24/05/16 Aggiornato il:

Maria Giulia Alemanno | Magical Realism / Surrealist painter



And the ORISHAS are like dead thar are not dead. A long chain that rivets the present and the past, linking the souls of today and yesterday, beyond time and space. Africa and America, what it was and it will be, hearth and sky. They are like the ancestors’ spirits, the incarnation of generations, the survival of ties, the alphabet of continuità and memory. Maria Giulia Alemanno, Lellina, like a Malinke griot, lives to tell stories. And she, an Italian, has searched and found them in the deepness of Cuba. Tales of woods and seas, of bushes and trees, but also of men and gods.














Ochun, the Beauty among the beauties, Yemaya, the sweet mother of water and life, Chango, the terribile king of blood and fire, and Eleggua, the little one that can open doors and eyes, “dioses and guerreros”, gods and warriors.
Tales of ancient generations and passed worlds that always return because they have no end. In the Old City of La Havana, in the street of Matanzas, in the houses of Santiago, colours, sounds, faces, songs and dances give them back to us, as if they have emerged both of the running water and the sleeping one. And Lellina, The ballad- singer, pursues them high and low in Cuba, asking them a lot of questions to know the secret of Time and Shade, to discover the hidden courses, the secret rites, the forgotten sounds.
Than with hands and brushes she transforms into wheels of colours the misteries they have whisperes and partlly revealed to her. The Orishas come back, the Ancients come back, Those who have never left come back.
And not everything is said because Africa never shows herself completely naked to anybody. Then they dance on sack cloth, waving like banners on the walls. Shine the yellow of Ochun, the red and white of Chango, the light blue of Yemaya. And every dance step is a picked and revealed secret, every turn a course of the time, every gesture an ancient whiff. | Massimo Olivetti























































Pittrice e giornalista, Maria Giulia Alemanno é stata allieva ed a lungo collaboratrice del maestro Francesco Tabusso. Ha scritto e illustrato per l'Editrice La Stampa, ed é stata responsabile delle pagine d'arte di Torino Magazine.
Vincitrice del Premio Nazionale Smemoranda, del Premio "Roma-artista dell'anno 2000" e del Premio Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo, ha al suo attivo mostre collettive e personali in Italia e all'estero.
Ha realizzato nel 2001 e per le successive edizioni di Piazza Profana, la scenografia della Rappresentazione di San Rocco al Forte di Exilles. Le dodici tavole originali per complessivi 22mq, da cui é stato tratto il manifesto, sono ora esposte al Folk Club di Torino.
Vive e lavora a Torino, dov'é nata, e a Crescentino tra le risaie del vercellese, terra di acqua, di fuoco e di grandi orizzonti che invitano all'avventura. Da lì é partita per molti viaggi fino a giungere a Cuba dov'é iniziata la sua ricerca pittorica nel magico mondo della Santería, a cui ha già dedicato cinque mostre e una serie di cartoline.

"Tutto è cominciato quasi per gioco, come spesso capita ai progetti destinati a dilatarsi. Mi trovavo in una casa del Quebec – racconta - bloccata da una bufera di neve. Sentivo il bisogno di spazi aperti, di muovermi almeno col pensiero. Trovai in uno scaffale un carnet di cartoline di Tim Fitzharris, grande fotografo della wilderness americana. Erano luoghi che conoscevo bene, come la roccia di Percè in Gaspesie o le rive del lago Superiore in Ontario. D’istinto presi alcuni foglietti nei toni della terra, ed iniziai a percorrerli con i tratti veloci imposti dai pastelli ad olio. Non stavo copiando, non avrebbe avuto senso e non ne sarei stata neppure capace. recuperavo emozioni dimenticate che sentivo via via rinascere ed intensificarsi. Un’esperienza irrinunciabile: la possibilità di compiere in pittura viaggi mentali per meglio capire me stessa".
Da quel giorno l’avventura nel ricordo ha portato Maria Giulia Alemanno a muoversi liberamente, come in sogno, da un capo all’altro del mondo, sempre e rigorosamente su fogli di piccole dimensioni, con la volontà di racchiudere, quasi per sfida, in spazi minimali l’immensamente grande.
"Col pensiero posso spostarmi in un attimo, senza estenuanti attese in areoporto e problemi di jet lag, dal fiume San Lorenzo alle coste di Francia, passare da tramonti messicani ad albe liguri, persino far scendere la neve sulle mie risaie in piena estate, se fa troppo caldo. Su un foglio percorro la mitica highway che porta alla Monument Valley e poco dopo, senza logica di tempo e di spazio, seguo le curve di una strada che si snoda tra le colline del Monferrato, ritrovandomi sempre nei paesaggi incantevoli che mi hanno emozionata. E posso concedermi anche soste e riposo in angoli che ho amato, come il rifugio saraceno di Francesco Tabusso a Kien, davanti al mare di Varigotti, o in una baita diroccata nelle valli valdesi".