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Mario Mafai (1902-1965) | The Roman school


Mario Mafai (12 February 1902 – 31 March 1965) was an Italian painter🎨. With his wife Antonietta Raphaël🎨 he founded the modern art movement called the Scuola Romana, or Roman school.
Mafai left school very early, preferring to attend, with Scipione, the Accademia di Belle Arti di Roma. His influences in those years were Roman galleries and museums, and the Fine Arts Library at Palazzo Venezia.
He met painter and sculptor Antonietta Raphaël🎨 in 1925, and they married. In 1927 Mafai exhibited for the first time, with a show of studies and maquettes organised by the Associazione Artistica Nazionale in Via Margutta.





In 1928 he had a second exhibition, at the XCIV Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti, as well as a collective with Scipione and other painters, at the Young Painters Convention of Palazzo Doria in 1929.
In November 1927, Mafai and Raphaël🎨 moved to 325 via Cavour in Rome, and made a studio there. Within a short time, it became a meeting point for writers such as Enrico Falqui, Giuseppe Ungaretti, Libero de Libero and Leonardo Sinisgalli, as well as the young artists Scipione and Renato Marino Mazzacurati.






































Mafài, Mario - Pittore italiano (Roma 1902 - ivi 1965). Con la moglie A. Raphael e con Scipione fu tra i creatori della "scuola romana" di pittura, che intorno al 1930 si pose come reazione nei confronti della retorica del "novecento" attuando una pittura tonale, commossa e fantasiosa.
Dopo i primi quadri espressionistici il suo modo pittorico si andò equilibrando in composizioni di fiori o paesaggi in cui la luce, nei rapporti tonali di colore, crea plasticamente le forme.
Fu quello il suo periodo più ispirato, eppure non scevro di tensioni con le tendenze dell'arte contemporanea, svelando quasi una sotterranea polemica nelle Demolizioni, una serie di dipinti che nell'esaltazione elegiaca delle vecchie case sventrate si oppone all'urbanistica fascista a Roma.
Nel secondo dopoguerra si fece sempre più pressante nelle sue composizioni la necessità di un superamento della forma naturalistica, attuato, da principio, con lo sfaldamento e lo sfocamento dell'oggetto denso di colore e di luce, per arrivare a opere astratte nelle quali rinunciò, secondo le sue parole, all'attaccamento affettivo verso le cose, ai pittoricismi squisiti, alle piacevoli tessiture. Insegnò alle accademie di Firenze (dal 1956) e di Roma (dal 1961). | © Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani












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