02/08/16 Aggiornato il:

Gino Severini | Futurist / Cubist painter




Gino Severini, (born April 7, 1883, Cortona, Italy-died February 27, 1966, Paris, France) Italian painter who synthesized the styles of Futurism and Cubism.
Severini began his painting career in 1900 as a student of Giacomo Balla, an Italian pointillist painter who later became a prominent Futurist. Stimulated by Balla’s account of the new painting in France, Severini moved to Paris in 1906 and met leading members of the French avant-garde, such as the Cubist painters Georges Braque and Pablo Picasso and the writer Guillaume Apollinaire. Severini continued to work in the pointillist manner-an approach that entailed applying dots of contrasting colours according to principles of optical science-until 1910, when he signed the Futurist painters’ manifesto.










The Futurists wanted to revitalize Italian art (and, as a consequence, all of Italian culture) by depicting the speed and dynamism of modern life. Severini shared this artistic interest, but his work did not contain the political overtones typical of Futurism. Whereas Futurists typically painted moving cars or machines, Severini usually portrayed the human figure as the source of energetic motion in his paintings.
He was especially fond of painting nightclub scenes in which he evoked the sensations of movement and sound by filling the picture with rhythmic forms and cheerful, flickering colours. 
In Dynamic Hieroglyph of the Bal Tabarin (1912), he retained the nightlife theme but incorporated the Cubist technique of collage (real sequins are fixed to the dancers’ dresses) and such nonsensical elements as a realistic nude riding a pair of scissors.

Only briefly, in wartime works such as Red Cross Train Passing a Village (1914), did Severini paint subjects that conformed to the Futurist glorification of war and mechanized power. Over the next few years, he turned increasingly to an idiosyncratic form of Cubism that retained decorative elements of pointillism and Futurism, as seen in the abstract painting Spherical Expansion of Light (Centrifugal) (1914).

About 1916 Severini embraced a more rigorous and formal approach to composition; instead of deconstructing forms, he wanted to bring geometric order to his paintings. His works from this period were usually still lifes executed in a Synthetic Cubist manner, which entailed constructing a composition out of fragments of objects.
In portraits such as Maternity (1916), he also began to experiment with a Neoclassical figurative style, a conservative approach that he embraced more fully in the 1920s. 
Severini published a book, Du cubisme au classicisme (1921; “From Cubism to Classicism”), in which he discussed his theories about the rules of composition and proportion. Later in his career he created many decorative panels, frescoes, and mosaics, and he became involved in set and costume design for the theatre. The artist’s autobiography, Tutta la vita di un pittore (“The Life of a Painter”), was published in 1946. | © Encyclopædia Britannica, Inc.


































Severini, Gino. - Pittore (Cortona 1883 - Parigi 1966). A Roma dal 1899, conobbe U. Boccioni e G. Balla che lo introdusse alla tecnica divisionista.
Stabilitosi nel 1906 a Parigi (dove trascorse, con intervalli, la maggior parte della sua vita), Severini entrò in contatto con i circoli dell'avanguardia artistica e letteraria legandosi, in particolare, a P. Picasso, A. Modigliani, M. Jacob e P. Fort. Orientatosi inizialmente allo studio di G. Seurat in paesaggi e vedute di Parigi di grande sensibilità cromatica, si volse poi, sollecitato dalle istanze futuriste e dalla poetica unanimista di J. Romains, verso soluzioni formali che tendono a rendere il senso del movimento cosmico (Danza del Pan Pan al Monico, 1909-11; dispersa durante la prima guerra mondiale, l'opera fu ridipinta da Severini nel 1960 in base a documenti fotografici, Parigi, Musée national d'art moderne).
Tra i firmatarî del primo Manifesto della pittura futurista (1910), Severini svolse un importante ruolo di collegamento tra l'ambiente parigino e il gruppo futurista (nel 1912 collaborò con F. Fénéon all'allestimento della mostra Les peintres futuristes italiens). Dopo un soggiorno in Italia (1913-14), tornato a Parigi, Severini portò avanti, accanto a dipinti che interpretano in modi cubo-futuristi la guerra (Cannone in azione, 1914-15, Francoforte, Städelschen Kunstinstitut), una serie di opere ispirate all'orfismo (Mare=Ballerina, 1913-14, Venezia, Fondazione Guggenheim) e al cubismo sintetico (Zingaro che suona la fisarmonica, 1919, Milano, Galleria d'arte moderna).
Nel 1921 pubblicò il saggio Du cubisme au classicisme che sancì la sua adesione a una figuratività piena e cristallina, preannunciata da opere quali Maternità (1916, Cortona, Museo dell'Accademia etrusca).
Con un intenso lavoro di elaborazione teorica, in sintonia con le posizioni espresse dal gruppo di Valori plastici, al quale aveva aderito nel 1919, Severini giunse alla definizione di calibrati ritmi compositivi nei quali temi desunti dalla commedia dell'arte, ritratti e nature morte con frammenti dell'antico, appaiono immersi in atmosfere metafisiche di luce mediterranea.
Dagli anni Venti, segnati anche da una crisi religiosa culminata nel 1923 con la piena adesione al cattolicesimo, Severini tese ad abbandonare la pittura di cavalletto per dedicarsi alla decorazione murale, trattando con grande talento decorativo l'affresco e il mosaico (cicli decorativi per il castello di Montefugoni, Firenze, 1922; per la chiesa di Semsales, Friburgo, 1924-26; per la chiesa di Notre-Dame du Valentin di Losanna e per il palazzo della Triennale di Milano, nel 1933; per l'Università di Padova e per il Foro Mussolini a Roma, nel 1937).
Stabilitosi dal 1946 a Meudon, Severini tornò all'astrazione geometrica, recuperando con grande equilibrio decorativo tematiche e modi d'ispirazione cubista (decorazioni per il Palazzo dei congressi a Roma, 1953). Oltre a scritti sull'arte contemporanea, pubblicò i volumi autobiografici Tutta la vita di un pittore (1946) e Temps de l'effort moderne. La vita di un pittore (post., 1968). | © Treccani

Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini a Parigi per l'inaugurazione della prima mostra del 1912