23/08/16 Aggiornato il:

Antonio Canova | Paolina Borghese, 1805-1808




The reclining Paolina Borghese as Venus Victrix in the center of the room holds an apple in her hand, evoking the Venus Victrix in the judgement of Paris, who was chosen to settle a dispute between Juno (power), Minerva (arts and science) and Venus (love).
The same subject was painted on the ceiling by Domenico de Angelis (1779), framed by Giovan Battista Marchetti's tromp d'oeil architecture, and was inspired by a famous relief on the façade of the Villa Medici.
This marble statue of Pauline in a highly refined pose is considered a supreme example of the Neoclassical style. 








Antonio Canova executed this portrait between 1805 and 1808 without the customary drapery of a person of high rank, an exception at the time, thus transforming this historical figure into a goddes of antiquity in a pose of classical tranquillity and noble semplicity.
The woodden base, draped like a catafalque, once contained a mechanism that caused the sculpture to rotate, as in the case of other works by Canova.
The roles of artwork and spectator were thus reversed, it was the sculpture that moved whilst the spectator stood still and observed the splendid statue from all angles. In the past, viewers admired the softly gleaming sculpture of Pauline by candlelight and its lustre was not only due to the fine quality of the marble but also to the waxed surface, which has been recently restored. | © Galleria Borghese, Roma, Italia




























Paolina Bonaparte nella incarnazione della Venere vincitrice fu commissionata nel 1804 al celebre scultore veneto dal principe Camillo Borghese per ritrarre la sua giovane moglie, sorella minore dell'imperatore Napoleone Bonaparte.
Non senza destare un certo scalpore fra i contemporanei, la principessa vestì le sembianze della dea Venere vittoriosa nel giudizio di Paride per esaltare il proprio rango sociale e dinastico e la sua celebrata bellezza.
Paolina giace seminuda su una dormeuse in legno dipinto decorata da inserti dorati e tra le dita sottili presenta il pomo, attribuito alla dea in segno di riconoscimento della sua supremazia fra le divinità femminili. Grazia antica e artificio compositivo si accordano con la resa naturalistica, quasi pittorica, dei morbidi incarnati e dei veli leggeri che le coprono i fianchi.
Il genere del ritratto divinizzato, di ispirazione antica, era giá stato sperimentato da Canova nel Napoleone come Marte pacificatore. Lo scultore divenne l'interprete per eccellenza della glorificazione dinastica dei napoleonidi.
Dopo essere stata trasportata presso la residenza torinese di Camillo e in seguito nel romano Palazzo Borghese di Campo Marzio, la statua di Paolina giunse nel Casino Pinciano nel 1838 e solo dal 1889 fu collocata nella sala I, in accordo con i temi narrati dai quadri riportati sul soffitto con le Storie di Venere e di Enea. | © Galleria Borghese, Roma, Italia