13/08/15 Aggiornato il:

Daniele da Volterra | Descent from the Cross, 1545



Daniele Ricciarelli (c. 1509 - 4 April 1566), better known as Daniele da Volterra, was an Italian painter, Mannerist and sculptor.
Daniele's best-known painting is the Descent from the Cross in the Trinità dei Monti (circa 1545), after drawings by Michelangelo; by an excess of praise this work was at one time grouped with Raphael's Transfiguration and the Last Communion of St. Jerome by Domenichino as the most famous pictures in Rome.

The first major commission of Daniele da Volterra came in 1541, when he was asked to decorate with frescoes the Cappella Orsini in the Trinità dei Monti in Rome.
There his most famous painting is located, the Descent from the Cross (c. 1545). It measures 57 inches by 85 inches.
However the painting was influential in that many painters came to study and draw the painting. Included amongst them was Peter Paul Rubens who was in Italy from 1600-1608. He knew the painting well during his stay in Rome.
Peter Paul Rubens - Descent from the Cross, 1614
The Descent from the Cross was a theme that Rubens explored in numerous compositions, creating some of his most powerful and dramatic works. His great triptych of The Descent from the Cross was painted in 1612/3 for the chapel of the guild of the Harquebusiers in Antwerp cathedral. The influence of da Volterra`s work is evident in Rubens` compositions.



Nel 1545, l’affresco capolavoro "Discesa dalla croce" di Daniele Ricciarelli, detto Daniele da Volterra (Volterra 1509 - Roma 1566), fu immediatamente considerato un capolavoro.
Citato nei diari di viaggio come uno dei maggiori riferimenti pittorici, oggetto di studio necessario per tutti i giovani artisti che soggiornavano a Roma durante il loro “Grand Tour”, la “Deposizione” è stata descritta e copiata molte volte. Numerosi grandi artisti come il Barrocci, Caravaggio, Poussin, Bernini, David e Rubens si sono ispirati nelle loro opere al dipinto.
Affrescata nella prima cappella Orsini di Trinità dei Monti fu realizzata da Daniele da Volterra insieme all'apparato di stucchi dell’intera cappella. Il crollo delle volte, nel 1800, distrusse questo gioiello del Manierismo romano.
La sopravvivenza della sola “Deposizione” si deve al coraggioso intervento di recupero di Pietro Palmaroli che staccò l’affresco trasportandolo su un supporto in tela trasformandolo cosi in un dipinto mobile. Quell'intervento, assolutamente innovativo per l’epoca, si è rivelato nel tempo tragicamente inefficace. I prodotti utilizzati per la posa e la collocazione del dipinto sul nuovo supporto, la loro applicazione e il restauro della pittura si sono dimostrati catastrofici per l’opera, sia sul piano materiale sia sul piano estetico.
Dopo lo stacco effettuato dal Palmaroli, la "Deposizione" venne ospitata temporaneamente ai Musei Capitolini. Il rinnovato interesse della famiglia Orsini, riportò l’opera a Trinità dei Monti.
Infatti, dato per "perduto", i tre anni di lavoro di restauro da Adriano Luzi e Luigi de Cesaris, lo hanno riconsegnato alla storia dell’arte.