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Giuseppe Sanmartino | The Veiled Christ, 1753


Placed at the centre of the nave of the Sansevero Chapel, The Veiled Christ is one of the most famous and impressive works of art in the world.
It was the Prince’s wish that the statue be made by Antonio Corradini (Italian🎨 Rococo sculptor🎨, 19 October 1688 - 12 August 1752), who had already done Modesty for him.
However, Corradini died in 1752 and only managed to make a terracotta scale model of the Christ, which is now preserved in the Museo di San Martino.


So Raimondo di Sangro appointed a young Neapolitan artist, Giuseppe Sanmartino ((Italian🎨 Rococo sculptor🎨, 1720-1793), to make "a life-sized marble statue, representing Our Lord Jesus Christ dead, and covered in a transparent shroud carved from the same block as the statue".
Sanmartino paid little heed to the previous scale model made by the Venetian sculptor.
Both in Modesty, and in the Veiled Christ, the original stylistic message is in the veil, but Sanmartino’s late baroque feeling and sentiment permeate the shroud with a movement and a meaning far removed from Corradini’s rules.
The modern sensitivity of the artist sculpts and divests the lifeless body of its flesh, which the soft shroud mercifully covers, on which the tormented, writhing rhythms of the folds of the veil engrave deep suffering, almost as if the compassionate covering made the poor limbs still more naked and exposed, and the lines of the tortured body even more inexorable and precise.

Antonio Corradini ((Italian🎨 Rococo sculptor🎨, 1688-1752)| The Veiled Christ, 1744

The swollen vein still pulsating on the forehead, the wounds of the nails on the feet and on the thin hands, and the sunken side finally relaxed in the freedom of death are a sign of an intense search which has no time for preciosity or scholastic canons, even when the sculptor meticulously "embroiders" the edges of the shroud or focuses on the instruments of the Passion placed at the feet of Christ.
Sanmartino’s art here becomes a dramatic evocation, that turns the suffering of Christ into the symbol of the destiny and redemption of all humanity. | © Museo Cappella Sansevero, Napoli





Posto al centro della navata della Cappella Sansevero, il Cristo Velato è una delle opere più note e suggestive al mondo.
Nelle intenzioni del committente, la statua doveva essere eseguita da Antonio Corradini (Venezia, 1688 - Napoli, 12 agosto 1752), che per il principe aveva già scolpito la Pudicizia.
Tuttavia, Corradini morì nel 1752 e fece in tempo a terminare solo un bozzetto in terracotta del Cristo, oggi conservato al Museo di San Martino.
Fu così che Raimondo di Sangro incaricò un giovane artista napoletano, Giuseppe Sanmartino (Napoli, 1720 - Napoli, 12 dicembre 1793), di realizzare "una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua".
Sanmartino tenne poco conto del precedente bozzetto dello scultore veneto.
Come nella Pudicizia, anche nel Cristo Velato l’originale messaggio stilistico è nel velo, ma i palpiti ed i sentimenti tardo-barocchi di Sanmartino imprimono al sudario un movimento e una significazione molto distanti dai canoni corradiniani.


La moderna sensibilità dell'artista scolpisce, scarnifica il corpo senza vita, che le morbide coltri raccolgono misericordiosamente, sul quale i tormentati, convulsi ritmi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi che la pietosa copertura rendesse ancor più nude ed esposte le povere membra, ancor più inesorabili e precise le linee del corpo martoriato.
La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato e rilassato finalmente nella morte liberatrice sono il segno di una ricerca intensa che non dà spazio a preziosismi o a canoni di scuola, anche quando lo scultore "ricama" minuziosamente i bordi del sudario o si sofferma sugli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo.
L’arte di Sanmartino si risolve qui in un’evocazione drammatica, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità. | © Museo Cappella Sansevero, Napoli