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Michelangelo Buonarroti | Tondo Doni, 1505-1506






Michelangelo painted this Holy Family for a Florentine merchant, Agnolo Doni, whose prestigious marriage to Maddalena Strozzi in 1504 took place in a period that was crucial for early 16th-century Florentine art.
The presence in the city of Leonardo🎨, Michelangelo🎨 and Raphael🎨 together, boosted the already lively Florentine art scene, which in the first decade of the century experienced a period of great cultural fervour.

Daniele da Volterra🎨 | Portrait of Michelangelo Buonarroti

Agnolo was thus able to celebrate his marriage and the birth of his first child with some of the highest expressions of this exceptional artistic period: a portrait of husband and wife painted by Raphael and the ‘tondo’ by Michelangelo, which is the only finished panel painting by the artist to survive.
Michelangelo had not long studied the potential of the circular shape, which was greatly appreciated in the early Renaissance for religious decorations for the home, in the marble of the “Pitti Tondo” (Bargello National Museum) and the “Taddei Tondo” (Royal Academy of London): in both cases, the Virgin, Child and Infant St John powerfully occupy the whole surface of the relief.

Michelangelo Buonarroti | Pitti Tondo | The Virgin and Child, 1503-1504 | Bargello National Museum, Florence

Michelangelo Buonarroti | Pitti Tondo | The Virgin and Child, 1503-1504 (detail) | Bargello National Museum, Florence

Michelangelo Buonarroti | Taddei Tondo | The Virgin and Child with the Infant St, John, 1504-05 |  Royal Academy of Arts, London

The “Doni Tondo” is also conceived as if it were a sculpture, in which the pyramidal composition of the group takes up almost the entire height and width of the panel.
It has been noted that the compactness of the group is like the structure of a dome, albeit one that is animated on the inside by the twisting bodies and the concatenation of gestures as the Christ Child is gently passed from the hands of St Joseph to those of Mary.
This composition, which is so articulated and expressive, comes from Michelangelo’s own knowledge and study of the great marble sculptures from the Hellenic Period (III-I century B. C.), with their outstanding coiled movements and high degree of expression, which were emerging from excavations of Roman villas.


Some of these important finds, such as the Apollo of the Belvedere and the Laocoön excavated in January 1506, are promptly referred to in the painting, among the naked figures leaning against a balustrade (to the left and right of St Joseph). The presence of Laocoön made it possible to date the tondo to a period coinciding with the birth of Maria Doni (September 1507).
The young figures, whose identification is complex, seem to represent pagan humanity, separated from the Holy Family by a short wall that represents original sin, past which there is also an Infant St John, which would seem to refer to the interpretation of the painting as being for a christening.
The frame around the painting, probably designed by Michelangelo, was carved by Francesco del Tasso, an exponent of the highest level of the tradition of wood carving in Florence.
It shows the head of Christ and those of four prophets, surrounded by grotesques and racemes, in which there are half moons, hidden in the top left section: the emblem of the Strozzi family. | © The Uffizi Gallery, Florence



Michelangelo dipinse questa Sacra Famiglia per Agnolo Doni, mercante fiorentino il cui prestigioso matrimonio nel 1504 con Maddalena Strozzi avvenne in un periodo cruciale per l’arte a Firenze di inizio secolo.
La compresenza in città di Leonardo🎨, Michelangelo🎨 e Raffaello🎨 apportò uno scatto di crescita al già vivace ambiente fiorentino, che nel primo decennio del secolo visse una stagione di altissimo fervore culturale.
Agnolo poté quindi celebrare le sue nobili nozze e la nascita della sua primogenita con alcune delle massime espressioni di questa eccezionale fioritura: i ritratti dei due coniugi dipinti da Raffaello, e il tondo di Michelangelo, che è l’unico dipinto certo su tavola del maestro. Michelangelo aveva da poco studiato le potenzialità del formato circolare, molto apprezzato nel primo Rinascimento per gli arredi devozionali domestici, nei marmi del “Tondo Pitti” (Museo Nazionale del Bargello) e del “Tondo Taddei” (Royal Academy di Londra): in entrambi i casi la Madonna, il Bambino e San Giovannino occupano prepotentemente tutta la superficie del rilievo.
Anche il "Tondo Doni" è concepito come una scultura, in cui la composizione piramidale del gruppo si impone su quasi tutta l’altezza e la larghezza della tavola.
E’ stato notato che, nella sua compattezza, il gruppo ricorda la struttura di una cupola, tuttavia animata al suo interno dalle torsioni dei corpi e dalla concatenazione dei gesti per il passaggio delicatissimo del Bambino dalle mani di San Giuseppe a quelle della Vergine.


Questa composizione così articolata ed espressiva scaturisce dalla conoscenza e dallo studio da parte di Michelangelo dei grandi marmi del periodo ellenistico (III-I secolo a. C.), contraddistinti da movimenti serpentinati e forte espressività, che stavano emergendo dagli scavi delle ville romane. Alcuni di questi importanti ritrovamenti, come l’Apollo del Belvedere ed il Laocoonte scavato nel gennaio 1506, sono citati puntualmente nel quadro fra le figure in piedi, appoggiati ad una balaustra (rispettivamente a sinistra e a destra di San Giuseppe).
La presenza di Laocoonte permette di avanzare per il tondo una datazione che coincide con la nascita di Maria Doni (settembre 1507).
I giovani, la cui identificazione è complessa, sembrano rappresentare l’umanità pagana, separata dalla Sacra Famiglia da un basso muretto che rappresenta il peccato originale, oltre il quale c’è anche San Giovannino, che favorirebbe l’interpretazione battesimale del dipinto.
La cornice del tondo, probabilmente su disegno di Michelangelo è stata intagliata da Francesco del Tasso, esponente della più alta tradizione dell'intaglio ligneo fiorentino.
Vi sono raffigurate la testa di Cristo e quelle di quattro profeti, circondate da grottesche e racemi, in cui sono nascoste, in alto a sinistra, delle mezze lune, insegne araldiche della famiglia Strozzi. | © Galleria degli Uffizi, Firenze


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