Pubblicato il 06/02/17 Aggiornato il

The Master of the Story of Griselda | Il Maestro di Griselda | Artemisia, 1498




"Artemisia" - Museo Poldi Pezzoli, Milano (Lombardia, Italy) - attributed to an anonymous Sienese master, known conventionally as the Master of the story of Griselda.
The Master of the Griselda Story is named from set of paintings which relate the story of Patient Griselda. Other paintings have been ascribed to him.
The style is typical of Sienese art in the late fifteenth century and reflects the manner of Luca Signorelli. His figures are notable for their elongated limbs, almost dancing motion and great elegance.
"Artemisia" symbolizes a widow's devotion to her husband's memory.






In Renaissance painting* she is depicted holding a cup or goblet.
The work depicts a heroine of antiquity, Artemisia, who lived in Anatolia in the fourth century B.C. Artemisia had married her brother Mausolus; when she was left a widow she devoted her life to honouring the memory of her husband, as shown in the episodes represented in the background.
On the right, Artemisia prepares to drink her husband’s ashes mixed with her tears; on the left she supervises the construction of his tomb, known as the Mausoleum of Halicarnassus, one of the seven wonders of the world.
The painting is therefore a celebration of conjugal love and was part of a cycle of heroic figures of antiquity.


























Il Maestro di Griselda, noto anche come Maestro della Leggenda di Santa Griselda, è stato un pittore Italiano* attivo a Siena nel XV secolo.
Egli trae il nome da tre dossali con storie dell'omonima eroina dell'antichità conservati alla National Gallery a Londra (nn. inv. 912, 913, 914: Davies, 1961, pp. 365-367).
Deve la sua fama alla realizzazione di una serie di dipinti raffiguranti uomini e donne virtuose dell'antichità di cui il più celebre è la raffigurazione di "Artemisia" - 1498 ca., 87,8 x 46,3 cm, tempera su tavola, Museo Poldi Pezzoli.
Artemisia, sorella e moglie di Mausolo, sovrano della Caria in Asia Minore, rimasta vedova, eresse in onore del marito il mausoleo di Alicarnasso e ne bevve le ceneri mischiate alle sue lacrime diventandone un sepolcro vivente.
Nel dipinto è raffigurata la figura di Artemisia con in mano il calice e, sullo sfondo, a sinistra l’erezione del mausoleo e, a destra, l’eroina in procinto di bere le ceneri del marito.
Sul retro della tavola chiodi molto lunghi, di cui è stata riscontrata la presenza anche in altre tavole del ciclo, servivano con tutta probabilità ad ancorare i dipinti a traverse che permettevano di inserire le tavole del ciclo all’interno di una struttura lignea.



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