29/07/15 Aggiornato il:

Alberto Manfredi | Cubo-futurist painter




Italian painter and engraver Alberto Manfredi (Reggio Emilia, 1930-2001) after graduating at the University of Bologna was, for many years, professor of etching at the Fine Arts Academy in Florence. He was one of the most respected and refined painters and print-makers in Italy. Manfredi frequently met Giorgio Morandi and made many portraits of him. He moved also in literary circles and as a result illustrated over a hundred literary works and 'livres d’artiste'.










He held many exhibitions of his paintings which received critical acclaim (the critic Maccari wrote 'Manfredi is one of the very few painters who still knows how to draw'). As a result of his fine draughtsmanship he became a very accomplished printmaker of etchings, drypoints and linocuts, with a wonderful sense of the use of colour. His subjects include portraits, landscapes, animals and female figures and a number of catalogues have been published by leading galleries in which he exhibited, in Italy and France.












































Pittore ed incisore fra i piu' raffinati della sua generazione, Alberto Manfredi (Reggio Emilia, 1930-2001) e' stato per molti anni titolare della cattedra di Tecniche dell¹Incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Artista di profonda cultura anche letteraria ­ si era laureato in Lettere a Bologna, e in quella città aveva potuto frequentare, fra gli altri, Giorgio Morandi, di cui esegui' diversi ritratti, forse questa caratteristica ha fatto si' che la sua opera abbia avuto molti estimatori anche fra quegli scrittori a loro volta particolarmente inclini al mondo dell¹arte, come Leonardo Sciascia, che scrisse la prefazione ad un suo catalogo di stampe, Gesualdo Bufalino, Valerio Zurlini, Romano Bilenchi; e certamente la sua formazione letteraria, unita alla sua precocissima vocazione di incisore, ha contribuito ad indirizzarlo verso il livre d¹artiste: oltre cento sono infatti le edizioni di opere da lui illustrate.
La sua ricca attività di incisore, raccolta parzialmente in quattro cataloghi pubblicati dal principale mercante italiano di stampe del Novecento, Dino Prandi, lo ha portato ad avvicinarsi anche a forme di espressione artistica meno usuali, come i linoleum eseguiti per le etichette dei vini dell¹amico Sergio Manetti.
Le caratteristiche salienti della sua arte grafica ­ un linguaggio preciso, rigoroso e sobrio, che ha voluto sempre tenersi distante dalle mode, ricercando in se stesso e nelle sue profonde radici protonovecentesche (da Degas a Beckmann, da Modigliani a De Pisis) le proprie ragioni espressive ­ si riscontrano allo stesso modo nella sua pittura, e non e' certo un caso che uno dei protagonisti dell¹arte italiana del Novecento,
Mino Maccari, scrivesse di lui che restava "fra i pochi pittori che sanno ancora disegnare". Numerosissime le mostre personali, alla Galleria del Milione e alla Galleria Il Mappamondo di Milano, alla Galleria Pananti di Firenze, al Palazzo del Parlamento Europeo di Strasburgo, alla Galleria Il Mappamondo di Milano, alla Bouquinerie de l'Institut di Parigi, culminate pochi mesi prima della sua scomparsa in una grande mostra antologica di oltre cento dipinti organizzata a Palazzo Magnani nella sua città.
Numerosissime sono le mostre personali che hanno sancito la fama di questo artista anche fuori dai confini locali: alla Galleria del Milione e alla Galleria Il Mappamondo di Milano, alla Galleria Pananti di Firenze, al Palazzo del Parlamento Europeo di Strasburgo, alla Bouquinerie de l’Institut di Parigi, culminate, come si diceva, pochi mesi prima della sua scomparsa, in una grande mostra antologica di oltre cento dipinti, organizzata a Palazzo Magnani nella sua Reggio Emilia.
Conseguito il diploma di maturità, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Bologna. Nel 1955 diventa assistente di Mino Maccari all'Accademia di Belle Arti di Roma. Nello stesso anno, grazie a una borsa di studio del governo francese, soggiorna per alcuni mesi a Parigi.
La sua prima mostra personale si tiene a Firenze presso la Galleria La Strozzina (1956). Negli anni seguenti si intensifica l'attività espositiva in spazi pubblici e privati con mostre a Milano, Firenze, Prato, Roma e Parigi.
Docente di Tecniche dell'Incisione all'Accademia di Belle Arti di Firenze (dal 1967 al 1999), nel corso degli anni Sessanta collabora come illustratore con alcuni quotidiani e periodici tra cui il «Corriere della Sera» e «L'Espresso». Nella sua opera convergono suggestioni provenienti da diverse avanguardie storiche rilette in una chiave personale fortemente ironica e tagliente.
La scomparsa di Alberto Manfredi (1930-2001) pittore e insegnante all'Accademia
- La Repubblica.it, 22 febbraio 2001
Il 14 febbraio scorso è morto nella sua casa di Reggio Emilia, dove era nato nel 1930, Alberto Manfredi. Pittore e incisore, era stato assistente di Mino Maccari all' Accademia di Belle Arti di Roma e poi, per molti anni, titolare della cattedra di Tecniche dell' incisione a Firenze (ed a Firenze aveva esposto varie volte, alle gallerie Pananti e Santo Ficara). Alla sua attività di pittore, riproposta proprio pochi mesi fa in una grande antologica nella sede reggiana di Palazzo Magnani, aveva da sempre affiancato quella di illustratore, anche collaborando a riviste come «Il Gatto Selvatico» di Attilio Bertolucci o come «L' Espresso», ma soprattutto con la realizzazione di stampe originali per molte edizioni d' arte, fra cui le «Memorie lontane» di Guido Nobili stampate dall' Officina Bodoni di Mardersteig per conto dei Cento Amici del Libro, il Dialogo dello Zoppino pubblicato da Gino Nebiolo nelle sue edizioni «All' Insegna del Lanzello», «Il pinguino senza frac» di Silvio D' Arzo, riproposto poi da Einaudi. Amato da scrittori come Bufalino, Sciascia, Bilenchi, e da critici come Pallucchini, Ragghianti, Valsecchi, la sua arte si è sempre mantenuta distante dalle mode, ricercando in se stessa («è fra i pochi pittori che sanno ancora disegnare», diceva di lui Maccari) e nelle sue scaturigini protonovecentesche da Degas a Beckmann, da Modigliani a De Pisis le proprie ragioni espressive.