06/03/16 Aggiornato il:

Francisco de Goya | La maja desnuda and La maja vestida, 1820-1823




An image of Venus in the nude, lying on a green velvet divan with pillows and a spread. Legend would have it that this was the Duchess of Alba, but the sitter has also been identified as Pepita Tudó, who became Godoy´s mistress in 1797. It is listed for the first time in 1800 as hanging over a door in Manuel Godoy´s palace, but without its companion, The Clothed Maja. In 1808 it is mentioned again, along with The Clothed Maja, in the inventory which Frédéric Quillet, José Bonaparte´s agent, made of the property of Manuel Godoy, who may have commissioned it.





Then, in 1813, the two ladies are described as Gypsies in the inventory of Godoy´s property confiscated by King Fernando VII. This work entered the Prado Museum in 1901 by way of the Academy of Fine Arts of San Fernando, where it had been from 1808 to 1813, and again from 1836 to 1901. In the hiatus between those two periods, it was sequestered by the Inquisition. | © Museo Nacional del Prado.








An unidentified lady wearing delicate transparent clothing and a yellow jacket with black decorations lies on a green velvet divan with cushions and a spread. There has been a great variety of opinions as to who the sitter is, but her anonymity is maintained in all of the inventories listing this work. 
Legend would have it that she was the Duchess of Alba, although she has also been identified as Pepita Tudó, Godoy´s mistress from 1797 on. This painting is first mentioned in 1808 along with its companion, The Nude Maja, in the inventory of the property of Manuel Godoy carried out by Frédéric Quillet, an agent of José Bonaparte. In 1813, the two Majas are described as Gypsies in the inventory of Godoy´s properties confiscated by King Fernando VII. The present work is more summarily painted than the nude work, which has more subtle transparencies and tonal gradations, as well as some differences in the position of the figure.
This work entered the Prado Museum in 1901 by way of the Academy of Fine Arts of San Fernando, where it had been from 1808-1813, and again from 1836-1901. In the hiatus between those two periods, it was sequestered by the Inquisition. | © Museo Nacional del Prado.









La maja desnuda (1800) e La maja vestida (1800) sono due dipinti di Francisco de Goya. Sono oggi conservati al Museo del Prado di Madrid. La parola maja (ovviamente pronunciata /'maxa/ o /'maχa/) non ha nulla a vedere con il nome proprio Maia, ma in spagnolo significa "bella, attraente, che piace per la propria simpatia o per la propria bellezza". A volte l'aggettivo ha una leggera vena ironica, quando si riferisce a una donna del popolo che nel suo comportamento o nelle sue azioni sfoggia una bellezza o una libertà un po' affettate. [Diccionario de la Real Academia Española].
  • Un nudo spagnolo
La coppia è formata da due fra le più celebri opere di Francisco Goya. La Maja Desnuda è stata dipinta prima del 1800, in un periodo compreso fra il 1790-1800, anno della prima segnalazione documentata dell'opera. La prima menzione della Maja desnuda appare infatti nel diario di Pedro González de Sepúlveda, incisore e accademico, che ne riferisce come parte della collezione d'arte di Manuel Godoy nel 1800.
Secondo la descrizione del Sepúlveda, in visita al palazzo di Godoy nel novembre 1800, nel gabinetto privato del "Principe della Pace" è presente una collezione di nudi femminili: oltre alla Desnuda sono appese anche una Venere con paesaggio - scuola italiana del XVI secolo - e una copia di Tiziano di un'altra Venere. Non c'è menzione né della Maja Vestida né del dipinto di Velázquez Venere allo specchio: questi due dipinti saranno invece ritrovati nello stesso gabinetto alcuni anni dopo. Di sicuro, come detto, nel novembre 1800 la Desnuda è stata già dipinta.
Occorre a questo punto precisare che in Spagna le immagini di nudo, anche quelle ipocritamente ammantate dell'aura mitologica tipica della pittura europea del tempo, erano proibite dalla Chiesa e punite dall'Inquisizione: si arrivò al punto che nel XVIII secolo due re spagnoli mandarono al rogo tutti i nudi presenti nelle collezioni reali. Il nudo più importante della storia dell'arte spagnola prima della Desnuda è proprio la già citata Venere allo specchio di Diego Velázquez, oggi nota come Venere Rokeby: non una donna reale, dunque, ma una Venere, con un Cupido accanto, che giace fra le lenzuola volgendo la schiena all'osservatore, così da nascondere seno e pube. La Desnuda è evidentemente un nudo del tutto diverso: solo un uomo potente come Godoy poteva sfidare in modo così aperto le disposizioni del Sant'Uffizio e tenersi in casa un quadro del genere.
  • La duchessa de Alba
La Maja vestida fu invece dipinta tra il 1802-1805, probabilmente su commissione dello stesso Manuel Godoy; manca però il documento della loro commissione e questo ha creato una sorta di mistero intorno ai due quadri, fino alla fantasiosa ipotesi che essi ritraessero la duchessa de Alba. Sulla possibilità che la Cayetana fosse la donna ritratta sono stati scritti fiumi d'inchiostro: alla morte della duchessa, nel 1802, tutti i suoi quadri divennero di proprietà di Godoy, per cui potrebbero essere pervenuti a lui in questo modo, come peraltro è successo per la Venere allo specchio di Velázquez. Non c'è dunque prova definitiva che i quadri siano appartenuti in precedenza alla duchessa né si può escludere che possano essere divenuti proprietà di Godoy in altro modo, inclusa la diretta committenza.
La proprietà dei quadri potrebbe svelare alla fine il mistero dell'identità della modella: vista l'amicizia, probabilmente intima, che Goya nutriva per la duchessa d'Alba, di cui ha lasciato vari ritratti, e di una qualche somiglianza con le Maja (soprattutto con la Desnuda), si pensò a lei come misteriosa modella dei dipinti. Nel 1843 Louis Viardot sostenne in Les musées de Espagne che la modella fosse appunto la duchessa.
Oggi molti studiosi ritengono che la modella della Maja desnuda fosse l'amante di Godoy, Pepita Tudó. In ogni caso, date certe somiglianze fisiche tra le due donne, è probabile che Goya, se ha ritratto Pepita abbia evocato in qualche modo la Cayetana, e così immortalarla. Si è anche ritenuto da alcuni che la testa della Desnuda, che non sarebbe - secondo costoro - in armonia con il corpo, fosse stata dipinta per coprire il volto di Pepita, dopo il matrimonio del ministro con una nobildonna, per ordine del re. A questo punto non sarebbe stato conveniente per Godoy tenersi in casa il ritratto nudo dell'amante: di qui l'ordine a Goya di cambiare il volto della Desnuda e di realizzare una versione casta dello stesso dipinto. Recentemente i raggi X hanno però definitivamente smentito quest'ipotesi.
Godoy collocò le due opere nel gabinetto privato dove già erano presenti, come sappiamo, altri nudi: quando arriva la Vestida, Godoy ha probabilmente già ereditato anche la Venere allo specchio di Velázquez dalla duchessa de Alba. Questo può aver prodotto l'erronea convinzione presso gli studiosi che la Venere di spalle di Velázquez fosse in qualche modo complementare a una delle Veneri (probabilmente di Tiziano) viste di fronte, e che quindi anche le duplici Maja fossero state concepite in modalità complementare. Joaquín Ezquerra del Bayo, nel suo libro La Duquesa de Alba y Goya afferma, basandosi sulla somiglianza della postura e sulle dimensioni delle Maja, che si sarebbe potuto, mediante un ingegnoso meccanismo, far sostituire la Vestida con la Desnuda in un gioco erotico svolto nell'alcova più segreta di Godoy. Si sa che il duca di Osuna, nel XIX secolo, utilizzò questo procedimento con un quadro che lasciava la vista ad un nudo.
  • Il sequestro
Nel 1807 Godoy cadde in disgrazia presso il nuovo re Ferdinando VII che si appropriò della sua collezione di dipinti. Nel 1808 venne compilato un inventario della raccolta dal pittore Quilliet, agente di Giuseppe Bonaparte, che si esprime sui quadri con un giudizio simile a quello di Sepúlveda di alcuni anni prima.

Francisco de Goya - Escena de Inquisición, 1808-1812

Il 16 marzo 1815 la Camera Segreta dell'Inquisizione ordinava: "... che si chiami a comparire davanti a questo tribunale il detto Goya perché le riconosca e dica se sono opera sua, con che motivo le fece, per incarico di chi e che fine si proponesse". Non sappiamo quali furono le risposte che Goya dovette dare dinanzi al Tribunale dell'Inquisizione: sappiamo che il pittore evitò una condanna grazie all'intercessione del cardinale Luigi Maria di Borbone-Spagna, ma la Desnuda fu sequestrata perché "oscena" e praticamente cancellata alla vista di chiunque fino all'inizio del XX secolo.
Entrambi i quadri trovarono collocazione alla Real Academia de San Fernando, la Vestida regolarmente esposta, la Desnuda in una stanza riservata, ad accesso controllato, insieme ad altri nudi. Dal 1910 sono esposti entrambi al Museo del Prado di Madrid.
  • Descrizione
Sono opere di committenza privata che ai tempi avevano fatto parecchio scandalo. Se si prende sotto esame la Maja desnuda, si può notare come siano esplicite le influenze di Giorgione e di Tiziano. La differenza, qui, è che la donna rappresentata non è una dea, né una figura idealizzata, ma una semplice popolana che acquista dignità aristocratica. Viene ripresa la Madame Récamier di Jacques-Louis David: l'iconografia è la stessa, ma il modo di rappresentare i soggetti è tutto diverso. La modella, che secondo alcuni non è la stessa per entrambi i dipinti, mantiene la stessa posa provocante per tutti e due gli oli su tela; lo sguardo è malizioso e ammiccante e crea nell'osservatore un certo turbamento causa la sua disinibizione. Erroneamente si è ritenuto che questa coppia di dipinti rappresentassero la duchessa de Alba.
  • Stile
La Maja Desnuda
Benché il suo genio porti Goya a trascendere ogni possibile movimento o tendenza artistica, è possibile collocare il quadro nell'ambito del Neoclassicismo. Pur in questo ambito, tuttavia, quest'opera, come altre dello stesso autore, risulta audace e singolare per l'epoca, come parimenti audace è l'espressione dello sguardo e l'atteggiamento della modella, che sembra sorridere soddisfatta e contenta delle sue grazie: è la prima opera d'arte a noi pervenuta nel quale vengono dipinti i peli pubici, che risaltano nel complessivo erotismo della composizione.
Oltre agli altri nudi che si trovavano nel gabinetto segreto di Godoy, gli studiosi hanno individuato altre possibili fonti iconografiche, in particolar modo Tiziano e le sue opere presenti nelle collezioni reali: il Baccanale degli Andrii, la Danae, Venere ed Adone. Tiziano doveva avere comunque un ruolo importante se, come nota Pérez Sánchez, nello stesso periodo anche Füssli prende a riferimento per un suo nudo il maestro veneziano.
Nella cultura occidentale, fino a Goya la rappresentazione del corpo nudo femminile ha sempre dovuto ricorrere a vari sotterfugi ("temi mitici"...); con questo dipinto la donna è reale, carne e sangue. È cioè il ritratto sconcertante e preciso di una donna nuda sdraiata fra lenzuola stropicciate che espone la propria sessualità per attrarre lo spettatore: si comprende come dovette essere celata sotto l'immagine ben più rassicurante e generica della Vestida
Il volto è affilato, sottile, gli occhi allucinati, senza trucco ma vivi e mobili, i capelli morbidi e arricciati. 
Il corpo, di orgogliosa naturalezza, dalle minute proporzioni, è particolarmente luminoso.
La luce del corpo crea un forte contrasto con il resto dell'ambiente - tutt'uno con la tipica espressività che Goya sa dare ai suoi occhi. Seppur dentro la tipica forza delle pennellate che caratterizza Goya, l'artista si è superato nel trattamento dell'incarnato ambrato e nella realizzazione del damascato del divano, attraversato da un sottile reticolo: la colorazione risulta da un minuzioso gioco di verdi che contrasta col bianco rosato dell'incarnato, e in questo modo la Maja sembra brillare di luce propria, sospesa nello spazio oscuro che la circonda.
  • La Maja Vestida
Il velo bianco di questa Maja si stringe talmente alla figura, in particolare ai fianchi e al seno, da farla sembrare quasi più nuda della Maja desnuda. La fascia ai fianchi è di seta luminosa, la giacchettina gialla e nera non è il classico bolero, e le sue scarpe dalla punta lunga e affusolata sono più tipiche delle ricche signore che delle majas: sembra quasi che il pittore abbia voluto ritrarre una donna aristocratica che amava vestirsi come le giovani popolane; questo, insieme con gli abiti disegnati con l'unico scopo di far risaltare la sensualità del corpo, rende il tutto carico di ambiguità: il travestimento fonte di erotismo, lasciando allo spettatore il compito dello svelamento.
Goya ha dipinto con pennellate svelte, pastose e molto leggere, a differenza della Desnuda, tocchi più casuali e meno rifiniti, colori più accesi. La giacchetta e il divano sono resi in modo molto sommario, i merletti e la biancheria sono modificati e semplificati. Anche lo spazio in fondo è piatto, senza illuminazione diffusa che, nella Desnuda, dava risalto al corpo nudo in primo piano.
Della naturalezza ostentata della Desnuda rimane flebile traccia solo nel volto: tuttavia è molto diverso, tanto da far pensare a qualcuno che non si tratti della stessa persona. In realtà la Vestida, con le guance pienotte, il mento tondo, gli occhi truccati e i capelli neri non ha gli stessi caratteri della Desnuda: volto affilato, non truccata, capelli castani. La Vestida, a ben guardare, non rappresenta alcuna donna particolare: è solo il generico ritratto di un "tipo" pittoresco di donna esuberante, raffigurazione convenzionale di una maja.
Si pensi al modo in cui, probabilmente, i due dipinti erano posti e al meccanismo che mostrava il corpo nudo al di sotto del corpo vestito: il trucco era sottile, lo svelamento più efficace; alla parete si vedeva un quadro con una bambola umana, una caratterizzazione pittoresca di un certo tipo femminino. Sotto di lei, somigliante a lei eppure diversa stava l'amante del ministro, nuda, orgogliosa, sorridente.
Inevitabile il confronto fra questa Maja e La marchesa di Santa Cruz; ecco infatti un buon esempio di come la rappresentazione del corpo femminile si sia "riallineata" secondo i canoni: pur nell'atteggiamento simile, qui la contessa è debitamente travestita da mito, quello di Euterpe, appunto.
  • Curiosità
La Maja Desnuda è anche il titolo di un film diretto nel 1958 da Henry Koster che mette in scena la supposta relazione tra la duchessa de Alba e Goya.
Negli anni trenta le Poste spagnole emisero un francobollo che riproduceva la Maja desnuda. I direttori delle poste americane rifiutavano di accettare la corrispondenza così affrancata perché contrario alla decenza.
La Maja Desnuda è oggetto di contraffazione nel film Totò, Eva e il pennello proibito. | © Wikipedia