Pubblicato il 07/12/17e aggiornato il

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Giambattista Tiepolo | Rococo Era painter




The Venetian Giovanni Battista Tièpolo (1696-1770) was arguably the greatest painter of eighteenth-century Europe and the outstanding first master of the Grand Manner. His art celebrates the imagination by transposing the world of ancient history and myth, the scriptures, and sacred legends into a grandiose, even theatrical language.



His art, with its genial departures from convention and its brilliant use of costumed splendor, celebrates the notion of artistic caprice (capriccio) and fantasy (fantasia). In his hands, the informal oil sketch was raised to a primary art form, worthy to be collected alongside his finished paintings. For his incomparable fresco decorations-such as those in Palazzo Labia, Venice-he collaborated with a specialist in perspective, Girolamo Mengozzi Colonna (1688-ca. 1766), who also occasionally designed sets for opera.


Colonna’s perspective framework for Tiepolo’s frescoes is crucial to understanding the eighteenth-century notion of painting as a staged fiction-something intended to involve the viewer on a purely imaginative level. This was in line with theater practice of the day-especially opera. 

There is a close analogy between the goals of Tiepolo’s painting and that of the leading poet and librettist Pietro Matastasio (1698-1782), who, although born in Rome, was at the court of Dresden:
“Dreams and fables I fashion; and even while I sketch and elaborate fables and dreams upon paper … I so enter into them that I weep and am offended at ills I invented. But am I wiser when art does not deceive me?”



Tiepolo’s first masterpiece was a cycle of enormous canvases painted to decorate a large reception room in the Ca’ Dolfin, Venice (ca. 1726-29). They depict ancient battles and triumphs and allowed Tiepolo the opportunity to introduce exotic costumes, ancient sculpture and artifacts, and violent action that seems at times to spill out of the frames and into the room. Originally set into recesses in the wall, the canvases were surrounded with frescoed frames and complemented by a frescoed ceiling (not by Tiepolo).
Tiepolo’s greatest works are unquestionably the frescoed ceilings he carried out for churches in Venice and villas and palaces in Italy, Germany (Residenz, Würzburg), and Spain (Royal Palace, Madrid). The high point is marked by the ceilings painted between 1750-1753 for the Prince-Bishop Carl Philipp von Greiffenklau in Würzburg.
Over the grandiose staircase designed by the German architect Balthasar Neuman, Tiepolo painted a vast ceiling showing Apollo and the continents. In this fresco, the ceiling opens onto a light-filled sky inhabited by the Olympian gods, while around the periphery are shown picturesque vignettes symbolizing the four continents, with figures shown as though standing on the cornice. Tiepolo employed multiple viewpoints determined by the ceremonial progress of visitors climbing the stairs for an audience with the prince-bishop, thus showing his acute awareness of site and function.




The oval reception room was, again, decorated by Tiepolo, this time with semi-mythic events from local history, and here dazzling stuccowork frames the frescoes, sometimes feigning curtains drawn back to reveal the scenes and at other times seamlessly transforming painted figures into 3-D by realizing a hand, foot, arm, or prop in sculpted relief.
Tiepolo was equally prized as a draftsman: his powers of invention were boundless and his facility without equal. His imaginative prints enjoyed wide fame and their dreamlike and sometimes troubling imagery of sorcerers, punchinellos, and classical monuments may have influenced Goya**. | Keith Christiansen © The Metropolitan Museum of Art, Department of European Paintings

























Tièpolo, Giambattista - Pittore (Venezia 1696 - Madrid 1770). Tra i massimi esponenti del rococò e ultimo grande protagonista della decorazione monumentale in Europa. Tièpolo lavorò in Italia e all'estero, lasciando numerose opere, nelle quali, sempre aggiornato sulle ultime tendenze artistiche, mostra una stupefacente capacità di assorbire con naturalezza le intonazioni stilistiche dai più differenti pittori, rielaborandole poi con la propria sensibilità e una tecnica rapida.
Grazie a lui la tradizione decorativa veneziana tornò a imporsi sulla scena artistica del suo tempo. Tra le opere più significative dell'evoluzione della sua arte vi sono gli affreschi del palazzo arcivescovile di Udine (1726-30), le tele per la Scuola del Carmine a Venezia (1743), uno dei suoi capolavori, e gli affreschi per la residenza di Carlo Filippo di Greiffenklau a Würzburg (1751-53).




  • Vita ed opere
Cognato di Francesco Guardi, di cui sposò la sorella, Cecilia, dalla quale ebbe nove figli, e allievo di G. Lazzarini, fu presto attratto dalla pittura contrastata e tenebrosa e dallo stile espressivo e drammatico di G. B. Piazzetta e F. Bencovich (Madonna del Carmelo, 1720 circa, Brera; Martirio di s. Bartolomeo, 1722, Venezia, S. Stae). Con l'esordio di Tièpolo nel campo della decorazione e dell'affresco divenne presto evidente il nuovo interesse per l'arte di S. Ricci e il riferimento fondamentale a Paolo Veronese**.
Dopo la decorazione della volta della cappella di S. Teresa nella chiesa degli Scalzi a Venezia (1724-25; per alcuni critici 1728-29), che presenta ancora molti punti di convergenza con Piazzetta, con gli affreschi del palazzo arcivescovile di Udine si verificò una vera e propria svolta nell'arte di Tièpolo; la decorazione (Storie dell'Antico Testamento), che si estende nella galleria, nella volta dello scalone e nella Sala Rossa, è caratterizzata dall'uso di colori chiari e trasparenti, permeati di luce, e da composizioni spaziali aperte monumentali; la fantasiosa realizzazione scenografica lascia spazio alla resa del reale, come nei dettagli naturalistici dell'episodio di Rachele e Giacobbe.
Negli anni successivi la fama di Tièpolo si consolidò in Italia ed all'estero. Guardando, oltre che a Ricci, a G. A. Pellegrini e L. Giordano, ma soprattutto al classicismo veronesiano, l'artista sviluppò una versione personale del rococò attraverso la ricerca di luminosità atmosferica e di un nuovo rapporto forma/luce/colore, che non mira allo sfaldamento del volume ma piuttosto sottolinea la solidità e il plasticismo della figura umana, anche con l'uso di tinte esaltate dalla luce solare.




Nelle sue composizioni, spesso osservate con sottile ironia, coniugò arguzia narrativa e finzione scenica, avvalendosi anche dell'apporto delle quadrature, spesso realizzate dal collaboratore G. Mengozzi Colonna. Al ritorno da Udine (dove aveva eseguito anche affreschi nel duomo) fu a Milano (decorazioni nei palazzi Archinto e Dugnani, 1731), a Bergamo (Cappella Colleoni, 1732-33), a Vicenza (villa Loschi-Zilieri).
Accanto ai numerosi dipinti di soggetto profano, a questo periodo risalgono importanti realizzazioni per le istituzioni religiose di Venezia, come gli affreschi per la chiesa dei Gesuati (1737-39) e i dipinti per la chiesa del Carmine e per S. Alvise.
Tra i maggiori risultati del sodalizio con Mengozzi Colonna è la decorazione del palazzo Labia (1747-50) con le Storie di Marcantonio e Cleopatra, con una splendida coreografia di architetture aperte sul cielo, popolata da personaggi in costumi contemporanei. Chiamato a Würzburg nel 1750 dal principe vescovo Carlo Filippo di Greiffenklau, realizzò la decorazione della residenza, con l'aiuto dei figli Giandomenico (v.) e Lorenzo (Venezia 1736 - Madrid 1776), attivi nella sua bottega.
La decorazione, da molti ritenuta il suo capolavoro assoluto, raggiunge un effetto fastoso nel salone progettato da B. Neumann, ornato di stucchi bianchi e oro, e ancora di più nella volta dello scalone, con la grandiosa rappresentazione dell'Olimpo con le quattro parti del mondo.
Tornato a Venezia (1753), Tièpolo assolse numerosissime commissioni di ogni genere: del 1757 sono gli affreschi di villa Valmarana presso Vicenza, mentre a Venezia lavorò in Palazzo Ducale (Nettuno offre doni a Venezia, 1748-50), e per nobili famiglie veneziane (affreschi in Ca' Rezzonico, 1758).
Nel 1759 eseguì a Udine affreschi nell'oratorio della Purità, e nel duomo di Este la pala con S. Tecla libera Este dalla pestilenza; del 1761-62 è l'Apoteosi della famiglia Pisani nella villa Pisani a Stra, ultima opera eseguita in Italia.
Nel 1762 il pittore si trasferì infatti a Madrid per affrescare le sale del nuovo Palazzo Reale (Apoteosi di Enea, Grandezza della monarchia spagnola e Apoteosi della Spagna), eseguite con l'aiuto dei figli tra il 1762-1767.



Dopo il compimento del ciclo Tièpolo rimase in Spagna; le sette pale d'altare dipinte per il convento di Aranjuez (1767-69; ora divise tra il Prado e il Palazzo Reale di Madrid), dall'intonazione più intimamente patetica, furono però poco dopo sostituite con altrettante tele di A. R. Mengs, segno dell'avvento del nuovo gusto neoclassico.
Di notevole importanza è l'opera grafica di Tièpolo; di grande interesse i disegni (conservati soprattutto a Londra, Victoria and Albert Museum; Firenze, museo Horne; Stoccarda, Staatsgalerie; Venezia, museo Correr; Trieste, Museo Civico), in rapporto alla sua produzione pittorica, che seguono la sua evoluzione stilistica e ne rivelano la straordinaria fantasia e la vena satirica.
Più limitata la produzione incisoria: tra le acqueforti ricordiamo i ventiquattro Scherzi e i dieci Capricci, di data incerta, e vari soggetti religiosi. | © Treccani





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