05/04/15 Aggiornato il:

Giovanni Boldini | The Master of Swish




Giovanni Boldini (1842-1931) was an Italian genre and portrait painter, hu enjoyed a long and successful artistic career.
Boldini's nervous, sketch-like manner, in many ways anticipating the art of the 20th century.
In 1933, Time Magazine once referred to this painter, who was also a friend of John Singer Sargent and Degas, as the "Master of Swish".

Giovanni Boldini - Portrait of Edgar Degas
Giovanni Boldini - Portrait of John Singer Sargent


Giovanni Boldini - Portrait of Henri de Toulouse-Lautrec
"Master of Swish"
- Time Magazine, April 3, 1933, p. 28-29
"With her tongue ever so slightly in her check, Mrs. Chester Dale, collector and authority on French painting, helped organize four months ago an exhibition of the paintings of the late Alphonse Bouguereau, barroom decorator par excellence of the Gay Nineties. For all their technical slickness, the correct perspective for looking at a Bouguereau nude was always obtained through the bottom of a 16 oz. Beer glass. Critics in the chill light of a formal art gallery were not impressed with the "Back to Bouguereau" movement. Last week with a better artist and in a better cause (a loan exhibition at the Wildenstein Galleries for New York’s Child Welfare Committee), Maud Dale revived the work of one of M. Bouguereau’s contemporaries, the late Giovanni Boldini".
Giovanni Boldini ("Zanin" to intimates) was a society portraitist as artificial as any who ever stretched a lady’s fingers to tickle her vanity. Modernists excuse Zanin Boldini for a virtue denied most Academicians, an exuberance, vivacity and frank sensuousness that won him the title of "Master of Swish", and made his huge canvases on view last week a series of gay explosions, brilliantly painted.
Born in Ferrara in 1842, he grew up to be a little fellow (half an inch too short for military service), with a mincing manner and a dome like forehead. He abhorred Bohemianism, was always perfectly frank in his love of rich food, fine clothes, beautiful women. His career took him first to Florence, then London, then Paris. Ever since the Salon of 1875 his steady succession of portraits and mistresses had been gaining fame but it was not until the turn of the century that Boldini entered his Grand Period. He was preeminently the artist of the Edwardian era, of the pompadour, the champagne supper and the ribbon-trimmed chemise.
The passing of the petticoat was the passing of Boldini’s art. He lived to be 88. Too purblind to paint, he could still drink champagne and chuck pretty young models under the chin. In 1929, aged 86, he suddenly married. At his wedding breakfast he made a little speech: "It is not my fault if I am so old, it’s something which has happened to me all at once".
Boldini Exhibit, Wildenstein Galleries, New York, 1933

Life and career
Boldini was born in Ferrara, the son of a painter of religious subjects, and in 1862 went to Florence for six years to study and pursue painting. He only infrequently attended classes at the Academy of Fine Arts, but in Florence, met other realist painters known as the Macchiaioli, who were Italian precursors to Impressionism. Their influence is seen in Boldini's landscapes which show his spontaneous response to nature, although it is for his portraits that he became best known.
Moving to London, Boldini attained success as a portraitist. He completed portraits of premier members of society including Lady Holland and the Duchess of Westminster. From 1872 he lived in Paris, where he became a friend of Edgar Degas. He also became the most fashionable portrait painter in Paris in the late 19th century, with a dashing style of painting which shows some Macchiaioli influence and the style reminds us the work of younger artists, such as John Singer Sargent and Paul Helleu. He was nominated commissioner of the Italian section of the Paris Exposition in 1889, and received the Légion d'honneur for this appointment.
A Boldini portrait of his former muse Marthe de Florian, a French actress, was discovered in a Paris flat in late 2010, hidden away from view on the premises that were unvisited for 70 years. The portrait has never been listed, exhibited or published and the flat belonged to de Florian's granddaughter who went to live in the South of France at the outbreak of the Second World War and never returned. A love-note and a biographical reference to the work painted in 1888, when the actress was 24, cemented its authenticity. The full length portrait of the lady in the same clothing and accessories, but less provocative, hangs in the New Orleans Museum of Art.


References in modern culture
Giovanni Boldini is a character in the ballet Franca Florio, regina di Palermo, written in 2007 by the Italian composer Lorenzo Ferrero, which depicts the story of Donna Franca, a famous Sicilian aristocrat whose exceptional beauty inspired him and many other artists, musicians, poets and emperors during the Belle Époque.












































Giovanni Boldini - Portrait of John Singer Sargent
Portrait of the Artist: Lawrence Alexander "Peter" Harrison, 1902































Boldini, Giovanni - Nacque a Ferrara il 31 dic. 1842, ottavo dei tredici figli del pittore Antonio e di Benvenuta Caleffi. Incominciò a disegnare molto presto, e a sedici anni era qualcosa di più di un principiante, come attesta il piccolo Autoritratto della collezione Baldi Vandeghini di Ferrara, dipinto con sicura scioltezza nell'anno 1858. Suo unico maestro fu il padre, che non poté però trasmettergli che la perizia tecnica, lontano com'era da ricerche personali. All'infuori dell'esempio del padre - e naturalmente delle opere dei pittori ferraresi del Rinascimento, che egli studiò e ricopiò fin da ragazzo - il Boldini poteva trovare ben poco nella provinciale Ferrara, chiusa a ogni novità di cultura. Frequentava l'antiquario F. Pasini, suo padrino, che acquistava le copie dall'antico del padre del Boldini, e soprattutto il salotto della nonna paterna Beatrice, in seconde nozze Federzoni, ove maturò quel gusto per l'eleganza e la vita galante che rimarrà sempre una delle componenti fondamentali del suo carattere. 
Nel 1862, approfittando del denaro ereditato da uno zio canonico e dell'esonero dal servizio militare ottenuto per la bassa statura, il Boldini si recò a Firenze, in quegli anni la città culturalmente più viva d'Italia. A Firenze, oltre e più che l'Accademia - ove insegnavano S. Ussi ed E. Pollastrini e dove ebbe come condiscepoli F. Vinea e R. Sorbi - il Boldini frequentò gli artisti e i critici che si riunivano al caffè Michelangiolo, il cenacolo dei Macchiaioli, che lo interessarono ai problemi dell'arte europea, di cui poté anche studiare direttamente più di un esempio significativo nella ricca collezione Demidov. Ma la vita a Firenze non fu per il Boldini troppo facile. Per vedere ammessi a una pubblica esposizione i suoi quadri fu costretto ad attendere fino al 1867.
Probabilmente, inoltre, egli non dovette trovarsi troppo a suo agio tra i polemici colleghi toscani, che pure, entro certi limiti, lo influenzarono in questa prima attività nella scelta dei colori e nell'interesse per il "vero". Forse non gli riuscì neppure di comprendere appieno il loro entusiasmo per i francesi: alla "natura" dei Macchiaioli egli preferiva il ritratto, già coltivato con successo a Ferrara e ripreso con nuova scioltezza a Firenze: ritrasse amici e conoscenti (cfr. Tinti, 1934), come G. Abbati (Buenos Aires, coll. H. Bracaras), il Fattori, il Cabianca (Milano, coll. Giussani), il Martelli (Ferrara, Museo Boldini), il Duca di Sutherland, Lewis Brown, le Sorelle Laskaraki (1867, Ferrara, Museo Boldini).
Oltre che gli amici Macchiaioli, il Boldini frequentò assiduamente alcuni ricchi stranieri che gli commissionavano ritratti e che lo accoglievano nelle loro ville. Fu uno di questi, sir Walter Falconer, che nel 1867, invitandolo alla Esposizione universale, gli offrì l'occasione di vedere per la prima volta Parigi, ove poté ammirare le opere di Gérôme e di Meissonnier presentate al Salon, e dove certo dovette essere colpito da Courbet e da Manet. Nel corso di questo viaggio, a Montecarlo, il Boldini dipinse il Ritratto di generale spagnolo (Valdagno, coll. G. Marzotto). Un altro inglese l'ospitò nel 1870 a Londra, offrendogli il suo studio e introducendolo nell'alta società. L'appoggio del protettore e del duca di Sutherland gli permise di trovare molto lavoro: eseguì soprattutto piccoli ritratti (tra i quali quelli della Duchessa di Westminster e di Lady Holland), in cui è rintracciabile, come in molte altre opere del Boldini, l'esempio dei maestri inglesi della fine del '700 e dell'inizio dell'800. Ma Londra non lo soddisfece. Alla fine del 1870 era già di ritorno in Toscana, dove dipinse a tempera alcune scene campestri sulle pareti della villa dei Falconer ("La Falconiera" presso Pistoia, oggi proprietà della vedova Boldini).
Nel 1871 lasciò nuovamente l'Italia per recarsi a Parigi, che fu, da allora, la sua seconda patria. Nella capitale francese alloggiò - convivendo con Berthe, la sua prima modella parigina - al n. 12 dell'avenue Frochet e quindi, dal 1872, al n. 11 di place Pigalle. "Nato sotto una buona stella", come scriveva nel 1876 De Tivoli a Banti da Parigi (in Lettere dei Macchiaioli, 1953, p. 251), il Boldini riuscì quasi subito a ottenere un vantaggioso contratto con Goupil, uno dei più affermati mercanti d'arte europei, e fu presto accettato nelle esposizioni più importanti. Dipinse per qualche tempo, con una certa minuzia, quadri di genere - risentendo anche dell'influsso del Fortuny - e di costume (quali Luigi XIVa Versailles), nonché molte vedute delle piazze e delle strade di Parigi (Place Pigalle, firmato e datato 1882, Milano, coll. Angelo Rizzoli; Place Clichy, Valdagno, coll. G. Marzotto) dai toni argentei e grigiastri che ricordano molto da vicino De Nittis.
Più che nella Parigi intellettuale, il Boldini si inserì in quella mondana. Nel 1874 espose, suscitando molto interesse, al Salon du Champ-de-Mars. Nello stesso anno si legò sentimentalmente alla contessa Gabrielle de Rasty. Nel 1876 si recò in Olanda e studiò la tecnica di Frans Hals, e ne fu stimolato a rompere gli indugi descrittivi dei primi quadri e a servirsi di una pennellata più veloce e sintetica, del resto già precedentemente tentata nelle figurette che popolano le piazze delle sue vedute parigine.
Prese così gradualmente forma la tipica "maniera" del Boldini: impetuosa, violenta, di un virtuosismo eccezionale. Il pittore tratta con estrema spigliatezza i suoi soggetti: cavalli in movimento, avventori al caffè, spettatori a teatro, passanti per la strada, visioni di campagna e di città (si vedano le Vedute delparco di Versailles eseguite in più riprese ma soprattutto nel 1895), i ritratti di personaggi illustri (come Robert deMontesquiou, 1897, Parigi, Museo Nazionale d'Arte Mod.; o G.Verdi, pastello, Roma, Gall. Naz. d'Arte Mod.; altro ritratto di Verdi, del 1886, a Milano, Casa di riposo per musicisti G. Verdi), ma soprattutto dame attraenti, spesso tra le più note della vita mondana, di cui riuscì a rappresentare con estrosa efficacia la instabile psicologia.
Non sempre, naturalmente, il Boldini riuscì a creare capolavori. Spesso - e più frequentemente negli anni dopo il 1900 - egli si lasciò prendere la mano dalla sua abilità ed eseguì opere meccaniche, esteriori, troppo legate alla sigla e allo schema. È per questo principalmente che i critici migliori hanno rimproverato al Boldini di aver troppo concesso alla moda e alla piacevolezza. Contribuì al rafforzarsi di questo giudizio il sempre crescente successo ottenuto dal pittore, che sembrò giustificare l'appellativo di pittore mondano. Il Boldini raggiunse infatti le mete più ambiziose: Emiliana Conca de Ossa (il cui ritratto, oggi a Brera, gli valse la medaglia d'Oro al Salon del 1889), Lina Cavalieri (ritratta più volte tra il 1900 e il 1921; il ritratto del 1921 fu esposto a Milano nel 1967: v. Mascherpa, p. 24 n. 36), Cléo de Mérode (1901, New York, coll. Wildenstein), la marchesa Casati (1910, Roma, Gall. Naz. d'Arte Mod.) e mille altre celebrità fecero a gara per essere ritratte da lui.
Nel 1886 lasciò place Pigalle e si trasferì nell'elegante boulevard Berthier. Nel 1889 fu nominato commissario per la sezione italiana all'Esposizione internazionale di Parigi. Nell'autunno del 1897 si recò a New York ed espose nella galleria Wildenstein. Nel 1900 presentò all'Esposizione universale di Parigi il ritratto di Whistler (Brooklyn, N. Y., Museo) e quello della Infanta Eulalia (Ferrara, Museo Boldini). Nel 1895, 1903, 1905, 1912 fu invitato alla Biennale di Venezia (nel 1895 era nel Comitato di patrocinio) e nel 1909 ottenne addirittura l'apoteosi al Salon.
Con l'avvicinarsi della vecchiaia e col tramontare della belle époque di cui era stato un protagonista, il Boldini incominciò a mostrare segni di stanchezza: anche la sua pittura risentì di questo declino e si fece più decorativa, anche se non mancarono, proprio in questo periodo, opere validissime, come le Visioni di spiaggia degli anni attorno al 1910, le Vedute di Venezia del 1911 (in varie coll. private) ed i bellissimi schizzi di vita cittadina in cui sono portati a fondo gli studi di movimento. Con la grande guerra il Boldini fu costretto a lasciare Parigi e a soggiornare successivamente a Londra e a Nizza. Dopo la conclusione del conflitto tornò però di nuovo a Parigi, dove nel 1929 sposò la giornalista italiana Emilia Cardona. Poco più di due anni dopo, il 12 genn. 1931, il Boldini si spense a Parigi, nella casa del boulevard Berthier. Secondo il suo desiderio fu sepolto nel cimitero di Ferrara. Nello stesso anno (7-31 maggio) fu organizzata una mostra all'Hôtel J. Charpentier di Parigi. | di Luciano Caramel, ©Treccani, Enciclopedia Italiana