Raffaello Sanzio compose, prevalentemente intorno al 1509, cinque Sonetti d'amore accertati - più il sesto di dubbia attribuzione - sui fogli di disegni preparatori per l'affresco della Disputa del Sacramento nella Stanza della Segnatura in Vaticano.
I versi non vennero scritti su fogli da lettere, ma ai margini dei cartoni preparatori.
Questo dimostra che l'ispirazione poetica coglieva Raffaello proprio mentre l'artista era immerso nella creazione visiva.
Nonostante l'andamento metrico a volte incerto e la grafia popolare, i sonetti rivelano la conoscenza dei modelli di Francesco Petrarca e della lirica cortese del tempo.
I. Amor, tu m'envesscasti con doi lumi
II. Como non podde dir d'arcana Dei
III. Un pensier dolce è rimembra[r]se in modo
IV. [S']a te servir par mi stegeniase, Amore
V. [Fe]llo pensier, che in ricercar t'afanni
VI. Come la veggo e chiara sta nel core
Amor, tu m’envesscasti con doi lumi
de doi beli occhi dov’io me strugo e [s]face,
da bianca neve e da rosa vivace,
da un bel parlar in donnessi costumi.
Tal che tanto ardo, ch[e] né mar né fiumi
spegnar potrian quel foco; ma non mi spiace,
poiché ’l mio ardor tanto di ben mi face,
ch’ardendo onior più d’arder me consu[mi].
Quanto fu dolce el giogo e la catena
de’ toi candidi braci al col mio vòl[ti],
che, sogliendomi, io sento mortal pen[a].
D’altre cose io’ non dico, che fôr m[olti],
ché soperchia docenza a mo[r]te men[a],
e però tacio, a te i pens[e]r rivolti.
II. Como non podde dir d'arcana Dei
Como non podde dir d'arcana Dei
Paul, como disceso fu dal c[i]elo,
così el mio cor d’uno amoroso velo
ha ricoperto tuti i penser miei.
Però quanto ch’io viddi e quanto io fei
pel gaudio taccio, che nel petto celo,
ma prima cangerò nel fronte el pelo,
che mai l’obligo volga in pensi[e]r rei.
E se quello altero almo in basso cede,
vedrai che non fia a me, ma al mio gran foco,
qua più che gli altri in la fervenzia esciede.
Ma pensa ch’el mio spirto a poco a poco
el corpo lasarà, se tua mercede
socorso non li dia a tempo e loco.
III. Un pensier dolce è rimembra[r]se in modo
Un pensier dolce è rimembra[r]se in modo
di quello asalto, ma più gravo è il danno
del partir, ch’io restai como quei ch’hano
in mar perso la stella, se ’l ver odo.
Or, lingua, di parlar disogli el nodo
a dir di questo inusitato ingano
ch’Amor mi fece per mio gravo afanno,
ma lui pur ne ringrazio e lei ne lodo.
L’ora sesta era, che l’ocaso un sole
aveva fatto, e l’altro surse in loco,
ato più da far fati che parole.
Ma io restai pur vinto al mio gran foco
che mi tormenta, ché dove l’on sòle
disiar di parlar, più riman fioco.
III. Sweet Remembrance
Translation by J. Richardson, (sen.)
Sweet Remembrance! Hour of Bliss
When we met, but Now the more
I Mourn, as when the Sailor is
Star-less, distant far from Shore.
Now Tongue, tho’ ‘tis with Grief, relate
How Love deceiv’d me of my Joy;
Display the Unaccustom’d Cheat,
But Praise the Nymph, and Thank the Boy.
It was when the declining Sun
Beheld Another Sun arise;
And There where Actions should be done
No Talking, only with the Eyes.
But I tormented by the Fire
That burnt within, was overcome:
Thus when to speak we most desire
The More we find we must be Dumb.
IV. [S']a te servir par mi stegeniase, Amore
[S']a te servir par mi stegeniase, Amore,
per li efetti dimostri da me in parte,
tu sai el perché, senza vergante e in carte
ch’io dimostrai el contrario del mio core.
[I]o grido e dico or che tu sei el mio signiore
dal centro al ciel, più sù che Iove o Marte,
e che schermo non val, né ingenio o arte,
a schifar le tue forze e ’l tuo furore.
Or questo qui fia noto: el foco ascoso
io portai nel mio peto; ebbi tal grazia,
che inteso alfin fu suo spiar dubioso:
e quell’alma gentil non mi dislazia,
ond’io ringrazio Amor, che a me piatoso
. . . . . .
V. [Fe]llo pensier, che in ricercar t'afanni
[Fe]llo pensier, che in ricercar t’afanni
[d]e dare in preda el cor per più tua pace,
[n]on vedi tu gli efetti aspri e tenace
[de] cului che n’usurpa i più belli anni?
[Dur]e fatiche, e voi, famosi afanni,
[r]isvegliate el pensier che in ozio giace,
most[r]ateli quel sole alto che face
[s]alir da’ bassi ai più sublimi scanni.
[Div]ine alme celeste, acuti ing[e]ni,
che...
disprezando le pompe e scetri e regni..
Deceitful thought why torture thyself in searching?
where to give the heart in prey for greater peace?
See you not the hard and tenacious effects
engraved, robbing my most beauteous years?
Hard exertions and cares for fame
away thought which rests in idleness!
Show it the elevated path which makes it
to mount from the low to the highest footstep!
Find out for me sharpwitted genii
a healing bark with whips and stones
disdaining splendour and avoiding courts...
VI. Come la veggo e chiara sta nel core
Come la veggo e chiara sta nel core
tua gran bellezza, il mio pennello franco
non è in pingere egual e viene manco,
perché debol riman per forte amore.
Sì mi tormenta lo infinito ardore.
Il volto roseo, il seno colmo e bianco,
con lo rotondo delicato fianco,
ha di vaghezza che abbaglia di splendore.
L’insieme allo pensier tutto commosse,
che atto non fe’ il saper; perciò nemica
fece la man che al ben ritrar non mosse.
Ognor fisso studiar in dolce amica
quella beltà che ciel credea sol fosse,
fia che il desiar compirà la mia fatica.
While primarily celebrated as a master Renaissance painter, Raffaello Sanzio (Raphael) also wrote several Petrarchan sonnets, scribbled directly onto his preparatory design drawings.
Around 1509, while working on masterpieces like the Disputa del Sacramento frescoes and La Belle Jardinière, Raphael composed roughly six love sonnets.
These poems are widely believed to be dedicated to his famous lover and model, Margherita Luti, known as "La Fornarina".
As I visualize it, and as it stands clear in my heart,
your great beauty makes my usually bold brush
unequal to the task; it falls short,
because it remains weakened by such a powerful love.
Thus, this infinite burning passion torments me.
The rosy face, the full and white breast,
together with the round, delicate hip,
hold a charm that dazzles with splendor.
The sight of you completely overwhelmed my thoughts,
so much so that my knowledge could not act; therefore,
it made an enemy of my hand, which failed to move and paint you well.
Forever fixing my study upon my sweet friend,
on that beauty which I believed belonged only to heaven,
it will be my desire alone that completes my heavy labor.
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)