Pubblicato il 02/02/17e aggiornato il

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Lorenzo Lotto | High Renaissance painter





Lorenzo Lotto, (born c. 1480, Venice [Italy]-died 1556, Loreto, Papal States), late Renaissance Italian painter* known for his perceptive portraits and mystical paintings of religious subjects. He represents one of the best examples of the fruitful relationship between the Venetian and Central Italian (Marche) schools.







In the earlier years of his life, he lived at Treviso, and, although he was influenced by the Venetians Giovanni Bellini* and Antonello da Messina, he always remained somewhat apart from the main Venetian tradition.
His earliest dated pictures, the Madonna and St. Peter Martyr (1503) and the Portrait of Bishop Bernardo de’ Rossi (1505), both in Naples, have unmistakable Quattrocento traits in the treatment of the drapery and landscape and in the cool tonality.
Between 1508-1512, Lotto was in Rome, where he was influenced by Raphael, who was painting the Stanza della Segnatura in the Vatican palace.
In the Entombment (1512) at Jesi and the Transfiguration (c. 1513) at Recanati, Lotto abandoned the dryness and cool colour of his earlier style and adopted a fluid method and a rich, joyful colouring.
After 1513 Lotto lived primarily in Bergamo, where his style matured. His most successful works of this period are the altarpieces in San Bernardino and Santo Spirito, which show a new inventiveness, a greater competence in rendering light and shade, and a preference for opulent colours.
The compositions of his Bergamo works are more self-assured, and the Susanna and the Elders (1517) exhibits his growing ability as a narrative painter.
In 1526 or 1527 Lotto returned to Venice, where he was briefly influenced by the glowing palette and grand compositional schemes of Titian*.
This is best seen in his St. Nicholas of Bari in Glory (1529). But Lotto’s main interest was in the forceful depiction of emotions and psychological insights. This is evident in his many portraits and especially in the Annunciation (c. 1527), with its agitated figures, swirling drapery, dramatic lighting, and scant interest in perspective.
In this period his work became even more emotional, and many works, such as the Madonna of the Rosary (1539) and the Crucifixion (1531), exhibit a highly charged mysticism in their nervous, crowded compositions and pale colouring. His numerous portraits of this period are among his most incisively descriptive of the sitter’s character; and the Madonna Enthroned with Four Saints (c. 1540) shows Lotto at the height of his narrative power.
Lotto was back in Venice in 1540, and his St. Antonino Giving Alms (1542) shows a renewed interest in Titian*.
But in 1549 he returned to the Marche, and his life became increasingly unsettled. He had a nervous, irritable temperament and seemed unable to stay long in one place or to sustain permanent relationships.
In his old age he was destitute and was forced to paint numbers on hospital beds to earn a living. In 1554, partially blind, he entered the Santa Casa in Loreto as an oblate member with a permission to reside and work there. There he began one of his most sensitive masterpieces, the Presentation in the Temple, which remained unfinished at his death. | © Encyclopædia Britannica, Inc.



































































Lòtto Lorenzo - Pittore (Venezia 1480 circa - Loreto 1556 o 1557). Tra le massime espressioni del Rinascimento* settentrionale nella sua fase matura, fu attivo inizialmente nel Veneto e, in seguito, soprattutto a Bergamo e nelle Marche.
La sua produzione giovanile attesta le sue radici nella tradizione veneta, ma seppe ben presto raggiungere una cifra personale e autonoma; guardò anche ad artisti dell'Europa del Nord, quali Albrecht Dürer*, dai quali apprese il gusto per il dettaglio, l'osservazione realistica e il contenuto spirituale (Madonna e santi, Roma, Galleria Borghese).
Assai significativa anche la sua ritrattistica (Ritratto del vescovo Bernardo de' Rossi, 1505, Napoli, Capodimonte), di intensa introspezione psicologica.
Divenuto famoso in giovane età, fu dimenticato negli ultimi anni di attività nelle Marche; attività che solo a partire dalla fine dell'Ottocento la critica ha rivalutato.
  • Vita ed opere
Dal 1503 Lòtto risiedette a Treviso ove dipinse in S. Niccolò i due guerrieri ai lati del monumento Onigo; nello stesso anno fu chiamato a Recanati.
Del 1505 è il Ritratto del vescovo di Treviso Bernardo de' Rossi, dove rivela una vena ritrattistica e cromatica personalissima. In queste prime opere è evidente la radice veneta della sua arte; nel S. Girolamo (1506, Louvre), pur risentendo ancora dell'arte del Giambellino, crea un paesaggio appena toccato da una luce calda e trattenuta dal colore.
Al 1508 risale il magnifico Polittico di Recanati* (Pinacoteca Civica), che costituisce il momento conclusivo delle sue esperienze giovanili, e la già citata Madonna e santi dove la conoscenza dell'opera di Dürer gli ha offerto la possibilità di una diversa e più intensa espressione della linea.
Invitato a Roma da Giulio II (1509) vi rimase fino al 1512 circa, ma nulla rimane della sua attività romana.
Tornato nelle Marche, denunciò l'influenza delle opere di Raffaello, come dimostrano il S. Vincenzo in gloria (Recanati, S. Domenico), la Deposizione (Iesi, Pinacoteca Civica), ecc. A Bergamo, ove si trattenne fino al 1525 pur facendo frequenti viaggi nelle Marche, manifestò la pienezza del proprio valore, come si nota nelle pale di S. Spirito e di S. Bernardino (1521), ammirevoli per la forte spiritualizzazione delle forme e il cromatismo magistralmente accordato a effetti luministici.
Del 1523 è lo Sposalizio di s. Caterina (Accademia Carrara) e il Ritratto di due sposi (Madrid, Prado). Tra le opere bergamasche sono da ricordare gli affreschi in S. Michele in Pozzo Bianco e la cappella dei Suardi a Trescore (1524).
Dopo il 1525, Lòtto dimorò a Venezia o a Treviso, ma continuò a lavorare anche per le Marche e Bergamo. Accanto a Tiziano* il suo colorismo si fece più scorrevole, mentre la sua immaginazione diventò sempre più tormentata e sensitiva.
Tra i capolavori, da questo momento fino al definitivo ritorno nelle Marche (1549), ricordiamo:
  • l'Assunzione della Pieve di Celana (1527);
  • l'Annunciazione per S. Maria dei Mercanti, a Recanati;
  • la Glorificazione di s. Nicola da Tolentino al Carmine di Venezia;
  • la Disputa di s. Lucia (1530 circa, Iesi, Pinacoteca Civica);
  • la Crocifissione (1527 circa, S. Maria in Telusiano, a Monte San Giusto);
  • la Madonna del Rosario a Cingoli (1539, Raccolta Civica, già in S. Domenico);
  • l'Assunta (1542, Sedrina, S. Giacomo).
Della sua ultima produzione notevoli La Pala dell'Assunta (1549, Ancona, S. Francesco alle Scale) e la Presentazione al Tempio (Loreto, Pinacoteca del Palazzo Apostolico, già nella Santa Casa). | © Treccani









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