12/02/15 Aggiornato il:

Andrea del Sarto | Italian High Renaissance painter



Andrea del Sarto, original name Andrea d’Agnolo (Florence 1486-1530, Florence), Italian painter and draftsman whose works of exquisite composition and craftsmanship were instrumental in the development of Florentine Mannerism. His most striking among other well-known works is the series of frescoes on the life of St. John the Baptist in the Chiostro dello Scalzo (c. 1515-26).
As a well regarded Florentine artist, Sarto’s work contributed greatly to the naturalistic reformation of the Renaissance seen in later Mannerist painters. It is often said of his career that he was less ambitious, and therefore overshadowed by his contemporaries such as Raphael, Leonardo da Vinci and Michelangelo. His early work is marked by an individual style of non-idealistic and informal depictions of subjects, which use a sophisticated and emotional effect in tone and ambience.







Sarto trained as a goldsmith and woodcarver, among painting apprenticeships with Piero di Cosimo (1462-1522) and Raffaellino del Garbo (1466-1524). After a brief partnership with another Florentine painter, Franciabigio (1482-1525), completing the Baptism of Christ fresco for the Compagnia dello Scalzo, his individual style emerged.


In another collaboration with Franciabigio and also Andrea Feltrini, Sarto did Frescos for the Santissima Annunziata di Firenze/Florence. The work was regarded dearly by the Church’s patrons, The Brotherhood of the Servites Order; they called Sarto, Andrea senza errori, or Andrea the perfect. He completed a number of frescos for the church from 1509-1514 including three of The Life of Filippo Benizzi, a Servite saint, also The Voyage of the Magi (Or Procession of the Magi), a piece of the Annunciation, the Marriage of Saint Catherine and also the Birth of the Virgin. These works helped position Sarto as a leading Florentine painter, where his workshop was in highest regard during 1513-1514.



Sarto worked primarily in Florence, creating what is perhaps his masterpiece in 1517; an altarpiece for the Convent of San Francesco dei Macci, Madonna of the Harpies. The piece is now in the Uffizi Gallery among another of Sarto’s pieces, Fathers disputing on the doctrine of the Trinity, also dated 1517. He had a brief two year stint at the court of Francois the First, King of France. He was easily lured back to Florence by attractive commissions from the Medici Family, and even built a home for himself in Florence with funds given to him by Francois. The King’s gift to Sarto was in trust that he would return to France, which he never did, nor did he repay the King. His work in Florence thereafter is a noted influence on the Tuscan artists’ naturalistic style of the Counter-Reformation.

In 1524 Michelangelo had brought a young Giorgio Vasari (1511-1574) to Sarto’s studio. Here Vasari was influenced by a prominent group of artists including Sarto and his students Rosso Fiorentino or Il Rosso (1494-1540) and Jacopo Pontormo (1494-1557). It was Vasari who wrote that Sarto lacked a creative drive, seeing that he did not enjoy the success that his contemporaries did.
His later works included a number of pieces in the Scalzo cloisters some which hang in the Louvre now, and a Last Supper piece, which was his last highly notable work before death. Sarto also painted self portraits and portraits of his wife, among other persons, which are still in Florence’s galleries as well as in the National Gallery of London. © Uffizi Gallery Italy 

























































Andrea del Sarto - Pittore, nato a Firenze il 6 luglio 1486 da Angiolo di Francesco sarto, donde il cognome assunto insieme con uno stemma di due seste incrociate. Da Andrea d'Angiolo o Angeli alla latina deriva anche la sigla di due A incrociate, che si trova su varî dipinti di A., la quale, supposta da G. Cinelli (Bellezze di Firenze, Firenze 1677) composta di A e V, ne avvalorò lungamente la credenza in un casato Vannucchi. Egli fu posto a sette anni presso un orefice, indi presso un pittore dozzinale, Giovanni o meglio Andrea Barile, che avvedutosi della meravigliosa attitudine di A. per il disegno lo acconciò con Piero di Cosimo, presso il quale rimase varî anni, recandosi le feste alla sala del papa per studiare i celebri cartoni di Leonardo da Vinci e di Michelangelo. Ivi stretta amicizia col Franciabigio, questi due giovani artisti si accordarono per mettere su bottega insieme; difatti, pur non conoscendo nulla di operato in comune, nelle loro opere giovanili si avverte sempre una qualche analogia, dipendente tuttavia dalla maggiore individualità e potenza rappresentativa di Andrea.
La sua arte si formò mentre, soggiornando Leonardo da Vinci in Firenze, tutti gli artisti si andavano modificando dietro la sua influenza e più d'ogni altro Piero di Cosimo; onde A. con la dolcezza dello sfumato e con la trasparenza delle velature riuscì a conquistare la massima morbidezza del modellato e leggerezza atmosferica. Il colorismo oleare assecondante la moda peruginesca dei suoi primi anni si andò a poco per volta armonizzando in un'intonazione dominante grigio rosea, rilevata da pastose lumeggiature e da velati cangianti. Sul tardi, in omaggio a Michelangelo, A. ingrandì il proprio stile, ma la delicatezza del suo gusto e la limitatezza delle sue aspirazioni gl'impedirono di trascendere verso le esagerazioni di altri, che al pari di lui non erano di forza per tali ardimenti. Assecondando quindi la propria modesta natura egli riuscì corretto nel disegno, onde fu chiamato "Andrea senza errori", mentre nell'orbita del colorismo fiorentino si può considerare il massimo pittore; ché, se non gli fosse mancata la scintilla del genio ad animarne lo spirito creativo timido e convenzionale, A. sarebbe stato da porsi tra i sommi.
La sua più antica tavola dipinta per la chiesa di S. Gallo distrutta durante l'assedio di Firenze è il Noli me tangere oggi agli Uffizî, ancora rigida di movimento e timida di colore. La prima opera monumentale cui pose mano A. fin dalla prima giovinezza fu la decorazione in terra verde a chiaroscuro del piccolo chiostro dello Scalzo, che egli iniziò con un Battesimo di Cristo di maniera ancora alquanto peruginesca, e riprese saltuariamente secondo date documentate dal 1514, rappresentandovi i fatti della vita di S. Giovanni Battista con maniera variata secondo i progressi dell'arte propria; l'ultima storia, la Nascita del santo, è del 1526. Nel 1508 A. si matricola all'Arte dei medici e speziali. Poco dopo egli comincia nel chiostrino dell'Annunziata gli affreschi con storie di S. Filippo Benizzi, ove si vede il costante evolvere e ammorbidirsi del suo stile coloristico a cominciare dalla ancor quasi quattrocentesca Resurrezione dî un fanciullo per terminare nel 1510 col Bacio della reliquia. 
Dall'altro lato del cortile A. dipinse nel 1511 il Corteo dei Magi e nel 1514 terminò il suo primo capolavoro, la Natività della Vergine, ove già raggiunge la massima dolcezza d'intonazione e di sfumato nell'armonia di una nobile e calma composizione. Nel 1515 per l'ingresso trionfale di Leone X in Firenze egli decorò di chiaroscuri la facciata posticcia del duomo eretta da Iacopo del Sansovino. Con costui s'era legato di stretta amicizia e si scambiavano disegni e modelli, come avvenne per la stupenda Madonna delle Arpie dipinta nel 1517 per le monache di S. Francesco, oggi agli Uffizî. In questo anno sposò Lucrezia del Fede, bella vedova di carattere estroso che sembra gli rendesse la vita alquanto tribolata; gli servì da modella per molti dipinti e ne fece ritratti tra i quali il più bello trovasi al Prado a Madrid. Nel 1518 fu invitato in Francia alla corte di Francesco I ove fece il ritratto del Delfino ed altri dipinti dei quali rimane, al Louvre, una Carità; ma né i successi né i rapidi guadagni lo trattennero l'anno seguente dal recarsi a Firenze col pretesto di provvedere quel re d'opere d'arte antiche e moderne e di prendere seco la consorte; invece non trovò più il verso di tornare in Francia mancando di fede a Francesco I e consumando in altro modo il denaro. Nel 1520 A. mise mano a costruire per sé una casa che ancora oggi si distingue all'angolo di via Gino Capponi (già San Sebastiano) con via Giuseppe Giusti (già del Mandorlo). Nel 1521 incominciò per il salone della villa Medicea di Poggio a Caiano l'affresco del Tributo di Cesare, ricco di figure, di animali, di architetture, completato più tardi da Alessandro Allori. Nel 1524 dipinse per le monache di S. Pietro a Luco in Mugello la Deposizione oggi a Pitti; nel 1525 un altro capolavoro, la Madonna del Sacco, in fresco nel chiostro dell'Annunziata; nel 1528 una Madonna con Santi per il duomo di Sarzana oggi a Berlino e i quattro Santi per la Vallombrosa oggi agli Uffizî. Nel 1530, durante l'assedio, A. dovette dipingere all'esterno del palazzo del Podestà i capitani traditori e i ribelli impiccati in effigie per i quali esistono stupendi disegni. Durante questo assedio, mentre per la difesa della città si andavano demolendo tutti gli edifizî del piano fuori delle porte sulla destra dell'Arno, il popolo stupefatto dalla bellezza del Cenacolo di A. dipinto nel 1527 in S. Salvi non ebbe il coraggio di atterrarlo, e ancora oggi vi si può ammirare in eccellente stato di conservazione. Così rispettò anche un altro suo ammiratissimo affresco presso la Porta a Pinti, una Madonna, che il tempo ha distrutto, ma che si conosce per molteplici copie. A. morì il 22 gennaio 1531 e fu sepolto nel chiostrino dell'Annunziata.
Numerosissime inoltre sono le opere di A., che si conservano in Firenze e fuori. Ricorderemo qui nella Galleria Pitti, l'Annunziazione del 1512 (con l'iscrizione: Andrea del Sarto ecc.) la Disputa della Trinità del 1517, l'opera sua più perfetta per l'espressione e per la calda fusione del colorito, due grandi Assunzioni, l'una commessa da B. Panciatichi per una chiesa di Lione, l'altra nel 1526 dalla madre del cardinale Passerini per Cortona, due Madonne in gloria con santi per chiese di Gambassi e di Poppi, due Sante famiglie, due Storie di Giuseppe per la camera nuziale dei Borgherini, il S. Giovannino; agli Uffizî, il ritratto d'una poetessa, il S. Giacomo, l'autoritratto su tavola; alla SS. Annunziata, la testa del Redentore. A Pisa nel duomo, cinque Santi tra i quali la celebre S. Agnese; a Roma, due Madonne nelle gallerie Borghese e Barberini. A Vienna, la Pietà e i tre Arcangioli; a Dresda, lo Sposalizio di S. Caterina e il Sacrifizio d'Isacco; a Londra, un meraviglioso ritratto di scultore. Altre Madonne all'Hermitage, al Louvre, al Prado, ecc. /di Carlo Gamba, ©Treccani, Enciclopedia Italiana