05/11/13 Aggiornato il:

Biblioteca Apostolica Vaticana



Fin dal sec. IV è attestato lo Scrinium della Chiesa Romana, che serviva tanto da biblioteca quanto da archivio. Dalla fine del sec. VIII compare la figura del Bibliothecarius della Chiesa Romana (così viene chiamato il bibliotecario Teofilatto in un documento dell’anno 784, sotto il papa Adriano I). La prima biblioteca e il primo archivio dei papi vennero dispersi, per ragioni non ancora ben conosciute, nella prima metà del sec. XIII. Nuove collezioni dei papi di quel secolo, delle quali esiste ancora un inventario fatto sotto Bonifacio VIII (1294-1303), emigrarono con gravi perdite dopo la sua morte, a Perugia, poi ad Assisi, poi ad Avignone. Ivi Giovanni XXII (1316-1334) cominciò la costituzione di una nuova biblioteca che, parzialmente entrata nel sec. XVII nella collezione della famiglia Borghese, ritornò nel 1891 alla Santa Sede.
Da Nicolò V a Sisto V - Alla metà del Quattrocento, dopo il rientro dei papi a Roma con Gregorio XI nel 1378, deve essere fissato l’inizio della storia moderna della Biblioteca Vaticana. Fu infatti Niccolò V (1447-1455) a decidere che i codici latini, greci ed ebraici, incrementati durante il suo pontificato dai 350 trovati ai circa 1.200 presenti al momento della sua morte (24 marzo 1455), fossero aperti alla consultazione e alla lettura degli eruditi. La biblioteca del tempo di Niccolò V era costituita da un’unica sala; il suo progetto fu completato e realizzato da Sisto IV (1471-1484), con una bolla (Ad decorem militantis Ecclesiae, 15 giugno 1475), la nomina di un bibliotecario (Bartolomeo Platina) e il sostegno economico necessario. La sede della nuova istituzione si collocava al pianterreno di un edificio già ristrutturato da Niccolò V, con ingresso dal cortile detto dei Pappagalli e prospetto sul cortile del Belvedere; Sisto IV ne fece decorare le aule da alcuni dei migliori pittori del tempo.
Le aule erano quattro, dette, rispettivamente, Bibliotheca Latina e Bibliotheca Graeca (per le opere nelle due lingue), Bibliotheca Secreta (per manoscritti non a diretta disposizione dei lettori, ivi compresi alcuni codici di pregio), Bibliotheca Pontificia (per gli archivi e i registri papali). Il Bibliotecario era coadiuvato da tre sottoposti e da un legatore di libri. Si praticava la lettura in sede, con la disciplina di un severo regolamento; ma vigeva in questo periodo anche il prestito esterno, del quale rimangono i registri per gli anni 1475-1547 (Vat. lat. 3964 e 3966). La raccolta continuò ad aumentare, salendo da un totale di 2.527 codici nel 1475 a 3.498 codici nel 1481.
Nel XVI secolo la Biblioteca continuò a svilupparsi, soprattutto sotto Leone X (1513-1521), con la ricerca e l’acquisto di manoscritti e le acquisizioni di libri stampati. Con Gregorio XIII (1572-1585) si incominciò a separare il materiale archivistico, che però solo sotto Paolo V (1605-1621) venne a costituire la competenza di un’istituzione separata, l’Archivio Segreto Vaticano.
Tra il 1587-1589, quando ormai la sede iniziale non riusciva più a contenere il materiale in continua crescita, Sisto V (1585-1590) decise di far costruire una nuova sede per la Biblioteca e incaricò l’architetto Domenico Fontana del progetto. L'edificio, che ospita tuttora la Biblioteca, sorse sulle scalee divisorie tra il Cortile del Belvedere e quello detto ora della Biblioteca. Nel piano più alto fu decorata la grande aula a due navate (Salone Sistino), lunga 70 metri e larga 15.

Dal XVII al XVIII secolo - Nel secolo XVII si iniziò l'aggregazione di intere biblioteche, di origine principesca o privata, le quali sono rimaste in molti casi distinte dagli altri fondi aperti, creando appositi fondi chiusi di manoscritti e stampati: la biblioteca Palatina di Heidelberg (1623), la biblioteca dei duchi di Urbino (1657) e la raccolta della regina Cristina di Svezia (1690).
Caratteristico del secolo XVIII furono il sorgere e l'incremento nella Biblioteca Vaticana di collezioni antiquarie e artistiche. In primo luogo il Medagliere, inaugurato nel 1738 con l'acquisto della raccolta di medaglioni romani e greci del card. Alessandro Albani, allora la maggiore esistente dopo quella del re di Francia. Inoltre, nel 1746 fu acquistata la Biblioteca Capponi e nel 1748 quella Ottoboni.
Il cospicuo Museo Sacro si costituì nel 1757, con la riunione di tre importanti raccolte, e si arricchì continuamente di svariate categorie di oggetti appartenenti all'antichità cristiana (avori, smalti, bronzi, vetri, terrecotte, tessuti, ecc.) e provenienti in larga misura dalle catacombe romane; la separazione della parte profana da quella sacra, nel 1767, diede origine al Museo Profano. Entrambi i Musei sono affidati dal 1999 ai Musei Vaticani. Nel 1785 fu fondato il Gabinetto delle Stampe.
All'erudito secolo XVIII si deve anche il progetto di pubblicare un catalogo completo dei manoscritti conservati nella Biblioteca. Della serie grandiosa ideata da Giuseppe Simonio Assemani e dal nipote Stefano Evodio, che doveva comporsi di venti volumi in-folio, non videro tuttavia la luce che i primi tre e il quarto incompleto.

I secoli XIX - XX - Nel 1798-1799 e nel 1809 Roma fu invasa e presa dalle armate francesi e poi napoleoniche. Questo portò a notevoli perdite, tra le quali quella pressoché totale del Medagliere fino a quel punto costituito. Nel 1809, con l’annessione di Roma all’Impero Francese, la Vaticana fu però costituita Biblioteca Nazionale e si arricchì delle biblioteche degli Ordini religiosi. Tra il 1825-1855, in fasi successive, le collezioni di stampati si arricchirono della grande raccolta costituita da Leopoldo Cicognara, ricca di libri d'arte e di antichità.
Con Leone XIII (1878-1903) la biblioteca fu aperta a un pubblico più ampio di ricercatori e storici; nel 1892 fu aperta l’attuale sala di consultazione degli stampati, dove furono collocati numerosi volumi a diretta disposizione degli studiosi, e furono stabiliti nuovi orari di apertura. In questo periodo, contrassegnato dalla prefettura del gesuita Franz Ehrle (1895-1914), fu iniziata la schedatura dei libri stampati e la catalogazione a stampa dei manoscritti secondo dettagliate regole, rimaste in vigore fino ad oggi. Nel 1900 fu pubblicato il primo volume della Serie “Studi e testi”. Questo periodo vide anche la fondazione del Laboratorio di restauro, nonché imponenti acquisti: nel 1902 fu acquistata la Biblioteca Barberini, che nel Seicento aveva rivaleggiato con la Vaticana per importanza, insieme all’archivio annesso e alla scaffalatura lignea barocca che ospitava i volumi.
Questa collezione di oltre 11.000 manoscritti latini, greci e orientali e di oltre 36.000 stampati costituì un notevole aumento della raccolta della Vaticana. Nello stesso anno entrò a far parte della Vaticana la biblioteca, manoscritta e a stampa, della Congregazione di Propaganda Fide, un nucleo della quale, il Fondo Borgiano, ricco di manoscritti del Vicino e dell’Estremo Oriente, era stato raccolto dal card. Stefano Borgia (1731-1804).
Dopo la prima guerra mondiale, dopo alterne vicende, giunse la collezione del bibliofilo Giovanni Francesco De Rossi (più di 1.200 manoscritti e circa 6.000 stampati rari, tra i quali 2.500 incunaboli). Nel 1923 giunse la biblioteca Chigiana e, più tardi, l’archivio annesso (1944); nel 1926 la biblioteca Ferrajoli, ricca tra l’altro di circa 25.000 autografi. Nel 1927, quando l’introduzione dell’automobile aveva reso superflue le antiche scuderie site sul lato destro del Cortile del Belvedere rispetto all’ingresso della Biblioteca, il papa Pio XI (1922-1939) decise di trasformare queste ultime in magazzino dei libri stampati. Negli stessi anni, a Palazzo Barberini, un finanziamento del Carnegie Endowment for International Peace e la collaborazione della Library of Congress di Washington permisero la compilazione di un nuovo schedario completo dei libri stampati.

Durante la seconda guerra mondiale, la Biblioteca, che rimase chiusa per circa un anno accademico (13 luglio 1943-2 ottobre 1944), ospitò varie collezioni librarie, religiose e no, che correvano gravi pericoli di distruzione, tra le quali la biblioteca dell’Abbazia di Montecassino.
Nel 1940, durante il Pontificato di Pio XII (1939-1857), giunse alla Vaticana la raccolta dell’Archivio del Capitolo di S. Pietro, che, insieme agli altri vari archivi giunti in precedenza, andò a costituire la Sezione Archivi della Biblioteca, aperta alla fine degli anni Settanta. Nel 1945 giunse la raccolta di Federico Patetta, importante per la storia piemontese e dotata di una ricchissima collezione di lettere autografe, che in seguito sarebbero state collocate nella Sezione Archivi. Nei primi anni Cinquanta venne realizzata la micro-filmatura della maggior parte dei manoscritti; il lavoro durò fino al 1957. I microfilm si trovano alla Pius XII Memorial Library di Saint Louis, nello stato del Missouri (Stati Uniti).
Nel 1981 fu fondata l’associazione American Friends of the Vatican Library, per stimolare interesse e sostegno internazionali all’Istituzione; l’associazione sostiene la Biblioteca finanziando pubblicazioni scientifiche e progetti.
Tra il 1982-1984, con il sostegno economico delle diocesi della Repubblica Federale Tedesca, fu costruito il nuovo deposito dei manoscritti, sotto il cortile interno della Biblioteca.
Nel 1985, con il Prefetto Leonard E. Boyle, la catalogazione elettronica sostituì definitivamente quella cartacea, con riconversione negli anni successivi dei dati presenti nelle schede manoscritte e dattiloscritte nel catalogo elettronico.
Nel settembre 2002 è stata aperta al pubblico una nuova sala di consultazione dei periodici, con il materiale più importante a disposizione negli scaffali.

L'accesso alla biblioteca è consentito unicamente a docenti e ricercatori universitari.


La Biblioteca Vaticana custodisce un ricchissimo patrimonio composto di:
  • circa 180.000 volumi manoscritti e d’archivio, 
  • 1.600.000 di libri stampati, 
  • più di 8.600 incunaboli, 
  • 300.000 tra monete e medaglie, 
  • 150.000 fra stampe, disegni e matrici, 
  • oltre 150.000 fotografie.