Pubblicato il 31/07/13e aggiornato il

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Lucien Lévy-Dhurmer | Symbolist / Art Nouveau painter




French painter** Lucien Lévy-Dhurmer (1865-1953) was a Symbolist**/ Art Nouveau artist**, whose works include paintings, drawings, ceramics, furniture and interior design.
Dhurmer was born Lucien Lévy to a Jewish family in Algiers. In 1879 he began studying drawing and sculpture in Paris.
He first exhibited at the Paris Salon of 1882 where he showed a small ceramic plaque.
In 1887 Lévy began making his living near Cannes in southern France, overseeing the decoration of ceramics.




From 1886-1895 he worked as a ceramic decorator and then as artistic director of the studio of Clément Massier.
Around 1892 he signed his first pieces of ceramics, which were influenced by Islamic Art.
In 1895 he left for Paris to begin a career in painting; around this time he visited Italy and was further influenced by art of the Renaissance**.



In 1896 he exhibited his first pastels and paintings under the name Lucien Lévy-Dhurmer**; he'd added the last two syllables of his mother's maiden name [Goldhurmer], likely to differentiate himself from other people named Lévy.
His paintings soon became popular with the public and among fellow artists as well.
He earned high praise for the academic attention to detail with which he captured figures lost in a Pre-Raphaelite haze of melancholy, contrasted with bright Impressionist** colouration.
His portrait of writer Georges Rodenbach is perhaps the most striking example of this strange and extraordinary synergy.




After 1901 Lévy-Dhurmer moved away from expressly Symbolist** content, incorporating more landscapes into his work because of his travels in Europe and North Africa.
He continued to draw inspiration from music and attempted to capture works of great composers such as Beethoven** in painted form.
In 1914 he married Emmy Fournier, who had been an editor of the early feminist newspaper La Fronde.
By this time he was working primarily on landscapes, both oil and pastel, in a style similar to Whistler** and Monet**. | © Wikipedia
















Lucien Lévy-Dhurmer** (Algeri, 30 settembre 1865 - Le Vésinet, 24 settembre 1953) è stato un pittore, scultore e ceramista Francese**.
Appartenne alla corrente pittorica dei simbolisti.
  • Biografia
Lucien Lévy, detto Lucien Lévy-Dhurmer**, era figlio di Salomon Lévy e di Pauline-Amélie Goldhurmer.
All'età di 14 anni, nell'ottobre del 1879, entrò alla "Scuola comunale superiore di disegno e scultura" dell'11° arrondissement di Parigi.
Seguì gli insegnamenti di Albert-Charles Wallet e di Louis-Joseph-Raphaël Collin, ambedue allievi di Alexandre Cabanel**, come anche di Alexandre Vion, direttore della Scuola.
La sua prima partecipazione al "Salon des artistes français" data il 1882. Si trattava del rifacimento di un'opera famosa di Cabanel: La Naissance de Vénus**.
Lucien Lévy fu un allievo brillante, come attesta la lettera di raccomandazione di Alexandre Vion, datata il 27 luglio 1887, e che elenca dettagliatamente i diversi riconoscimenti che Lévy aveva ricevuto nel corso dei suoi studi alla Scuola comunale.
Terminati gli studi, Lévy, per ragioni economiche, lavorò in un primo tempo come litografo, quindi, dal 1887-1895, come ceramista presso la manifattura di ceramiche artistiche di Clément Massier a Golfe Juan.
Collezionando delle ceramiche d'ispirazione ispano-moresca, fece delle ricerche sugli smalti a riflessi metallici delle ceramiche e ne inviò alcuni pezzi al "Salon des Artistes français".
Nel 1892 fu nominato Direttore dei Lavori d'Arte, e da quel giorno firmò le sue ceramiche assieme a Clément Massier.



Durante questa sua attività presso la fabbrica di ceramiche di Golfe-Juan, Lucien Lévy continuò a dipingere ad olio e a pastello, il che gli permise di essere presente nella mostra collettiva dei "Pittori dell'anima" nel 1896, che fu organizzata dalla rivista L'Art et la Vie nella hall del "Théâtre d'application de la Bodinière".
In questo modo poté esporre a fianco di artisti come Edmond Aman-Jean, Émile-René Ménard, Alphonse Osbert, Carlos Schwabe, Émile Gallé, Alexandre Séon.
Nel 1895 tornò a vivere a Parigi.
In quell'anno conobbe il poeta Georges Rodenbach cui, per l'occasione, fece il ritratto.
E, proprio grazie all'intermediazione di quest'ultimo che riuscì ad allestire la sua prima mostra monografica nella galleria Georges Petit nel 1896, con il nome di Lucien Lévy-Dhurmer (aggiungendo cioè al suo cognome una parte di quello di sua madre).
Nella mostra presentò un insieme di 24 opere, di cui 16 pastelli, 2 sanguigne e 5 dipinti. Alcune di esse fanno oggi parte delle sue opere più note, come: Bourrasque, Le Silence, Portrait de Georges Rodenbach, Eve, Mystère.
Questa sua presenza alla galleria Petit diede a Lévy una immediata notorietà, poiché la galleria organizzava abitualmente mostre di artisti già affermati e esposizioni internazionali assai selettive.
In questa mostra comparvero opere molto vicine all'estetica simbolista, che ricevettero una certa approvazione da parte di Sar Péladan, che scrisse a Lévy:
"Saprete certamente, Monsieur, quale sia il carattere estetico della Rose-Croix. Non avrete dunque che da scrivermi in febbraio e verrò da voi a chiedere le vostre opere. Cordialità. Sar Péladan".
Ma non risulta che Lévy abbia accettato quest'invito.
Si attirò anche la simpatia di artisti come Émile Bernard, o Gustave Moreau, e fece la conoscenza di Pierre Loti grazie a Georges Rodenbach. Divenne inoltre amico di quei due scrittori dalle cui opere traeva spesso ispirazione, principalmente dai testi Bruges-La-Morte e Au Maroc.
Fece anche il ritratto di Pierre Loti, che, particolarmente soddisfatto, lo ringraziò con una lettera:
Tante volte mi sono rimproverato di non avervi ringraziato a sufficienza per aver realizzato la sola immagine di me che resterà.
Negli anni seguenti Lévy partecipò a qualche mostra collettiva e a molti "Salon".
Allestì anche 8 mostre personali. 
Nonostante fosse sempre attirato dall'iconografia simbolista, che è presente nella maggior parte delle sue opere, nel suo atelier di Parigi realizzò numerosi ritratti su commissione privata, in verità assai diversi dalle sue prime aspirazioni artistiche.
Dopo il 1900, Lucien Lévy sperimentò una tecnica diversa, con colori densi e spesso nettamente azzurrati, che mantenne sino alle ultime sue opere, quando l'ispirazione simbolista era ormai dimenticata da tempo.
Il 6 gennaio 1914 sposò Emmy Fournier, cui diede il soprannome di Perla. Emmy era in quel tempo capo-redattrice del giornale femminista "La Fronde".
Lucien Lévy-Dhurmer è morto nel 1953 a Le Vesinet, all'età di 88 anni.

  • I viaggi
Dal 1897 Lévy-Dhurmer intraprese numerosi viaggi in Europa e nel Vicino Oriente (Italia, Spagna, Paesi Bassi, Nord Africa, Turchia, etc,), dai quali tornò riportando disegni, appunti e pitture di paesaggi idealizzati. 
Questo materiale, sviluppato e completato poi a Parigi, fu oggetto di numerose mostre personali.
Continuando la tradizione del Grand Tour, Lévy iniziò questa serie di viaggi a partire dall'Italia, dove la sua ispirazione risentì delle opere dei grandi maestri del Rinascimento**, per poi modificarsi ogni volta che egli prendeva contatto con le diverse regioni mediterranee, portando la sua espressione pittorica, in alcuni quadri, verso una forma di puntinismo diffuso e un uso di colori sempre più chiari e luminosi.
Lévy, durante i suoi viaggi, riempì i suoi fogli di prove e di schizzi che in seguito utilizzò nelle sue composizioni a pastello e anche ad olio. Alcuni di essi sono visibili nel dipartimento di Arti grafiche del Louvre. | © Wikipedia



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