30/09/15 Aggiornato il:

Max Buri ~ Portrait/Genre painter




Max Alfred Buri (1868-1915) was an Swiss painter. While still at school he was given drawing lessons by Paul Volmar (1832-1906) in Berne. From 1883 he was a pupil of Fritz Schider (1846-1907) in Basle, where he became acquainted with the works of Hans Holbein the younger and Arnold Böcklin. In 1886 he went to the Akademie der Bildenden Künste in Munich, transferring in 1887 to Simon Hollosy's painting school.
Max Buri - Portrait of Edouard Vallet
Max Buri - Portrait of Giovanni Giacometti

After seeing the works of the French Impressionists exhibited in Munich, he moved to the Academie Julian in Paris in 1889. He made several journeys to Algeria, Holland, Belgium and England, and in 1893 he returned to Munich to study under Albert von Keller. In 1898 he settled in Switzerland, living first at Lucerne, then from 1903 in Brienz, near Interlaken.

About 1900, influenced by the paintings of Ferdinand Hodler, Buri moved on from his early genre pictures, which were in mawkish shades of pink in the style of Keller and Hollosy, to achieve an individual style that brought him great popularity. He established his reputation with Village Politicians (1904; Basle, Kstmus.). He painted mainly the landscape and people of the Bernese Oberland, often depicting single figures and groups in front of bare indoor walls in realistic everyday scenes. The expressiveness of the compositions is achieved by clear contours and powerful clearly differentiated surfaces in local colours. Buri works are essentially populist rather than intellectual and avoid Hodler strict parallelism and Symbolist content.| © Oxford University






























Buri, Max Alfred - Pittore, nato il 24 luglio 1868 a Burgdorf (cantone di Berna), morto il 21 maggio 1915 a Interlaken. Studiò in un primo tempo in Basilea con F. Schider, passò quindi all'Accademia a Monaco, e in seguito (1887-89) nello studio, dell'ungherese Simone Hollósy. Dopo aver lavorato a Parigi nell'accademia Julian col Bouguereau e J. Lefebvre, nel 1893 divenne a Monaco allievo del suo compaesano A. Keller. Nel 1898 tornò in Svizzera e, fissatosi a Brienza nel 1903, vi rimase sino alla morte eseguendo una serie di opere che lo resero con F. Hodler il più alto rappresentante della pittura svizzera agl'inizî del sec. XX. Conscio di questo, egli distrusse quasi tutti i quadri giovanili, così che la sua evoluzione si può seguire soltanto dal 1900 in poi. Il primo successo gli fu procurato nel 1904 dal dipinto Die Dorf-politiker, a cui fece seguito il riconoscimento della sua arte alla IXª esposizione internazionale di Monaco con Nach einem Begräbnis in Brienz.
Ottimo successo ebbe il B. all'esposizione di Roma (1911) con Die Alten che ottenne il premio del governo; al Salon del 1912 a Neuchâtel e nel 1913 all'esposizione internazionale a Monaco. Alternò la pittura di paese e di fiori col ritratto e con le caratteristiche figure dei contadini e delle contadine bernesi, dando alle sue tele sempre un valore decorativo. La condensazione delle forme facilita la comprensione delle sue tele e ne rende più intensa l'espressione. Nella sua tavolozza vivacissima prevalgono i turchini luminosi a contrasto dei bianchi violenti e delle ombre opache. 
L'intima amicizia con il Hodler ebbe grande importanza per la sua attività, e le sue opere intorno al 1905 rivelano una certa severità e semplicità nella composizione, dovute appunto all'influenza di questi. Presto però il B. ritrovò la sua maniera, né tentò mai di elevare la monumentalità delle sue creazioni col simbolismo o con i processi delle composizioni secondo le leggi del parallelismo e della simmetria, proprî del Hodler. Quegli effetti di forza e di convinzione che vivono nei suoi quadri sono dovuti alla sicurezza con cui il B. seppe esprimere con una semplice formula artistica la sola apparenza materiale delle cose.
Ricordiamo ancora fra le sue opere più notevoli: Winterlandschafl (Museo di Ginevra); Fanciulla bionda (Museo di Lucerna, 1913); Autoritratto (Museo di Zurigo, 1913); Contadino di Brienza che beve (ibid.). | di Paul Ganz ©Treccani Enciclopedia Italiana