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Michail Lermontov / Mikhail Vrubel | Demon / Il Demone, 1829 | Part.1


Michail Jur'evič Lermontov /Михаил Юрьевич Лермонтов (1814-1841) è una delle personalità letterarie più importanti del Romanticismo russo.
Poeta, scrittore e drammaturgo fu contemporaneo di Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837) e come lui, morì in duello.
Autore del poema “Il Demone” e di “Un eroe del nostro tempo”, il suo capolavoro in prosa che uscì nel 1840, un anno prima della sua morte.
"Il Demone" / Демон rappresenta uno dei capolavori della Letteratura Russa, oltre che della Letteratura Romantica Europea.
"Il Demone" fu iniziato nel 1829 da un Lermontov sedicenne e concluso nel 1841. Lermontov scrisse ben otto redazioni del poema.


Basandosi sul mito dell'amore tra Angeli Caduti e donne umane, Lermontov immaginò che il Demone, l'Angelo Caduto più bello, si innamorasse di una principessa georgiana, Tamara.

Il poema non venne pubblicato finché egli fu in vita, ma girava in copie manoscritte.
Il poeta iniziò l’opera sotto l’influsso del "Caino" (1821) di Byron e "The loves of Angels" (1823) di Thomas Moore e vi lavorò praticamente tutta la vita.


Il pittore Russo Michail Aleksandrovič Vrubel / Михаи́л Алекса́ндрович Вру́бель (1856-1910), massimo esponente dell’Art Noveau e del Simbolismo russo, subì da subito una sorta di infatuazione e turbamento dal Demone di Lermontov, egli amava talmente tanto il poema che lo conosceva a memoria.

Michail Aleksandrovič Vrubel (1856-1910)


Alla fine dell’Ottocento, Vrubel’ realizzò, su commissione, le illustrazioni del poema di Lermontov, dipinse tre quadri per il Demone ed anche molti abbozzi.

Prima parte
Capitolo I


Mikhail Vrubel - Demon flying

Il proscritto dal cielo, il triste Demone
volava sulla terra dei peccati,
ed i ricordi dei felici giorni
si affollavan nella memoria:
dei giorni in cui nelle celesti plaghe
Egli luceva puro cherubino
e la cometa fuggiva a Lui
un amico saluto Gli rivolgeva,
e amabilmente Gli parlava. Allora
attraversando le eterne nebbie,
avido di conoscenza, seguiva
le nomadi carovane di stelle
nelle plaghe del cielo immense sparse;
quando credeva ed amava: felice
primogenito di tutto il creato!
Non conosceva il dubbio e non il male,
nè minacciava la sua mente lunga
di sterili tempi serie dolente...
E molte, e molte altre cose, e di tutto,
di ricordar la forza non aveva.

Mikhail Vrubel - Demon

II

Respinto da remoti tempi, errava
senza asilo nel deserto del mondo:
e i secoli inseguivano i secoli
come un minuto dietro l'altro in una
successione monotona e annoiante;
Signore di una terra miserabile
senza piacere seminava il male.
In nessun luogo trovava la sua arte
una qualche resistenza, e per questo
anche il male Gli diventò noioso.

III

Mikhail Vrubel - Demon flying

Sulle vette del Caucaso volava
l'esule dal Paradiso: c'era sotto
di Lui il Kazbek, la faccia d'un diamante,
che risplendeva con le eterne nevi,
e nereggiando nel profondo, quasi
una crepa dimora della serpe,
la sinuosa valle del Darjal:
e il Terek, saltando come leonessa,
la villosa criniera sulla schiena,
ruggiva: belve montane e uccelli
girando nell'altitudine azzurra
sentivano la voce delle sue acque.
E le nubi dorate, di lontano,
dalle terre del sud lo accompagnavano
verso le plaghe del settentrione;
e le montagne in fitta folla, colme
di misterioso sonno su di lui
chinavano la testa, inseguendo
le baluginanti onde,
sulle rocce le torri dei castelli
minacciose tra le nubi guatavano
di sentinella alle porte del Caucaso,
come maestosi giganti guardiani!
Selvaggio e meraviglioso era intorno
tutto il mondo di Dio, ma lo spirito
orgoglioso, con sguardo di disprezzo
considerava il creato di Dio,
del suo Signore, e sulla sua alta fronte
non si rifletteva pensiero alcuno.


IV

E dinanzi a lui le bellezze vive
fiorirono d'un altro quadro: della
Georgia meravigliosa le valli
come tappeti dipinti si aprivano;
lussureggiante, felice paese!
I pioppi come colonne, i ruscelli
che sonanti scorrevano sul fondo
di pietre variopinte ed i cespugli
dove cantan gli usignoli alle belle
che non rispondono alla dolce voce
del loro amore, e dove la sua ombra
sparge dolce il platano fronzuto,
dove le grotte sono avvolte d'edera
intricata, rifugio nell'ardente
calura del giorno al timido cervo;
vita, splendore, e mormorio di foglie,
lingua di cento voci risonanti
e di mille alberi e piante il respiro!
Del meriggio il caldo voluttuoso,
le notti umide sempre di rugiada
profumata e le stelle luminose
come lo sguardo di una bella donna,
di una giovane georgiana!...
Ma nient'altro che una fredda invidia
suscitava la splendida natura
nello sterile cuore del proscritto,
non muovi sentimenti, o forze nuove.
E tutto quello che egli vedeva,
lo disprezzava, oppur lo odiava.

V

Un'altra casa, dal largo cortile
s'era costruito il vecchio Gudàl...
era costata lacrime e fatiche
agli obbedienti schiavi, in tempi antichi.
Fin dal mattino, sul pendio dei monti
si posano le ombre delle sue mura.
Nella roccia son scavati i gradini,
essi dalla torre angolare
portando al fiume: a volte vi si vede,
di un bianco velo ricoperta,
la giovane principessa Tamara
che va ad attinger acqua al fiume Aragva.

VI

Da sempre silenziosa sulla valle
cupa la casa guardava dalla rocca:
ma grande festa si celebrava oggi:
risuonò la zurnà e scorrono i vini:
fidanzava Gudàl la propria figlia
e alla festa invitò tutti i parenti.
Sul tetto, ricoperto di tappeti,
tra le amiche siede la ragazza.
Fra giochi e canti esse si divertono.
Dalla lontana catena di montagne
si nasconde del sole il semicerchio.
Cantano, e battono le mani in ritmo,
e la giovane fidanzata prende
il suo tamburo.


Ed eccola: con una mano gira
il tamburello sopra la sua testa,
e più lieve di un uccello ora vola,
ora si ferma e guarda ed il suo sguardo
ecco che umido scintilla,
dietro le belle, invidiose ciglia;
ora gioca col nero sopracciglio,
ora d'un tratto si china lievemente,
e scivola sul tappeto, e vola
e danza, con quel suo divino piede,
ed eccola che ora ci sorride
colma di gioia infantile, e il raggio
della luna che lieve gioca a volte
nell'oscillante umidità dell'ombra
non può paragonarsi a quel sorriso
vivo come la gioventù e la vita.

VII

Giuro per la stella di mezzanotte,
per il raggio del tramonto e dell'alba,
Il Signore della Persia dorata
e nessun altro re terrestre mai
potè baciare occhi così belli;
la zampillante fontana dell'harem
nel caldo tempo dell'estate mai
potè con le sue rugiadose perle
bagnare una figura così bella!
Nè la mano terrestre di nessuno
nel carezzare quell'amata fronte
ancora scompigliò le belle chiome;
Da quando al mondo han tolto il paradiso
una bellezza così bella mai,
lo giuro, sotto il sole era fiorita.

VIII

E per l'utima volta ella danzava.
Ahimè, al mattino l'attendeva, lei,
l'erede di Gudàl, inquieta figlia
di libertà, il destino triste d'una
schiava: un'altra, ancor straniera patria,
e straniera, una famiglia.
Del tutto sconosciuta, ignota gente.
Per questo spesso un segreto dubbio
le oscurava il luminoso volto,
eppure sempre le sue movenze erano
così armoniose e ricche di espressione,
così colme di dolce semplicità,
che se Il Demone volando in quel tempo
avesse a lei rivolto il suo sguardo
gli angeli fratelli ricordando
girando il volto avrebbe sospirato.

IX

E Il Demone la vide: per un attimo
di colpo un'emozione inspiegabile
sentì dentro la sua anima.
E ricolmò una beata armonia
il deserto del suo muto cuore
e di nuovo provò la santità
della Bellezza, del Bene e dell'Amore!
A lungo contemplò il dolce quadro,
e i sogni della felicità antica.
Come stella che nasce da una stella,
fluirono davanti al suo ricordo.
Ed Egli si sentì come inchiodato
da una forza invisibile ed ignota,
ed una nuova tristezza egli conobbe,
un sentimento in lui parlò con lingua
a lui ben nota un tempo e molto cara.
Di rinascenza era questo un segno?
Parole perfide di seduzione
nella sua mente non potè trovare...
Dimenticar non concedeva Dio:
e Lui stesso l'oblio non voleva!

X

Tormentando il suo valente destriero
alle feste di nozze, verso il tramonto
correva l'impaziente fidanzato.
Felicemente raggiunse le verdi
rive della luminosa Aragva.
Sotto il greve fardello dei regali
appena appena rimanendo dietro
lo seguiva la fila dei cammelli
che lenti vanno nella lunga strada,
facendo risuonare i campanelli,
ed è lui, il Signore di Sinodal,
che guida quella ricca carovana.
Bello nella sua elegante cintura,
risplende al sole l'ornamento della
sua bella sciabola e del pugnale.
Sulla schiena il fucile arabescato.
E gioca il vento con le ampie maniche
del suo mantello tutto decorato
con le dorate insegne e coi galloni.
Ricamata con sete colorate
è la sua sella, con nappe è la briglia;
il suo cavallo, schiumeggiante, ardito,
ha un prezioso mantello: sembra d'oro.
Veloce pupillo del Karabach
drizza gli orecchi, e pieno di paura
sbuffa e guarda dallo scosceso ciglio
la rapida onda che schiumeggia in basso.
Pericoloso e stretto è il cammino:
sulla sinistra stan le rocce ripide,
e sulla destra in basso il ribelle fiume.
è già tardi. Sull'innevata cima
si spegne il cielo, s'è alzata la nebbia...
la carovana accelera il suo passo.

XI

Ed ecco sulla strada una cappella...
Qui da remoti tempi dorme in Dio
non so qual principe, or fatto santo,
che una mano di vendetta uccise.
Da allora, vada a battaglia o festa,
il passeggero, dovunque si affretti,
sempre col cuore una preghiera assorta
egli pronuncia spesso la cappella;
e proteggeva la sincera prece
dall'improvviso pugnale musulmano.
Ma disprezzò l'ardito fidanzato
quel costume dei suoi antenati.
Con un perfido sogno lo turbava
l'astuto Demone del male.
Nella sua fantasia, nella notte
la bocca di Tamara Egli baciava,
ed ecco apparvero in due davanti,
s'udì uno sparo: ma che accade dunque?
Alzatosi sulle staffe sonanti
il coraggioso principe non parla,
si spinge sulla fronte la papacha,
stringe in mano il suo fucile turco.
Un colpo di staffile, e come un'aquila
si slancia: ma esplode un altro colpo!
Un selvaggio grido ed un lamento sordo
echeggiano nella profonda valle.
E non per molto proseguì la lotta:
i codardi gruzini son fuggiti!
i Georgiani!

XII

E tutto tace: si stringono i cammelli
per guardare, più volte, con timore
i corpi dei morti cavalieri,
e sordo nel silenzio della steppa
si sente il suono dei loro campanelli.
Saccheggiata è la ricca carovana;
e sui corpi dei cristiani morti
traccia i suoi cerchi il notturno uccello!
Non più li attende silenziosa tomba
sotto le pietre di qualche monastero,
dove la cenere degli avi è sepolta;
e non verranno le sorelle e madri
di lunghi veli ricoperte a piangere
ed a pregare nella loro angoscia
dai più lontani luoghi sul sepolcro!

Pietosa la mano invece sulla strada
sopra la roccia innalzerà una croce,
a lor memoria, e l'edera verde
che cresce al tempo della primavera,
con le carezze delle lievi fogli
l'abbraccerà in smeraldina rete;
e svoltando dalla difficoltosa
strada, a volte, gli stanchi viandanti
riposeranno sotto l'ombra sacra.

XIII

Corre il destriero, d'un cervo più veloce,
sbuffa e si sforza, come alla battaglia;
a un tratto ora s'arresta nella corsa,
per ascoltare la voce del vento,
ed allargar le frementi narici,
ora si mette a battere la terra
con i ferri dei risonanti zoccoli,
e agitando la scompigliata criniera.
Senza memoria vola, vola avanti.
E lo cavalca un silente cavaliere!
Egli talvolta batte sulla sella,
cade col capo sulla sua criniera.
Più non guarda con le adorne briglie
nè si muovono i piedi nelle staffe.
Sulla gualdrappa si vedeva in chiazze,
in larghe chiazze, del cavaliere il sangue.
O veloce destriero, hai portato
lontano dalla battaglia il tuo Signore,
ma già l'aveva colpito la mortale
pallottola osseta nella tenebra!

XIV

Si piange nella casa di Gudàl,
e nel cortile la gente s'affolla:
a chi appartiene il destriero stremato
caduto sulle pietre della soglia?
E chi è il cavalier che non respira?
Hanno serbato le rughe del suo volto
dell'aspra battaglia ancora tracce.
Pieni di sangue son l'arma e il vestito;
nella folle ultima stretta la mano
immobile abbranca la criniera.
O fidanzata, per un breve tempo
il tuo sguardo ha atteso il fidanzato.
La parola di principe mantenne,
e il nuziale festino galoppava...
Ma ahimè non monterà più di nuovo,
non salirà sull'ardito destriero!

XV

Così la folgore divina ha colpito
la spensierata famiglia di Tamara.
Sul suo letto Tamara s'è buttata,
giace Tamara nel suo letto, e piange,
scendono le lacrime sul suo bel volto,
nell'affanno respira l'alto petto;
ma ecco che le sembra di sentire
una magica voce su di sé:


"Non piangere, fanciulla, vane lacrime!"
Non cadrà il tuo pianto, viva rugiada,
sul corpo silenzioso del tuo sposo:
solo il tuo sguardo annebbierà quel pianto
e brucerà le verginali gote!
Egli è lontano e non conoscerà,
e non potrà sentire il tuo dolore;
Ora accarezzerà la celeste luce
degli occhi disincarnati lo sguardo;
Egli sente i canti del paradiso...
Per lui non contano i sogni meschini,
e il pianto di una povera fanciulla,
per lui che vive nell'eterna plaga.
No, la sorte d'un essere mortale,
credi a me, o mio angelo terrestre,
non vale un attimo soltanto della
tua tristezza, così preziosa!

Nell'oceano dell'aria
senza vele nè timone
nella nebbia fluttuando
vanno i cori delle stelle;
e fra i campi infiniti
vanno in cielo senza traccia
delle nubi inafferrabili
i lanosi armenti.
Nè l'addio, nè gli incontri
danno a loro gioia o pianto;
mai non bramano il futuro,
nè rimpiangono il passato.
Nel tormento del dolore
tu ricordati di loro;
dalla terra sii staccata,
noncurante come loro!"

"Non appena la notte col mantello
le cime del Caucaso coprirà,
ed il mondo con magica parola
come fosse incantato tacerà,
e non appena il vento sulle rocce
farà fremere l'erba appassita
e l'uccellino nell'erba nascosto
volerà via contento nel buio,
e sotto il tralcio della vite il fiore
notturno fiorirà avidamente
bevendo la celeste sua rugiada;
e non appena la dorata luna
dalla montagna piano s'alzerà
e guarderà furtiva il tuo bel volto,
Io volerò da te e sarò tuo ospite
fino al sorgere della chiara aurora
e manderò alle tue ciglia di seta
sogni dorati..."

XVI

Tacquero le parole in lontananza,
morirono i suoni l'un dietro l'altro.
Ella si alza e si guarda intorno...
Un oscuro, confuso turbamento
c'è nel suo cuore paura e tristezza,
ardore d'estasi: nulla in paragone.
Ribollono in lei d'un tratto sentimenti;
e spezza l'anima le sue catene,
mentre un fuoco le vene le trascorre,
e la voce meravigliosa e nuova,
così le sembra, in lei risuona ancora.
Verso il mattino il bramato sonno
finalmente le chiude gli occhi stanchi;
ma Egli il sonno le turbava sempre
con un sogno profetico e strano.
Lo straniero nebuloso e muto,
splendendo di bellezza non terrestre,
sul suo guanciale si chinava: e tale
era l'amore nei suoi occhi, e la pena,
e così tristemente la guardava,
che pareva soffrisse per Tamara.
Era forse un angelo celeste?
Era forse il suo angelo custode?
Ma iridata corona di raggi
non abbelliva le sue chiome: e allora
era forse uno spirito dell' Ade,
Lo Spirito del Male? Non lo era,
Egli era come una chiata sera:
non tenebra nè luce, giorno o notte!...


Part I
Chapter I


His way above the sinful earth
The melancholy Demon winged
And memories of happier days
About his exiled spirit thronged;
Of days when in the halls of light
He shone among the angels bright;
When comets in their headlong flight
Would joy to pay respect to him
As, chaste among the cherubim,
Among th' eternal nebulae
With eager mind and quick surmise
He'd trace their caravanserai
Through the far spaces of the skies;
When he had known both faith and love,
The happy firstling of creation!
When neither doubt nor dark damnation
Had whelmed him with the bitterness
Of fruitless exile year by year,
And when so much, so much...but this
Was more than memory could bear.

Mikhail Vrubel - Demon

II

Outcast long since, he wandered lone,
Having no place to call his own,
Through the dull desert of the world
While age on age about him swirled,
Minute on minute - all the same.
Prince of this world - which he held cheap -
He scattered tares among the wheat....
A joyless task without remission,
Void of excitement, opposition -
Evil itself to him seemed tame.

Mikhail Vrubel - Demon Head

III

And so - exiled from Paradise -
He soared above the peaks of ice
And saw the everlasting snows
Of Kazbek and the Caucasus,
And, serpentine, the winding deeps
Of that black, dragon-haunted pass
The Daryal gorge; then the wild leaps
Of Terek like a lion bounding
With mane of tangled spray that blows
Behind him, and a great roar sounding
Through all the hills, where beast and bird
On mountain scree and azure steeps
The river's mighty voice had heard;
And, as he flew, the golden clouds
Streaked from the South in tattered shrouds...
Companions on his Northbound course;
And the great cliffs came crowding in
And brooded darkly over him
Exuding some compelling force
Of somnolence above the stream...
And on the cliff-tops castles reared
Their towered heads and baleful stared
Out through the mists - wardens who wait
Colossal at the mighty gate
Of Caucasus - and all about
God's world lay wonderful and wild...
But the proud Spirit looked with doubt
And cool contempt on God's creation,
His brow unruffled and serene
Admitting no participation.

Mikhail Vrubel - Demon flying

IV

Before him now another scene
In vivid beauty blooms.
The patterned vales' luxuriant green
Spread like a carpet on the looms
Of Georgia, rich and blessed ground!
These poplars like great pillars tower,
And sounding streams trip over pebbles
Of many colours in their courses.
And, ember-bright, the rose trees flower
Where nightingales forever warble
To marble beauties fond discourses
Forever deaf to their sweet sound.
On sultry days the timid deer
Seek out an ivy-curtained cave
To hide them from the midday heat;
How bright, how live the leaves are here!
A hundred voices soft conclave
A thousand flower-hearts that beat!
The sensuous warmth of afternoon,
The scented dew which falls to strew
The grateful foliage 'neath the moon,
The stars that shine as full and bright
As Georgian beauties' eyes by night!...
Yet in the outcast's barren breast
Abundant nature woke no new
Upsurge of forces long at rest,
Touched off no other sentiment
Than envy, hatred, cold contempt.

V

Right high the house, right wide the court
Grey-haired Gudaal has builded him...
In tears and labour dearly bought
By slaves submissive to his whim.
Across the neighbouring cliffs its shade
From sunrise dark and cool is laid
A steep stair in the cliff-face hewn
Leads from the corner-tower down
To the Aragva. Down this stair
Princess Tamara, young and fair,
Goes gleaming, snow white veils a-flutter,
To fetch her jars of river water.

VI

In austere silence heretofore
The house has looked across the valleys;
But now wide open stands the door
Gudaal holds feast to mark the marriage
Of his Tamara: now the wine
Flows freely and the zurna skirts;
The clan is gathered round to dine
And on the roof-top, richly spread
With orient rugs. the promised bride
Sits all amongst her laughing girls:
In games and songs their time is sped
And merriment. Beyond the hills
The semicircle of the sun
Has sunk already. Now the fun
Crows fast and furious. Now the steady
Rhythmic clapping and the singing
The bride brings to her feet, poised ready,
Her tambourine above her head
Is circling, she herself goes winging
Bird-light above rug, then stops,
Looks round, and lets her lashes drop
That envious hide her shining glance;
And now she raises raven brows,
Now suddenly sways forward slightly
Her slender foot peeps out, and lightly
It slides and swims into the dance;
And see she smiles - a joyous gleam
Aglow with childish merriment.
And yet... the white moon's sportive beam
In rippling water liquid bent
With such a smile could scarce compare
More live than life. than youth more fair.

VII

So by the midnight star I swear
By blazing East and beaming West
No Shah of Persia knew her peer
No King on earth was ever blessed
To kiss an eye so full and fine.
The harem's sparkling fountain never
Showered such a form with dewy pearls!
Nor had mortal fingers ever
Caressed a forehead so divine
To loose such splendid curls;
Indeed, since Eve was first undone
And man from Eden forth must fare
No beauty such as this, I swear,
Had bloomed beneath the Southern sun.

VIII

So now for the last time she danced
Atasi Tomorrow, she, the heir
Of old Gudaal, the daughter fair
Of liberty must bow her head
To a slave's fate like one entranced,
Adopt a country not her own,
A family she'd never known ä
Often a secret doubt would shed
A shadow on her radiant face;
Yet all her movements were so free
Appealing, redolent of grace
So full of sweet simplicity
That, had the Demon soaring high
Above looked down and chanced to see...
Then, mindful of his former race,
He had turned from her ä with a sigh....

IX

The Demon did see.... For one second
It seemed to him that heaven beckoned
To make his arid soul resound
With glorious, grace-bestowing sound -
And once again his thought embraced
The sacrosanct significance
Of Goodness, Beauty and of Love!
And, strangely moved, his memory traced
The joys that he had known above
A chain of long magnificence
Before him link on link unfolding
As though he watched the headlong flight
Of star on star shoot through the night....
And, long the touching scene beholding,
Held spell-bound by some Power unseen,
New sadness in his heart awoke.
Then. suddenly, emotion spoke
In accents once familiar;
Could this yet be regeneration?
The subtle promptings of temptation
Had gone as though they had not been...
Oblivion? - God gave this not yet: -
Nor would he, if he could, forget!...

X

Meanwhile, his galant steed all lathered
Hastening to join his kin forgathered
To celebrate his wedding day
The bridegroom made his urgent way....
Good fortune yet attended him
To bright Aragva's verdant bank.
A line of camels after him
So weighted down with costly gifts
They scarce from hoof to hoof could shift
Wound down the pathway, rank on rank,
Now clear to view, now lost to sight,
Bells chiming softly as they plod.
Their master rode on in the van
To guide his laden caravan
That followed where his horse had trod....
Erect, the tithe waste girdled tight;
Sabre and dagger-hilts shine bright
Beneath the sun; and on his back
A gleaming rifle, notched in black.
The wind is fluttering the sleeve
Of his chukhd - all bravely braided
His saddle-cloth of richest weave,
The saddle with gay silks is broidered
The reigns are tasseled - and his steed
Is of a priceless, golden breed.
Nostrils dilated,twitching ears
He glances down and snorts his fears
Of the deep drop, the flying foam
That crests the rapids' leaping waves.
How perilous the path they follow,
The cliff o'erhangs the way so narrow,
The deep ravine the torrent paves.
The hour is late. - The sunset glow
Is fading on the peaks of snow.
The caravan makes haste for home.

XI

But see - a chapel by the way....
Here now has rested many a day
Some prince, now canonized, but then
By vengeful hand untimely slain.-
And here the traveller must stay
Whether he haste to fight, or whether
To join the feast, here he must ever
Rein in his horse and humbly pray
The good saint to protect his life
Against the lurking Moslem's knife.
But now the bridegroom, overbold,
Forgot his forefathers of old
And, by perfidious dreams misled
Of how, beneath the cloak of night,
He would embrace his bride, instead
Of holding by their pious rite
He yielded to the Demon's will
Seduced by turbid thoughts - until
Two figures - then a shot - ahead
What was it? Rising in his stirrups
Cramming his high hat on his brow
The gallant lover, at the gallop,
Plunged like a hawk upon his foe!
No word he spoke, his whip cracked once
And once blazed forth his Turkish gun....
Another shot. Wild cries. The Prince
Goes thundering on. The groans behind
Long echoes in the valley find....
Not long the fight. Of timorous mind,
The Georgians turn and run!

XII

Now all is silence; sadly huddled
The camels stand and stare befuddled
Upon their erstwhile master ä man,
Lying dead amongst these silent fells.
The only sound their harness bells,
Ravaged and robbed their caravan;
And see, the owl flies softly round
The Christian bodies on the ground!
No peaceful tomb beneath the stones
Of some old church will take these bones
Like those in which their fathers lie;
Mothers nor sisters will not come
In their long floating veils to cry
Over these graves so far from home!
Instead, by zealous hands, a cross
Was raised to mark the dreadful loss
Just where the road hugs close the sheer
And towering cliff-wall, close to where
They perished in the raid....
And ivy, growing lush in spring,
An emerald net about it flings....
Here, weary of the toilsome road,
The traveller yet lays down his load
To rest in God's good shade....

XIII

Swift as a stag still runs the horse
Snorting as though he held his course
In some fierce charge, now plunging on
Now pulling up as though to harken
His nostrils flared to sniff the wind:
Then leaps up and comes ringing down
On all four hooves, sets sparking
The stones and, in his mad career,
His tangled mane streams out behind.
A silent rider he does bear
Who lurches forward now and then
To rest his head in that wild mane.
The reins lie slack in useless hands,
The feet are deep-thrust in the stirrups,
And on his saddle-cloth the bands
Of blood are broadening as they gallop
Ah gallant steed, your wounded master
You bore from battle swift as light
The ill-starred bullet sped yet faster
And overtook him in the night!

XIV

Gudaal's is now a house of mourning,
The people crowd into the court:
Whose horse comes galloping in terror
To fall before the rock-hewn gate?
The lifeless rider, who is he?
The battle fury on his face
Has left a deep inscribed trace
On coat and weapons they could see
Fresh bloodstains, and a wiry strand
Of mane was twisted in his hand,
Not long you waited, youthful bride,
And looked to see your bridegroom come:
Alas, though he has gained your side
To join the feasting at your home
His princely word he keeps in vain...
Never will he mount horse again.

XV

Like thunder, the Lord's judgement broke
About this unsuspecting house!
Tamara, sobbing on her couch,
Gives free rein to the heavy tears
Till, shaken, she on them must choke....
Then, suddenly, it seems she hears
Above her words of wonder spoke:

Mikhail Vrubel - Tamara and Demon -

"Weep not, my child! Weep not in vain!
Those tears are no life-giving rain
To call an unresponsive corpse
Back to the living world again.
They only serve to dull their source
In those clear eyes, those cheeks to burn....
And he is far and will not learn
Of all your bitter sorrow now;
The winds of heaven now caress
His high, angelic brow;
And heavenly music, heavenly light....
What are the dreams and dark duress,
The little hopes and stifled sighs
Of earthly maidens in the sight
Of one who dwells in paradise?
Ah no, the lot of mortal man,
Believe, my earthly angel dear,
It merits not one second's span
Your precious sorrow here!

On the wastes of airy ocean
Rudderless and stripped of sail
Through the mists in listless motion
Stars in courses never fail;
Through the boundless fields of heaven
Traceless pass the fluffy sheep -
Clouds dissolving in the even
Reaches of the azure steppe.
Hour of parting, hour of meeting,
Brings them neither joy nor sorrow;
Nor regrets for past fast fleeting;
Nor desires for any morrow.
Let remembrance day be only
One long sorrow-laden day;
For the rest, be strong and lonely
Free of earthly cares as they!"

"As soon as night has spread her veil
To cover the Caucasian heights;
As soon as nature *neath the spell
Of magic words falls silent quite;
As soon as on the cliffs the wind
Runs rustling through the fading grass,
And the small bird that hides behind
The brittle blades flies up at last;
And, drinking in the evening dew
Beneath the vine-leaves in the gloom,
Night flowering blossoms come to bloom;
As soon as the great, golden moon
Above the mountain quietly peeps
To steal a stealthy glance at you;
I shall come flying to watch your sleep
And on your silken lashes lay
Enchanted dreams of golden day...."

XVI
And softly as a strange delusion
The voice fell silent, sound on sound.
The maid sprang up and gazed around,
An inexpressible confusion
Within her breast; - sorrow nor fear
Nor ecstasy could now compare
With this great upsurge of emotion.
The soul from its fast fetters broke
And burning fire coursed through her veins
It seemed as though the voice still spoke
Unknown and wonderful - and then
The sleep she craved came down to bless
Her weary eyes with heaviness;
But now he troubled even her thought
With dreams prophetic and unsought:
A stranger, mist-enshrouded, stood
Beside her bed and spoke no word
But, glimmering with unearthly beauty,
He looked at her with quiet devotion
And sadly, as it were in pity.
But this was not her guardian angel,
No visitant from realms divine:
About his head no radiant halo
Upon the shadowy curls did shine
Nor was it some tormented sprite
Some vicious spirit of hell - ah no!
Neither of darkness nor of light!...
More like the gentle afterglow
As evening deepens into night!...

Mikhail Vrubel - Tamara and Demon -

For Part II -in english and italian- see:
Michail Lermontov / Mikhail Vrubel | Demon / Il Demone, 1829 | Part.2🎨


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