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Eberhard Keil (1624-1687) | Pupil of Rembrandt



Eberhard Keil or Keyl dit Monsù Bernardo was a Danish Baroque painter🎨 who became a pupil of Rembrandt🎨. Keil was born in Helsingør.
According to the RKD he was a pupil of the Danish painter🎨 Morten Steenwinkel, who became a pupil of Rembrandt in Amsterdam in the years 1642-1644.


In 1645-1648 he was with Hendrick Uylenburgh and he had a workshop of his own in the years 1649-1651.
In 1656 he travelled to Rome, and is registered there until 1687, when he died.
He also worked in Bergamo and Venice.
He was influenced by Jan Lievens and in turn influenced the painters Pietro Bellotto (1627-1700), Antonio Cifrondi and Giacomo Francesco Cipper. | © Wikipedia




Eberhard Keil (Helsingør, 1624 - Roma, 3 febbraio 1687) o semplicemente Keil fu un pittore Danese🎨, forse il più celebre pittore antico di questa nazione, venne conosciuto in Italia con lo pseudonimo di Monsù Bernardo, giunse nei Paesi Bassi diciottenne e fu nella bottega di Rembrandt🎨 ad Amsterdam, dove soggiornò tra il 1642-1644 anche se il suo primo maestro fu il danese Morten van Steenwinkel nella cui bottega venne messo dal padre all'età di dodici anni.
Oltre le pale d'altare, che furono i suoi primi lavori, è stato uno dei più originali pittori di genere e influenzò, in maniera massiccia l'arte dei pittori di genere come Salvator Rosa, Antonio Amorosi, (il Ceruti è nato nel 1698) e altri rappresentanti della pittura italiana sei-settecentesca, con soggetti visionari e popolareschi.
Il padre di Eberhard Keil fu del pittore Gaspard di origine tedesca molto apprezzato nella corte di Cristiano IV di Danimarca.


Prima del suo arrivo in Italia passò attraverso varie peripezie e gli furono commissionati i primi lavori in varie città tedesche come Francoforte, Colonia, Magonza e Augusta.
Arrivato in Italia, nel 1651, in un primo tempo fu chiamato a fare ritratti, affreschi e tele di carattere sacro nel territorio della Repubblica di Venezia, una sua tela con La Vergine e Sant'Elia si trova nella Chiesa dei Carmelitani di Venezia, anche se la maggior parte delle sue opere nel territorio della Repubblica furono da lui dipinte a Bergamo (allora città sotto il controllo della Serenissima) dove strinse amicizia con Evaristo Baschenis.
Ma le sue opere più caratteristiche furono prodotte dopo il suo arrivo a Roma il 31 marzo 1656 e l'incontro con il caravaggismo e la Scuola dei Bamboccianti, fu celebre per le sue allegorie come le Età dell'uomo, i Cinque sensi e i Quattro elementi.
Ma già al Museo Civico di Padova si trova una tela di carattere popolaresco I suonatori che precorre la sua carriera di pittore di genere, sebbene nel lungo viaggio che lo portò da Venezia a Roma si fermasse anche a Ravenna e Ferrara dove fu chiamato a ritrarre la regina Cristina di Svezia, divenuta cattolica ed anche lei in viaggio per Roma.


Filippo Baldinucci che scrisse la sua Vita nel tomo Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua, mette spesso l'accento sulla sua origine protestante e sulla sua conversione al cattolicesimo durante la permanenza romana.
  • «ne rimase tanto illuminato [dal cattolicesimo] che abjurata con tanta allegrezza l'Eresia, non solo si rendè Cattolico, ma tanto devoto ed osservante nella Santa Religione..
Nel 1657, dopo tutta una serie di commissioni per le chiese romane, invece di spostarsi in Francia, com'era nei suoi progetti, decise di fermarsi in modo stabile nella città eterna.
I suoi quadri di soggetto popolaresco non possono essere confrontati con nessuno dei pittori suoi contemporanei, visto le varie influenze ricevute nei viaggi dall'arte olandese, tedesca, veneziana a quella romana.
Ma la sua influenza fu molto importante per il plurilinguismo per questo motivo può essere considerato un unicum.
Eberhard Keil morì a Roma il 3 febbraio 1687 a causa di una pleurite che dice il Baldinucci "per nove continui giorni lo travagliò".
Eberhard Keil è stato identificato per primo dallo storico dell'arte Roberto Longhi che nel 1938 isolò la maggior parte delle sue opere da quelle di Antonio Amorosi, al quale sino a quel momento erano stati attribuiti. | © Wikipedia


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Camille Pissarro | Le Marché de Gisors, Grande-Rue, 1885



On Monday mornings, Camille Pissarro often joined his wife Julie and a couple of their children, with some household helpers, for the two-and-a-half-mile excursion from their home in Éragny to attend market day in Gisors, a town of about four thousand inhabitants further down the Epte River.
While Julie stocked up on produce and provisions for the coming week, Pissarro sketched the many people from Gisors and nearby villages who gathered among the stalls set up on the Grand-Rue (today the rue de Vienne) near the town hall, as they engaged in selling, buying, or bartering, exchanging news, and socializing during this all-important, weekly communal event.


The simple human interaction in this pre-capitalist exchange of goods appealed to Pissarro’s life-long dedication to the fundamental principles of non-violent anarchist theory: egalitarianism, freedom from tyranny, the satisfaction derived from honest, unexploited labor, and a belief in the evolution of society toward a more peaceable and harmonious condition.
From the drawn studies Pissarro elaborated a key theme in his later oeuvre - le marché, the market scene. He typically peopled these pictures with more figures in various postures than a viewer can readily count.
The artist completed between 1880-1901 around three dozen gouaches and pastels of this kind, as well as numerous other works on paper, including prints.
The present Le Marché de Gisors is one of only five versions of this genre that Pissarro painted in oils on canvas; none is more than 32 inches (82 cm.) in height.
Pissarro intended to market these socially-themed pictures to a wide public. In the hope of appealing to buyers of lesser means, who shied away from the prices dealers asked for large oil paintings, he valued these more modestly scaled scenes, in oil or gouache, at affordable levels.
The initial public appearance of the market subject in Pissarro’s work were three gouaches, painted in Pontoise, which the artist included in the Seventh Impressionist Exhibition, 1882.
The present canvas, completed several years later, is the first of the three that Pissarro painted in Éragny, his final home (the others are Pissarro and Durand-Ruel Snollaerts, no. 1013 [1893] and no. 1097 [1895]).
The figures in Pissarro’s market scenes are predominantly women, in important roles as both providers and consumers.
The artist understood the powerful matriarchal impetus that still shaped agrarian society at that time, as it had in antiquity and prehistory as well. | © Christie's


Il lunedì mattina, Camille Pissarro si univa spesso a sua moglie Julie e ad una coppia di loro figli, con alcuni aiutanti domestici, per l'escursione di due miglia e mezzo da casa loro a Éragny per partecipare alla giornata di mercato a Gisors, una città di circa quattromila abitanti più avanti lungo il fiume Epte.
Mentre Julie faceva scorta di prodotti e provviste per la prossima settimana, Pissarro ha disegnato le molte persone di Gisors e dei villaggi vicini che si sono radunati tra le bancarelle allestite sulla Grand-Rue (oggi la rue de Vienne) vicino al municipio, mentre si impegnavano nel vendere, comprare o barattare, scambiare notizie e socializzare durante questo importantissimo evento settimanale settimanale.
La semplice interazione umana in questo scambio di beni pre-capitalista ha attirato la dedizione di Pissarro per tutta la vita ai principi fondamentali della teoria anarchica non violenta: egalitarismo, libertà dalla tirannia, la soddisfazione derivata dal lavoro onesto e non sfruttato e la convinzione nel evoluzione della società verso una condizione più pacifica e armoniosa.
Dagli studi disegnati Pissarro ha elaborato un tema chiave nella sua opera successiva: il mercato, la scena del mercato.
In genere ha popolato queste immagini con più figure in varie posture di quante uno spettatore possa facilmente contare.
L'artista completò tra il 1880-1901 circa tre dozzine di guazzi e pastelli di questo tipo, oltre a numerose altre opere su carta, tra cui le stampe.
L'attuale Le Marché de Gisors è una delle sole cinque versioni di questo genere che Pissarro dipinse a olio su tela; nessuno è più di 32 pollici (82 cm.) di altezza. Pissarro intendeva commercializzare queste immagini a tema sociale per un vasto pubblico.
Nella speranza di attirare gli acquirenti di mezzi minori, che evitavano i prezzi richiesti dai commercianti per i grandi dipinti ad olio, valutava queste scene più modeste, a olio o tempera, a livelli abbordabili.
La prima apparizione pubblica del soggetto di mercato nell'opera di Pissarro furono tre gouaches, dipinti a Pontoise, che l'artista includeva nella settima mostra impressionista, 1882.
La tela attuale, completata diversi anni dopo, è la prima delle tre in cui Pissarro dipinse Éragny, la sua ultima dimora (gli altri sono Pissarro e Durand-Ruel Snollaerts, n. 1013 [1893] e n. 1097 [1895]).
Le figure nelle scene di mercato di Pissarro sono prevalentemente donne, in ruoli importanti sia come fornitori che come consumatori.
L'artista capì il potente slancio matriarcale che a quel tempo modellava ancora la società agraria, come pure nell'antichità e nella preistoria. | © Christie's



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Peter Mork Monsted (1859-1941)



Danish painter🎨 Peder Mørk Mønsted (1859-1941) was born in Balle Mölle, near Grenna in eastern Denmark on 10th December 1859.
He studied at the Prince Ferdinand’s Drawing School, Aarhus where he studied under Andries Fritz (1828-1906), a landscape and portrait painter, before moving to Copenhagen.
Here he studied at the Royal Academy of Art between 1875-1878, and was taught figure painting by Julius Exner (1825-1910).


Here too he would have come across the work of artists such as Christen Kobke (1810-1848), an outstanding colourist and Peter Christian Skovgaard (1817-1875), a romantic nationalist painter, a knowledge of whose work is seen in the Danish landscapes and beech forests of Mønsted’s.
As early as 1874, at the age of 15, he took part in the December Exhibition in Copenhagen.
In 1878 Mønsted left the Academy to study under the artist Peder Severin Krøyer🎨 (1851-1909).
Mønsted travelled extensively throughout his long career, being a frequent visitor to Switzerland, Italy and North Africa.
In 1883 Mønsted travelled to Paris where he worked with William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) for four months. As early as 1884, he visited North Africa returning later in the decade.



The early years of the 20th century saw Mønsted returning to Switzerland, the south of France and Italy, the latter being the source of inspiration for many Scandinavian artists of the 19th century.
The war years curtailed Mønsted’s travel to Norway and Sweden, however the 1920’s and 1930’s saw him return to the Mediterranean.
From 1879-1941 he exhibited regularly at the annual Charlottenborg Exhibition.
Throughout his long career, Mønsted continued to paint the Danish landscape and coastline.
His is a romantic, poetic view of nature; he was an artist who depicted the grandeur and monumental aspect of the landscape, with a remarkable eye for detail and colour.
He was also known for a number of portraits, including that of King George I of Greece. | © MacConnal-Mason Gallery





Peder Mørk Mønsted (Balle Mølle, 10 dicembre 1859 - Fredensborg, 20 giugno 1941) è stato uno tra i rappresentanti del periodo d'oro della pittura danese🎨 e fu noto come paesaggista.
Mønsted difficilmente può essere collegato alla pittura di paesaggio accademica perché venne molto influenzato dall'Impressionismo🎨 francese.
L'artista dipinge ciò che vede, spesso i campi, boschi, case rurali e cortili.
I suoi paesaggi sono il frutto di una lunga contemplazione.
Nonostante i numerosi viaggi in tutto il mondo, Mønsted ha per lo più raffigurato paesaggi incontaminati del nord Europa con piccole figure umane.
Molto spesso nei paesaggi sono raffigurati: laghi e corsi d'acqua, donando un senso ancora maggiore al paesaggio e alla sua atmosfera.
Le opere dell'artista sono esposte nelle collezioni dei musei di Aalborg, Bouts, Randers, e numerose collezioni private. | © Wikipedia



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Jens Ferdinand Willumsen | Symbolist / Expressionist painter


Jens Ferdinand Willumsen (7 September 1863 - 4 April 1958) was a Danish painter, sculptor, graphic artist, architect and photographer. He became associated with the movements of Symbolism🎨 and Expressionism.
J. F. Willumsen was born in Copenhagen, Denmark. He was the son of Hans Willumsen and Ane Kirstine. He was initially trained in art at the Royal Danish Academy of Fine Arts from 1881-1885 and in architecture at the Copenhagen Technical College from 1879-1882. He completed his education in 1885 with the artists P.S. Krøyer🎨 (1851-1909) and Laurits Tuxen (1853-1927).
His works were exhibited in the Paris Salon, the Société Nationale des Beaux-Arts, the Société des Artistes Indépendants, the art gallery of Le Barc de Boutteville and at the Exposition Universelle (1900).


He was employed from 1897-1900 as an artistic director at the porcelain factory Bing and Grøndahl. Besides painting, Willumsen had interests in sculpture, architecture, ceramics, and photography, and was an accomplished engraver.
His sculpture The Great Relief🎨 (completed 1928) was included in the 2006 Danish Culture Canon as one of Denmark's cultural masterpieces.
Willumsen visited Norway in 1892 and had associations with Skagen in the north of Jutland which he first visited in 1906. It was here that he carried out most of the preparatory work on his painting Badende børn på Skagen strand (completed in 1909).


Willumsen was an influence on Norwegian landscape painter Kitty Lange Kielland (1843–1914), who attempted to simplify her art in order to follow his style.
In 1910, he toured Spain, Italy, Greece and Tunisia. Willumsen lived almost half of his life in France. He settled in the south of France in 1916.
He was awarded the Prince Eugen Medal🎨 in 1947. He died in Cannes during 1958.


The J.F. Willumsens Museum, which exhibits many of his works, was opened during 1957 in Frederikssund. There are also paintings by Willumsen in the collection of the ARoS Aarhus Kunstmuseum in Aarhus, Denmark and at the special Victor Petersen's Willumsen Collection near Hjørring.





PJens Ferdinand Willumsen nasce a Copenaghen il 7 settembre del 1863, figlio unico di Hans Willumsen ed Ane Kirstine. Lo stesso Willumsen credeva che lo scultore Jens Adolf Jerichau fosse il suo vero padre. Il rapporto con la madre fu sempre ottimo, mentre più problematico fu il legame con il padre. Alla morte di Ane nel 1899 il giovane artista costruì un imponente monumento funebre per i suoi genitori, eretto definitivamente nella città di Vestre Kirkegård nel 1901. Suo padre morì nel 1910.
Si sposò due volte. Il suo primo matrimonio, con Juliette Meyer, gli diede due figli, Jan e Bode. Juliette fu anche modella per Willumsen. Nel 1903 sposò la scultrice Edith Wessel con la quale ebbe due figlie, Gersemi e Anse. Anche Edith compare nelle opere dell'artista, in particolare in Alpina (Hagemans Kollegium and The Royal Musem of Fine Arts) e in Dopo la tempesta, nelle vesti di madre in The evening Soup e in Il Pittore e la sua famiglia. Alcune le due figlie appaiono in alcuni lavori.
Trascorse la vecchiaia in compagnia della ballerina e pittrice francese Michelle Bourret, ritratta nei lavori degli anni trenta. Tutte le sue mogli furono artiste e lo supportarono nella sua attività.
Visse quasi metà della sua vita in Francia. Morì a Cannes nel 1958.



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Carl Vilhelm Holsøe (1863-1935) | 121 artworks | Part.²



Carl Vilhelm Holsøe (Aarhus, 12 March 1863 - Asserbo, 7 November 1935)⏯ was a Danish artist who primarily painted interiors.
olsøe's paintings include landscapes, still lifes and flowers, but like Hammershøi he primarily painted domestic interior scenes; they undoubtedly influenced each other, but it is impossible to know who first gravitated towards this subject. It was in general increasingly popular among Danish painters as the country became more industrial, with implications of refuge and restoration from professional life and the city.




Holsøe's works have come to be overshadowed by Hammershøi's: his coloration is less subtle and although there are characteristically one or sometimes a small group of figures, Holsøe's work is less innovative and unemotional by comparison with Hammershøi's expressionism.
In his mastery of form and enjoyment of the beauty of things - characteristically high-ceilinged rooms with mahogany furniture - he has been compared to the Dutch masters⏭. His paintings have been forged (with difficulty).