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Wassily Kandinsky | II - Del movimento, 1910



Lo spirituale nell'arte, 1910

Un grande triangolo acuto diviso in sezioni disuguali, che si restringono verso l'alto, rappresenta in modo schematico, ma preciso, la vita spirituale. In basso, le sezioni del triangolo diventano sempre più grandi ed estese.

Il triangolo si muove lentamente, quasi impercettibilmente, verso l'alto e dove "oggi" c'è il vertice, "domani" ci sarà la prima sezione; quello cioè che oggi è comprensibile solo al vertice, e per il resto del triangolo è ancora un oscuro vaniloquio, domani diventerà la vita, densa di emozioni e di significati, della seconda sezione.
Al vertice sta qualche volta solo un uomo. Il suo sguardo è sereno come la sua immensa tristezza. E quelli che gli sono più vicini non lo capiscono. Irritati, lo definiscono un truffatore o un pazzo. Così disprezzarono Beethoven, che visse da solo, al vertice.

Wassily Kandinsky | Various actions


Quanti anni ci sono voluti prima che una sezione più larga del triangolo arrivasse dove era lui! E nonostante tutti i monumenti in suo onore, sono veramente molti quelli che hanno raggiunto quel punto?
In ogni sezione del triangolo si possono trovare degli artisti. Tra loro, chi sa guardare al di là della sua sezione è un profeta e aiuta s muovere il carro inerte. Se invece non possiede quest`occhio acuto, se per finalità e cause meschine lo chiude o ne fa cattivo uso, viene capito e celebrato da tutti i compagni della sua sezione. Più grande è la sezione (cioè più in basso si trova), maggiore è la massa di chi capisce la parola di quell`artista. È chiaro che ognuna di queste sezioni ha consciamente o (più spesso) inconsciamente fame del proprio pane spirituale. E' il pane che le danno i suoi artisti, e a cui domani aspirerà la sezione successiva.

Quest'esposizione schematica non esaurisce ceno il quadro della vita spirituale. Fra l`altro, non mostra un lato in ombra: una grande macchia nera, senza vita. Troppo spesso accade che il pane spirituale nutra coloro che vivono già in una sezione più elevata. Per loro diventa un veleno; preso in piccole dosi, fa decadere lentamente l anima da una sezione più alta a una più bassa; in dosi maggiori la porta al collasso, facendola precipitare in sezioni sempre più basse.
Sienkiewicz, in un suo romanzo paragona la vita spirituale al nuoto: chi non continua a lavorare e non lotta per stare a galla, affonda inesorabilmente. E allora l'ingegno, il "talento" (in senso evangelico) può diventare una maledizione, non solo per l'artista che lo possiede, ma anche per chi mangia il pane avvelenato.

L'artista che usa la sua energia per soddisfare esigenze meno elevate, dà un contenuto impuro a una forma apparentemente artistica, mescola elementi deboli ad elementi negativi, fa ingannare gli uomini, e li aiuta a ingannare se stessi convincendoli che sono spiritualmente assetati, e che possono soddisfare la loro sete ad una sorgente pura.
Opere come queste non favoriscono il movimento verso l'alto, ma lo frenano, soffocano il desiderio di migliorare e diffondono la peste.
I periodi in cui l'arte non ha grandi uomini, in cui manca il pane metaforico, sono periodi di decadenza spirituale. Le anime continuano a cadere dalle sezioni superiori a quelle inferiori, e tutto il triangolo sembra fermo.
Sembra abbassarsi e arretrare. In queste epoche silenziose e cieche gli uomini danno importanza solo al successo esteriore, si preoccupano unicamente dei beni materiali e salutano come grande impresa il progresso tecnico, che giova e può giovare solo al corpo.
Le energie spirituali vengono sottovalutate, se non ignorate.

I pochi che hanno ideali e senso critico sono scherniti o considerati anormali. Le rare anime che non sanno restare avvolte nel sonno e sentono un oscuro desiderio di spiritualità, di conoscenza e di progresso, infondono una nota di tristezza e di rimpianto nel grossolano coro materiale. La notte diventa sempre più fitta. Il grigiore si addensa intorno a queste anime tormentate e sfibrate dai dubbi e dalle paure, che spesso preferiscono un salto improvviso e violento nel buio piuttosto che una lenta oscurità.
L'arte, che in tempi come quelli ha vita misera, serve solo a scopi materiali. E poiché non conosce materia delicata cerca un contenuto nella materia dura. Deve sempre riprodurre gli stessi oggetti. Il "che cosa" viene eo ipso meno; rimane solo il problema di "come" l'oggetto materiale debba essere riprodotto dall'artista. Questo problema diventa un dogma. L'arte non ha più anima.

Wassily Kandinsky | Park of St.Cloud Entrance

Su questa via del "come", l'arte procede.
Si specializza e diventa comprensibile solo agli artisti, che cominciano a lamentarsi dell'indifferenza del pubblico. Poiché in tempi simili l'artista medio non ha bisogno di dire molto e gli basta un minimo di "diversità" per farsi notare e osannare da certi gruppetti di mecenati e conoscitori (il che può comportare grandi vantaggi materiali), una gran massa di persone superficialmente dotate si
butta sull'arte, che sembra così facile.
In ogni "centro artistico" vivono migliaia e migliaia di artisti, la maggior parte dei quali cerca solo una maniera nuova, e crea milioni di opere d'arte col cuore freddo e l'anima addormentata.
La "concorrenza" cresce. La caccia spietata al successo rende la ricerca sempre più superficiale. I piccoli gruppi, che casualmente si sono sottratti a questo caos di artisti e di immagini si trincerano nelle posizioni conquistate. Il pubblico, che e rimasto arretrato, guarda senza capire, non ha interesse per un'arte simile e le volta tranquillamente le spalle.

Nonostante l'accecamento, il caos e la caccia spietata, il triangolo spirituale procede lentamente, ma irresistibilmente verso l'alto.
Mosè torna di nascosto dal monte e vede danzare intorno al vitello d'oro. Ma porta agli uomini una nuova sapienza.
Il suo linguaggio, inaccessibile alle masse, è subito capito dall`artista che, dapprima inconsapevolmente, risponde all'intimo appello.
Nel problema del "come" si nasconde la possibilità della guarigione. E anche se nell'insieme il "come" è un problema sterile, la stessa ricerca di "diversità" o, diremmo oggi, di "personalità", fa scorgere negli oggetti non solo la cruda e aspra materia, ma anche qualcosa di meno corporeo di quell'oggetto realistico che si voleva riprodurre "così com'è", "senza interventi della fantasia".
Se poi il "come" coinvolge anche l'emotività dell`artista e sa esprimere le sue più intime esperienze, l'arte si pone già sulla via dove più tardi ritroverà necessariamente il perduto "che cosa" cioè il pane spirituale del risveglio spirituale ora all'inizio.
Questo "che cosa" non sarà più il "che cosa" materiale, oggettivo dell'epoca passata, ma un contenuto artistico: sarà l'anima dell'arte, senza la quale il corpo (il "come") non può vivere una vita piena e sana proprio come un uomo o un popolo.

Questo "che cosa" è il contenuto che solo l'Arte può cogliere e che solo l'arte, coi mezzi che lei sola possiede, può esprimere nitidamente.


Lo spirituale nell'arte / Concerning the Spiritual in Art, 1910

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