Pubblicato il 08/11/17e aggiornato il

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Louis Janmot | Pre-Raphaelite painter | The Lyon School of art




Anne-François-Louis Janmot (21 May 1814 - 1 June 1892) was a French painter** and poet.
  • Early years
Janmot was born in Lyon, France of Catholic parents who were deeply religious. He was extremely moved by the death of his brother in 1823 and his sisters in 1829. He became a student at the Royal College of Lyon where he met Frederic Ozanam and other followers of his philosophy professor, Abbe Noirot. In 1831 he was admitted to the École des Beaux-Arts de Lyon and a year later, he won the highest honor, the Golden Laurel.





In 1833, he came to Paris to take painting lessons from Victor Orsel and Jean-Auguste-Dominique Ingres**. With other Lyon painters, he entered the Society of St. Vincent de Paul. In 1835, he went to Rome with Claudius Lavergne, Jean-Baptiste Frenet and other students and met Hippolyte Flandrin.



After his return to Lyon in 1836, Janmot would attract the attention of critics of the Salon de Paris in conducting large-scale paintings with religious inspiration such as The Resurrection of the son of the widow of Nain (1839) or Christ in Gethsemane (1840).
After 1845, he attracted the interest of Charles Baudelaire with his painting Flower of the Fields that allowed him to access to the Salon of 1846. Theophile Gautier was impressed by his Portrait of Lacordaire (1846). But the failure of his Poem of the Soul at the Universal Exhibition of 1855 disappointed him. In December of that year he married Leonie Saint-Paulet, from a noble family in Carpentras.




In 1856, Janmot obtained a commission to paint a fresco (since destroyed) representing the Last Supper for the church of St. Polycarp.
Other orders followed, including the decoration of the dome of the Church of St. Francis de Sales and for the town hall that had been renovated by his friend the architect T. Desjardins. He was then appointed professor at the École des Beaux-Arts.
  • In Paris and Toulon
Surprisingly, Janmot moved to Paris in 1861 after having been promised a commission for the Church of St. Augustine, but this project was abandoned three years later. In experiencing significant family and financial problems, Janmot accepted a professorship at the Dominican School of Arcueil. At that time, in his home in Bagneux, he made many portraits of the members of his family (only photographs are currently available).
After the birth of her seventh child in August 1870, his wife died in Bagneux. While the Prussian troops approached and occupied his home, he fled to Algiers with his stepfather and made landscape paintings.
He returned in June of the following year in Paris and led a solitary life. His house in Bagneux had been looted. In 1878, he produced a fresco in the chapel of the Franciscans in the Holy Land, but this work was followed by any further order.




Faced with family and increasing financial problems, Janmot came to Toulon, and despite some orders (new Portrait of Lacordaire (1878, Museum of Versailles), Rosaire (Saint-Germain-en-Laye, 1880), Martyrdom of St. Christine (Solliès-Pont, 1882), he lived a retired life.
He finished the second part of the Poem of the Soul that the patron and former industrial Félix Thiollier was willing to publish.
In 1885, Janmot married a former student, Antoinette Currat, and returned to Lyon. He made charcoal drawings on the theme of the underworld, which can be regarded as a kind of continuation of the Poem of the Soul, including Purgatory (1885) and The End of Time (1888).
In 1887 was published in Lyon and Paris an over 500-page book entitled Opinion of an artist on art and includes articles previously written by Janmot. He died five years later at the age of 78.
  • Art style
Janmot has been seen as a transitional figure between Romanticism and Symbolism, prefiguring the French part of the Pre-Raphaelite Brotherhood; his work was admired by Puvis de Chavannes**, Odilon Redon** and Maurice Denis**.
Like Jean-Hippolyte Flandrin, another painter from Lyon and student of Ingres**, Janmot carried out many commissions for church decorations. In his paintings the immaculate finish of Ingres was combined with a mysticism that has parallels in the work of his contemporaries the Nazarenes and the Pre-Raphaelites. | © Wikipedia








The Lyon School is a term for a group of French artists** which gathered around Paul Chenavard**. It was founded by Pierre Revoil, one of the representatives of the Troubadour style. It included Victor Orsel, Louis Janmot and Hippolyte Flandrin, and was nicknamed "the prison of painting" by Charles Baudelaire.
It was principally inspired by philosophical-moral and religious themes, and as a current was closely related to the British Pre-Raphaelite painters and poets.
Recognized at the Salon of 1819, the school was consecrated 16 February 1851 by the creation of the gallery of painters from Lyon (galerie des Artistes lyonnais) at the Museum of Fine Arts of Lyon.
Between 1890 and 1909 a younger generation of artists of divers inspirations would become associated with L'École de Lyon (or École lyonnaise) exhibiting at the Le Salon in Lyon -Salon de la Société Lyonnaise des Beaux-Arts.

Con Scuola di Lione si intende un gruppo di artisti di cui uno dei fondatori fu Pierre Révoil, esponente dello stile troubadour.
La scuola di Lione si formò negli anni 1810 e, all'inizio, comprendeva, oltre a pittori che aderivano alla corrente dei Trovatori, anche paesaggisti, nonché pittori dei fiori, assai vicini a quelli che disegnavano motivi floreali per la produzione di sete decorate.
Al Salon del 1819, anno in cui la Scuola di Lione fu identificata per la prima volta, essa fu descritta come una corrente che aveva «uno stile curato e una esecuzione fine e brillante».
La Scuola di Lione si definì negli anni 1830, come un movimento ispirato alle correnti mistiche e illuministe lionesi.
Il gruppo, rappresentato da Victor Orsel, Louis Janmot e Hippolyte Flandrin fu qualificato da Charles Baudelaire come "la galera della pittura".
Tuttavia questa corrente pittorica, assai prossima ai preraffaelliti britannici, aveva nobili fondamenti, poiché si ispirava principalmente a temi filosofici, morali e religiosi. Riconosciuta al Salon del 1819, fu resa ufficiale nel 1851, quando fu realizzata una galleria di pittori lionesi all'interno del Museo di Belle arti di Lione. Essa, che sopravvisse solo per una parte del XIX secolo, si estinse con l'opera di Pierre Puvis de Chavannes.


























Louis Janmot (Lione, 21 maggio 1814 - Lione, 1º giugno 1892) è stato un pittore e poeta Francese**, appartenente alla Scuola di Lione.
  • La giovinezza e i primi lavori a Lione
Nato da genitori cattolici profondamente religiosi, Louis Janmot ebbe la giovinezza turbata dalla morte del fratello nel 1823 e della sorella nel 1829. Fu allievo del Collegio reale di Lione, dove conobbe Frédéric Ozanam ed altri discepoli dell'abate Noirot, suo professore di filosofia. Nel 1831 venne ammesso alla Scuola di Belle arti di Lione e l'anno dopo ottenne il massimo riconoscimento: l'alloro d'oro.
Nel 1833 andò a Parigi per seguire i corsi di pittura di Victor Orsel e di Dominique Ingres**.
Assieme ad altri amici lionesi entrò nella Società di San Vincenzo de Paoli e nel 1835 andò a Roma, dove ebbe l'occasione di conoscere Hippolyte Flandrin.
Dopo il suo ritorno a Lione, nel 1836, Janmot volle attirare su di sé l'attenzione dei critici del Salon, realizzando quadri di grande dimensione e d'ispirazione religiosa, come "La resurrezione del figlio della vedova di Naim" (1839) o "Cristo nell'Orto degli Olivi" (1840).
Dopo il 1845 Janmot riuscì a colpire l'interesse di Charles Baudelaire con il suo "Fiori di campo", il che gli permise di accedere al Salon dell'anno seguente, nel quale Théophile Gautier restò impressionato dal suo "Ritratto di Lacordaire".
Ma l'insuccesso del suo "Poema dell'anima", esposto in occasione dell'Expo del 1855 lo deluse profondamente. Nel dicembre di quello stesso anno (1855) Janmot sposò Léonie de Saint-Paulet, che apparteneva ad una nobile famiglia di Carpentras.
L'anno seguente ottenne l'incarico per un affresco (oggi scomparso) nella Chiesa di San Policarpo: L'Ultima Cena. Seguirono altre commissioni, in particolare quella per la decorazione della cupola di San Francesco di Sales e quella per il Municipio, che era stato appena rinnovato dal suo amico architetto T. Desjardins. Per queste opere Janmot fu nominato professore alla Scuola di Belle arti di Lione.



  • Parigi e Tolone

Sorprendendo tutti, nel 1861 Janmot si trasferì a Parigi, avendo avuto la promessa di un grosso incarico per la Chiesa di Sant'Agostino. Ma il progetto fu abbandonato tre anni dopo ed egli si ritrovò di fronte a pressanti problemi familiari e finanziari. Accettò allora un posto di insegnante nella Scuola dei Domenicani di Arcueil.
In quel periodo, nella sua proprietà di Bagneux, realizzò in affresco numerosi ritratti dei membri della sua famiglia. Di questi lavori, però, oggi non restano che alcune fotografie.
Nell'agosto del 1870, sempre a Bagneux, nacque il suo settimo figlio, ma il parto, purtroppo, fu fatale alla madre. Nello stesso tempo le armate prussiane si avvicinarono, invasero la sua proprietà e saccheggiarono la sua casa.
Janmot fuggì ad Algeri dal suocero e restò oltremare per un anno, dipingendo qualche paesaggio. Tornato a Parigi, fece vita solitaria. Nel 1878 realizzò un affresco nella cappella dei Francescani in Terra Santa, ma dopo questo incarico non ne ricevette più altri.
Messo alla prova da difficoltà economiche e familiari ormai crescenti, Janmot partì per Tolone, dove, malgrado qualche commissione (un secondo "Ritratto di Lacordaire" (1878), "Rosarie" (Saint-Germain-en-Laye, 1880), "Il martirio di Santa Cristina" (Solliès-Pont, 1882), condusse un'esistenza estremamente ritirata. Terminò la seconda parte del suo "Poema dell'anima" che il mecenate Felix Thiollier aveva dichiarato di essere pronto a pubblicare.
Janmot si risposò nel 1885 con una sua ex allieva, Antoinette Currat, e tornò a stabilirsi a Lione. Aveva ormai 71 anni e assai poche prospettive di lavoro. Eseguì a carboncino una serie di disegni su temi dell'Aldilà, che possono considerarsi come una specie di continuazione ultraterrena del suo Poema dell'anima: "Il Purgatorio" (1886), "La fine dei Tempi" (1888) e altri ancora.
Nel 1887 a Lione e a Parigi venne pubblicata un'opera di oltre 500 pagine, intitolata Opinione di un artista sull'arte. Essa comprendeva articoli scritti da Janmot negli anni precedenti. Un omaggio tardivo.
Louis Janmot morì cinque anni più tardi a Lione. Aveva vissuto 78 anni.
  • Considerazioni estetiche
Come Hippolyte Flandrin, altro pittore della Scuola di Lione e allievo di Ingres, Janmot realizzò un gran numero di opere per la decorazione delle chiese. Nella sua pittura il disegno e la raffinatezza del pennello di Ingres si coniugano con un misticismo di cui un parallelo può ritrovarsi nelle opere dei suoi contemporanei Nazareni e Preraffaelliti.
Janmot è oggi considerato come un artista di transizione, fra il romanticismo e il simbolismo.
I suoi lavori preludono e annunciano la corrente francese del Preraffaellismo. 
Essi furono ammirati da artisti come Pierre Puvis de Chavannes**, Odilon Redon** e Maurice Denis**.
  • L'opera
Gran parte delle opere di Janmot si trova oggi nel Museo di Belle arti di Lione. Molti dei suoi lavori, però, sono affreschi all'interno di edifici religiosi. 
Ma la sua opera più significativa resta il "Poema dell'anima", un insieme di 18 quadri e 16 disegni che impegnò Janmot per più di 40 anni, fra il 1835-1880. 
Un lungo poema in versi, scritto da lui stesso, si integra con le pitture e funge loro da commento. | © Wikipedia



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