Pubblicato il 16/12/11e aggiornato il

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Parmigianino | Mannerist painter | Drawings





Parmigianino*, byname of Girolamo Francesco Maria Mazzola, Mazzola also spelled Mazzuoli (born Jan. 11, 1503, Parma, duchy of Milan [Italy] - died Aug. 24, 1540, Casalmaggiore, Cremona), Italian painter* who was one of the first artists to develop the elegant and sophisticated version of Mannerist style* that became a formative influence on the post-High Renaissance* generation.


There is no doubt that Correggio* was the strongest single influence on Parmigianino’s early development, but Parmigianino probably was never his pupil. The influence is apparent in Parmigianino’s first important work, the Mystic Marriage of St. Catherine (c. 1521).



About 1522-23 he executed two series of frescoes: one series, in two side chapels of S. Giovanni Evangelista, in Parma, was executed contemporaneously with Correggio’s great murals on the dome and pendentives of that church, and the other, representing the Legend of Diana and Actaeon, was executed on the ceiling of a room in the Rocca Sanvitale at Fontanellato just outside Parma.
The scheme of the latter decoration recalls Correggio’s work in the Camera di San Paolo in Parma.

After the summer of 1524, Parmigianino* moved to Rome, taking with him three specimens of his work to impress the pope, including the famous self-portrait that he had painted on a convex panel from his reflection in a convex mirror.

His chief painting done in Rome is the large Vision of St. Jerome (1527).
Parmigianino The Vision
of St Jerome, 1527
Although this work shows the influence of Michelangelo*, it was Raphael’s ideal beauty of form and feature that influenced his entire oeuvre.
While at work on the Vision of St. Jerome in 1527, he was interrupted by soldiers of the imperial army taking part in the sack of Rome, and he left for Bologna. 
There he painted one of his masterpieces, the Madonna with St. Margaret and Other Saints.

In 1531 he returned to Parma, where he remained for the rest of his life, the principal works of this last period being the Madonna of the Long Neck (1534) and the frescoes on the vault preceding the apse of Sta. Maria della Steccata.
Parmigianino Madonna with
the Long Neck, 1534

The latter were to have been only part of a much larger scheme of decoration in the church, but Parmigianino was extremely dilatory over their execution, and he was eventually imprisoned for breaking his contract, while the frescoes were contracted to Giulio Romano and Michelangelo Anselmi.




Parmigianino* was one of the most remarkable portrait painters of the century outside Venice.
Some of his best portraits are in Naples, in the National Museum and Gallery of Capodimonte, including the Gian Galeazzo Sanvitale (1524) and the portrait of a young woman called Antea (c. 1535-37).
Parmigianino - Antea (1535-37)

The style that he developed was, in its suave attenuations and technical virtuosity, one of the most brilliant and influential manifestations of Mannerism*. It was an extreme development of Raphael*’s late manner and opposed the naturalistic basis inherent in High Renaissance* art.
Parmigianino’s works are distinguished by ambiguity of spatial composition, by distortion and elongation of the human figure, and by the pursuit of what the art historian Giorgio Vasari* called “grace”; that is to say, a rhythmical, sensuous beauty beyond the beauty of nature.
This last quality of attenuated elegance is evident not only in Parmigianino’s paintings but also in his numerous and sensitive drawings.
One of the first Italian artists* to practice etching, Parmigianino used the etching needle with the freedom of a pen, usually to reproduce his own drawings, which were in great demand. | © Encyclopædia Britannica, Inc.





















Francesco Mazzola*, detto il Parmigianino - Nome con cui è noto il pittore Francesco Mazzola (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540).
Fu tra i più importanti artefici del Manierismo*, di cui rappresentò l'ideale di grazia, di raffinatezza. Meglio che nei quadri, il valore pittorico del Parmigianino si espresse nelle incisioni, che più delle pitture contribuirono a crear la moda artistica parmigianinesca in Italia.
Fu gran signore, perfetto aristocratico, che amò soprattutto l'eleganza di un contorno, la purezza di sagoma delle forme modellate come in stampi preziosi da un sapiente vasaio: le anfore, che egli predilige quali ornamenti, sino dagli affreschi giovanili di S. Giovanni, appaiono come simboli del suo ideale estetico.
Egli fu un raffinato, un esteta che giunse per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto, quale fu il suo contemporaneo Correggio*.
Padre dell'acquaforte italiana, le sue incisioni diffusero stilistiche eleganze dall'Emilia alla Toscana, a Roma, all'Italia settentrionale: raggiunsero il Pontormo* nel mondo inquieto del manierismo toscano; raggiunsero Paolo Veronese*, nel suo regno di colore.
Vita ed Opere
Figlio del pittore Filippo Mazzola (1460-1505), che era stato latore a Parma di ammaestramenti giambelliani e antonelliani, il Parmigianino fu educato all'arte dagli zii Pier Ilario e Michele Mazzola, modesti pittori locali, non sprovveduti di certo rigore disegnativo. Nulla si sa dalle fonti circa l'educazione di Francesco, nelle cui opere non è traccia di ricordi dell'arte paterna.
Senza dubbio altamente operarono su di lui gli esempi del Correggio (Sposalizio di s. Caterina, Canonica di Bardi, 1521) ma negli affreschi delle due prime cappelle a sinistra della chiesa di S. Giovanni Evangelista (1522) gli arditi scorci prospettici correggeschi sono già risolti in una ricerca di grazia del tutto personale; e lo stesso si può dire degli affreschi della «Saletta di Diana e Atteone» nella Rocca dei Sanvitale a Fontanellato, che pure richiamano l'opera del Correggio alla Camera di S. Paolo.
Nel 1523 il Parmigianino si recò a Roma, dove fu presentato a papa Clemente VII, allora eletto, e in quello stesso anno dipinse la Sacra Famiglia degli Uffizi, con la Maddalena, ove appaiono sintomi di manierismo raffaellesco.
Mentre stava lavorando alla Madonna Bufalini, tra i più notevoli esempi di trasfigurazione stilistica d'elementi romani e correggeschi, venne fatto prigioniero durante il sacco del 1527. Riacquistata la libertà, andò a Bologna, donde nel 1531 tornò a Parma.
La pala con la Visione di s. Girolamo (1526-27; Londra, National Gallery), oltre che attestare una piena maturità, dimostra la notevole influenza esercitata non solo dai grandi maestri, ma anche dall'esperienza dei giovani manieristi toscani presenti a Roma, prima del 1527.
Dalle giovanili premesse, la pittura del Parmigianino si svolge secondo la linea coerente di un manierismo di sempre più preziosa, complessa, rigorosa eleganza.
La Madonna con s. Zaccaria (1530) degli Uffizi, la Madonna della rosa di Dresda (1528-30), la Madonna di santa Margherita di Bologna (1529), la Madonna dal collo lungo degli Uffizi (1534), il Cupido che prepara l'arco di Vienna (1535) ne attestano le fasi più significative; gli affreschi della Steccata a Parma (arcone della cappella maggiore: 1531-39; affreschi che non riuscì a portare a termine, sembra, per l'interesse che l'alchimia suscitava in quel momento in lui e che lo teneva totalmente occupato) ne costituiscono l'estremo raggiungimento.
Analoga tensione di stile regge lo sviluppo della raffinatissima ritrattistica del Parmigianino*; se ne può giudicare, per non parlare di altro, dai ritratti di Galeazzo Sanvitale e dalla cosiddetta Antea a Napoli (Capodimonte).


Il Parmigianino ha grande importanza nella storia dell'incisione perché sembra sia stato il primo, in Italia, a usare la tecnica dell'acquaforte e per aver fornito agli incisori numerosi disegni che diffusero i suoi modi. | ©Treccani




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