Il simbolismo romantico di Gustave Moreau

Il simbolismo romantico di Gustave Moreau

Gustave Moreau (1826-1898) è stato un pittore Francese, precursore del Simbolismo e del Surrealismo.
La sua arte si distacca nettamente dal realismo e dall'impressionismo del suo tempo per rifugiarsi in un universo onirico, mistico e fortemente teatrale, popolato da figure mitologiche, bibliche ed allegoriche.
L'opera di Moreau si distingue per una straordinaria fusione di elementi stilistici e tematici:
👉 Mito e Religione: Rivisitò costantemente i grandi miti classici ed i racconti della Bibbia (come le storie di Salomè, Edipo, Orfeo e Prometeo) interpretandoli in chiave psicologica e decadente.



👉 Dettaglio Ossessivo e Decorativo: Le sue tele presentano superfici ricchissime, quasi paragonabili ad oreficerie o smalti bizantini, con textures intricate e strati sovrapposti di colore che creano atmosfere magiche ed esotiche.
👉 La figura della Femme Fatale: Moreau esplorò profondamente il dualismo tra purezza spirituale e sensualità distruttrice, incarnato spesso da figure femminili misteriose e letali.


Gustave Moreau nacque a Parigi da Louis Moreau e Pauline Desmontiers.
Il primo, architetto di influenze neoclassiche, offrì al giovane figlio un'ampia biblioteca costituita da opere di gran pregio, dove il giovane Gustave esplorò i capolavori della letteratura occidentale (tra i quali Ovidio e Dante Alighieri), i grandi trattati dell'architettura (Vitruvio e Leon Battista Alberti) ed i trattati pittorici di Leonardo da Vinci e Winckelmann.

La madre invece, devota al suo unico figlio, gli trasmise la passione per la musica.
Dopo essersi avviato negli studi superiori con scarsi risultati nel Collegio Rollin, ottenne nel 1844 il baccalaureato dopo essersi preparato privatamente.
Vari studiosi intravedono già nell'adolescenza di Gustave i segni di una personalità schiva e restia alle interazioni sociale, manifestando i primi sentori di un carattere fragile ed ombroso che sfocerà poi nella sua arte.


Era infatti già emersa la passione per il disegno, sviluppata poi nella bottega di Francois Picot.
Quest'ultimo lo introdusse alla pittura storica e soprattutto italiana, spingendolo ad eseguire minuziose copie degli artisti cisalpini esposti al Museo del Louvre.
Ammesso nel '46 alla Scuola delle Belle Arti, non riuscì mai a conseguire il Grand Prix de Rome, cosa che lo portò nel 1849 ad abbandonare l'istituto rifiutando per sempre la canonica e convenzionale arte accademica.

Si appassionò dunque alle opere di Theodore Chasseriau, artista dotato nel disegno ed a sua volta seguace dei due grandi artisti romantici francesi, Ingres e Delacroix; proprio quest'ultimo segnò un'altra tappa nella bildung artistica di Moreau, essendo ispirate a Delacroix le opere di Gustave dal 1850 fino al viaggio in Italia.


La maturazione artistica, poetica e personale dell'artista non però era ancora giunta a compimento.
Egli visse una gioventù degna di un ricco erede, partecipando ed esibendosi canoramente nei salotti parigini, assistendo alle esibizioni ippiche tanto apprezzate dell'élite del tempo, ma sottraendosi alle luci della ribalta e a quella necessità di anticonformismo rispetto alla plebe tipica del dandismo di Baudelaire, Byron, Poe.



Per completare la propria maturazione artistica Moreau intraprese dunque nel 1857 il proprio grand tour, recandosi in Italia, ricopiando opere in tutta Roma, visitando Firenze e poi Venezia, dove rimase affascinato dai dipinti di Vittore Carpaccio dai quali poi trarrà spunto per le proprie Chimere.
In questo viaggio strinse una solida amicizia con un giovane Edgar Degas e Pierre Puvis de Chavannes.


Rientrato a Parigi il successo non tardò ad arrivare: nel Salon del 1864 espose "Edipo e la Sfinge" che riscosse riscontri positivi nella critica, per poi consacrarsi negli anni successivi perfezionando il proprio stile: il segno si fa più netto e preciso ed il colore risplende in bagliori di smalto mentre il chiaroscuro sfuma in ombre dorate; vengono riprese così le teorie coloristiche di Delacroix e gli studi chimici di Michel Eugène Chevreul.


Nel 1870 inizia a produrre una serie di quadri rappresentati Salomè, la principessa giudaica che incantò il re Erode con il proprio danzare, culminanti nell'Apparizione.
Con tali opere si guadagnerà l'appellativo di pittore delle Salomè.
Da questo momento le sue composizioni si fanno sempre più complesse, inglobando elementi eterogenei per creare un clima mistico e allo stesso tempo sensuale.


Il mito e la storia si fondono in modo suggestivo, in cui il naturalismo quasi scientifico del dettaglio, appare marginale rispetto alla stupefacente fantasia dell'insieme.
Esempi di queste trasfigurazioni fantastiche sono le illustrazioni per le favole di Jean de La Fontaine (eseguite tra il 1881 e il 1885) e grandi dipinti come le Chimere (definite dallo stesso autore un decamerone satanico) o Giove e Semele, quadro dal gusto esotico e dai colori vivaci.


A partire dal 1886 si dedica con assiduità agli schizzi ad olio e agli acquerelli, in cui risaltano, ora espresse con grande libertà stilistica, le sue già notevoli qualità di colorista, ormai libero da vincoli formali e compositivi, dando ora maggior sfogo alla sua fantasia.
Nel 1891 è nominato professore all'Accademia di belle arti di Parigi e ha tra i suoi allievi molti dei futuri esponenti del movimento dei fauves, tra cui Henri Matisse, Pierre-Albert Marquet e Georges Rouault.


Moreau muore a Parigi il 18 aprile 1898 ed è sepolto nel cimitero di Montmartre, che diventerà poi il tradizionale cimitero degli artisti parigini.
La maggior parte delle sue opere sono conservate in quella che fu la sua dimora parigina ed è, dal 1902, il Museo Gustave Moreau.