interessanti anche a svelare alcuni tratti più poetici della sua pittura. | ©Treccani, Enciclopedia Italiana