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Paul Cézanne | Corrispondenza con Émile Bernard



Aix, 27 giugno 1904

Mio caro Bernard,
ho ricevuto la vostra del... che ho lasciato in campagna. Se ho tardato a rispondervi, è perché sono soggetto a disturbi cerebrali, che mi impediscono di agire liberamente. Resto sotto l'urto delle sensazioni e, malgrado l'età, inchiodato alla pittura.
Il tempo è bello, ne approfitto per lavorare; bisognerebbe fare dieci buoni studi, e venderli cari, visto che gli amatori ci speculano sopra.

Ieri è arrivata qui una lettera indirizzata a mio figlio, che la signora Brémond [la governante di Cézanne] ritiene sia vostra; gliel'ho inviata in rue Duperré 16, Parigi, IX distretto. Sembra che Vollard abbia dato qualche giorno fa una serata danzante, in cui si è molto gozzovigliato. C'era tutta la giovane scuola, sembra, Maurice Denis, Vuillard eccetera. Si sono incontrati Paul e Joachim Gasquet. Credo che la cosa migliore sia lavorare molto. Voi siete giovane, realizzate e vendete.



Vi ricordate quel bel pastello di Chardin, armato di un paio di occhiali e di una visiera che gli faceva schermo? È una volpe, quel pittore. Non avete notato che bilanciando sul naso un leggero piano trasversale i valori visivi si stabiliscono meglio? Fate la prova e mi direte se mi inganno. [...]
Mi sembra che Paul m'abbia scritto che hanno preso in affitto qualcosa a Fontainebleau per passarvi un paio di mesi.


Aix, 25 luglio 1904

Mio caro Bernard,
ho ricevuto la «Revue Occidentale» [con l'articolo di Bernard su Cézanne]. Non posso che ringraziarvi per quello che avete scritto su di me.
Mi dispiace che non siamo vicini, perché non voglio aver ragione in teoria, ma dal vero. Ingres, malgrado il suo estyle (come dicono a Aix), e i suoi ammiratori, è solo un pittore molto mediocre. I più grandi, li conoscete meglio di me: i veneti e gli spagnoli.

Per fare progressi non c'è che la natura, l'occhio si educa nel rapporto con lei. Si fa concentrico a forza di guardare e di lavorare. Voglio dire che in un'arancia, in una mela, in una palla, in una testa, c'è un punto culminante; e questo punto è sempre - malgrado il terribile effetto di luce ed ombra, sensazioni di colore - il più vicino al nostro occhio; i bordi degli oggetti fuggono verso un centro posto sul nostro orizzonte. Con un minimo di temperamento si può essere veri pittori. Si possono fare delle cose buone senza avere un gran senso dell'armonia né del colore. Basta avere il sentimento dell'arte - quel sentimento che certamente fa inorridire i borghesi. Dunque le istituzioni, le pensioni, gli onori sono fatti solo per i cretini, i buffoni e i disonesti. Non fate il critico d'arte, fate della pittura.
La salvezza sta in questo.
Una cordiale stretta di mano, il vostro vecchio compagno P. Cézanne


Aix, 23 dicembre 1904

Mio caro Bernard,
ho ricevuto la vostra cara lettera da Napoli. Non mi dilungherò con voi in considerazioni estetiche. Sì, approvo la vostra ammirazione per il più valido dei veneti: celebriamo il Tintoretto. Il vostro bisogno di trovare un sostegno morale, intellettuale, in opere che sicuramente non saranno mai superate, vi mette in perpetuo allarme alla costante ricerca dei mezzi intravisti, che vi condurranno certamente a provare dal vero i vostri mezzi espressivi; e il giorno in cui li possederete, siate certo che ritroverete senza sforzo, e dal vero, i mezzi impiegati dai quattro o cinque grandi veneti.
Non è possibile contestare questo - sono molto categorico: - nel nostro organo visivo si produce una sensazione ottica, che ci fa classificare come luce, semitono o quarto di tono i piani rappresentati dalle sensazioni di colore. (La luce dunque non esiste per il pittore.) Così, per forza, si va dal nero al bianco, e poiché la prima di queste astrazioni è come un punto d'appoggio sia per l'occhio che per il cervello, annaspiamo, senza riuscire a imporci e a dominarci. In questo periodo - sono costretto a ripetermi un poco - ci rivolgiamo alle mirabili opere che ci ha trasmesso il passato, e lì troviamo conforto, sostegno, come una tavola di legno per un nuotatore. Tutto quello che mi dite nella lettera è proprio vero.
Sono felice di sapere che la signora Bernard, voi e i bambini state bene. Mia moglie e mio figlio sono a Parigi, in questo periodo. Ci ritroveremo presto, spero.
Mi auguro di aver risposto esaurientemente ai punti principali della vostra cara lettera.


Aix-en-Provence, 23 December 1904

My dear Bernard,
I have received your good letter from Naples. I will not launch out into aesthetic reflections with you. Yes, I approve of your admiration for the doughtiest Venetian of them all; we extol Tintoretto. Your need to find moral and intellectual support in works which will certainly never be excelled, keeps you perpetually on the alert, on an unceasing quest for the half-perceived methods that will surely bring you to a sense of your means of expression in contact with nature; and once you master those, you can be certain that you will rediscover, without effort and in contact with nature, the means employed by the four or five great Venetian painters.
This is what happens, unquestionably - I am positive: an optical sensation is produced in our visual organ, which leads us to classify as light, half-tone or quarter-tone, the planes represented by sensations of color. (Thus, light does not exist for the painter.) As long as, inevitably, one proceeds from black to white, the former of these abstractions being a kind of point of rest both for eye and brain, we flounder about, we cannot achieve self-mastery, get possession of ourselves. During this period (I tend to repeat myself, inevitably) we turn to the admirable works handed down to us through the ages, in which we find comfort and support, like a plank to the swimmer. - Everything you say in your letter is quite true.

I am glad to hear that Madame Bernard, yourself and the children are all well. My wife and son are in Paris at the moment. We shall be together again soon, I trust. I hope to answer the principal points in your good letter so far as possible. Please ask Madame Bernard to accept my respectful greetings and give Antoine and Irène a kiss from me. As for you, my dear confrère, I wish you a happy New Year, with a warm clasp of the hand.P. Cézanne


Aix, 1905, venerdì

Mio caro Bernard,

rispondo brevemente ad alcuni punti della vostra ultima lettera. Come avete scritto, credo in effetti di aver realizzato ancora qualche lentissimo progresso negli ultimi studi che avete visto da me. È comunque doloroso essere costretti a constatare che una migliore comprensione della natura, dal punto di vista del quadro e dello sviluppo dei mezzi espressivi, si accompagna alla vecchiaia e all'indebolimento del corpo.
Se i Salons ufficiali rimangono così mediocri, è perché propongono solo dei procedimenti più o meno diffusi. Sarebbe preferibile un maggiore apporto di emozioni personali, di osservazione e di carattere.
Il Louvre è il libro su cui impariamo a leggere. Non dobbiamo però accontentarci di apprendere le belle formule dei nostri illustri predecessori. Usciamo a studiare la bella natura, cerchiamo di liberare lo spirito e di esprimerci secondo il nostro temperamento personale. Del resto, il tempo e la riflessione modificano a poco a poco la visione, e infine giunge la comprensione.
È impossibile con questo tempo piovoso mettere in pratica all'aria aperta simili teorie pur così giuste. Ma la perseveranza ci fa comprendere gli interni come il resto. Solo i vecchi somari offuscano la nostra intelligenza, che ha bisogno di essere stimolata.
Mi capirete meglio quando ci rivedremo; lo studio modifica la nostra visione a tal punto che l'umile e colossale Pissarro si trova giustificato con le sue teorie anarchiche.
Disegnate; ma è il riflesso che è avvolgente, la luce, col riflesso generale, è ciò che avvolge.



Aix, 23 ottobre 1905

Mio caro Bernard,
le vostre lettere mi sono care per due motivi, il primo del tutto egoista, perché mi sottraggono alla monotonia generata dalla ricerca incessante di un solo e unico scopo, il che porta, nei momenti di fatica fisica, a una sorta di spossatezza intellettuale; il secondo perché mi permette di ribadire, anche troppo, l'ostinazione con cui perseguo la realizzazione di quella parte della natura che, cadendo sotto i nostri occhi, ci dona il quadro. Ora, la tesi da sviluppare è - qualsiasi sia il nostro temperamento o la nostra energia di fronte alla natura - rendere l’immagine che vediamo, dimenticando tutto ciò che è apparso prima di noi. Credo che questo permetta all’artista di esprimere tutta la sua personalità, grande o piccola che sia.

Per me, vecchio di quasi sessant’anni, le sensazioni di colore che generano la luce sono causa di astrazioni che mi impediscono di comporre la tela e di raggiungere il limite degli oggetti quando i punti di contatto sono tenui, delicati; per questo accade che l’immagine o il quadro siano incompleti. d’altra parte i piani cadono l’uno sull’altro, e da qui deriva il neoimpressionismo, che circoscrive i contorni con un segno nero, errore che si deve combattere con tutte le forze. ora la consultazione della natura ci dà i mezzi per raggiungere questo scopo. [...] L'ottica, se la sviluppiamo con lo studio, ci aiuta a vedere.



Aix, 21 settembre 1906

Mio caro Bernard,
mi trovo in un tale stato di confusione mentale, in un affanno così forte che per un momento ho temuto che la mia debole ragione cedesse. Dopo il caldo terribile che abbiamo subito, una temperatura più mite ci ha portato un po’ di sollievo, finalmente; ora mi sembra di stare meglio e penso di poter orientarmi in modo più giusto nei miei studi. Raggiungerò lo scopo tanto cercato, e per tanto tempo inseguito? Lo spero, ma poiché non l’ho raggiunto, mi pervade un vago stato di malessere, che sparirà solo quando avrò raggiunto il porto, cioè quando avrò realizzato qualcosa che si sviluppi meglio che in passato e nello stesso tempo dimostri le mie teorie. Queste sono sempre facili, è il provarle quello che presenta serie difficoltà. Continuo dunque i miei studi.

Ho riletto la vostra lettera e vedo che non rispondo sempre a tono. scusatemi; è perché, ve l’ho detto, ho sempre la preoccupazione di raggiungere lo scopo. studio sempre dal vero, e mi sembra di fare dei lenti progressi. avrei voluto che foste qui, perché la solitudine mi pesa sempre un po’. ma sono vecchio, malato, e ho giurato a me stesso di morire dipingendo, anziché sprofondare nell’avvilente rimbambimento che minaccia i vecchi che si lasciano dominare da passioni abbrutenti.

Se un giorno avrò il piacere di rivedervi, potremo spiegarci meglio, a viva voce. Mi scuserete se torno sempre sullo stesso punto, ma credo nello sviluppo logico di ciò che vediamo e sentiamo studiando dal vero. solo in un secondo tempo ci si deve preoccupare dei procedimenti, che sono per noi dei semplici mezzi per giungere a far sentire al pubblico ciò che proviamo, e a farci accettare. I grandi che ammiriamo devono aver fatto così. Un caro ricordo dall’ostinato macrobita che vi stringe cordialmente la mano.