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Leonardo da Vinci | De' corpi illuminati dall'aria senza il sole



Trattato della Pittura - Parte quinta | Capitoli 799-811


Indice
799. Del corpo luminoso che si volta intorno senza mutazione di sito e riceve un medesimo lume da diversi lati e si varia in infinito.
800. Di ombra e lume de' corpi ombrosi.
801. De' corpi illuminati dall'aria senza il sole.
802. Quei termini delle ombre saranno più insensibili, che nasceranno da maggior quantità di luce.
803. Quale ombra è più oscura.
804. Del lume.
805. Precetto.
806. Precetto.
807. De' termini de' corpi mediante i campi.
808. Precetto delle ombre.
809. Dell'imitazione de' colori in qualunque distanza.
810. Del lume riflesso.
811. Di prospettiva.

Leonardo da Vinci | Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, 1510-1513 (detail)

799. Del corpo luminoso che si volta intorno senza mutazione di sito e riceve un medesimo lume da diversi lati e si varia in infinito.

Le ombre che in compagnia de' lumi vestono un corpo irregolare saranno di tante varie oscurità e di tante figure, quante sono le varietà che fa esso corpo nel suo moto circumvolubile; e tanto è a voltare il corpo intorno stando fermo il lume, quanto a voltare intorno il lume ad un corpo immobile. Provasi, e sia en il corpo immobile e il lume mobile sia b, il quale si muove dal b all'a; dico che quando il lume era in b, l'ombra del globo d si estendeva dal d all'f, la quale nel muovere il lume dal b all'a si muta dall'f all'e, e cosí la detta ombra è mutata di quantità e di figura, perché il luogo dov'essa si trova non è della medesima figura ch'era il luogo dond'essa si divise. E tal mutazione di figura e di quantità è infinitamente variabile, perché se tutto il sito che prima era occupato dall'ombra è in sé per tutto vario e di quantità continua, e ogni quantità continua è divisibile in infinito, adunque è concluso che la quantità dell'ombra e la sua figura sono variabili in infinito.
Tu, pittore, non diminuire piú la prospettiva de' colori che quella delle figure, dove tali colori si generano. E non diminuire piú la prospettiva lineale che quella de'colori, ma seguita la diminuzione dell'una e dell'altra prospettiva, secondo le regole dell'ottavo e del settimo.
Ben è vero che nella natura la prospettiva de' colori mai rompe la sua legge, e la prospettiva delle grandezze è libera, perché vicino all'occhio si troverà un piccolo colle e da lontano una montagna grandissima, e cosí degli alberi ed edifici.
L'oscurità delle tenebre è integral privazione di luce, e infra la luce e le tenebre, per essere loro quantità continua, viene ad esser variabile in infinito; cioè tra le tenebre e la luce è una potenza piramidale, la quale essendo sempre divisa per metà inverso la punta, sempre il rimanente è piú luminoso che la parte levata.

Leonardo da Vinci | Madonna del garofano, 1475

800. Di ombra e lume de' corpi ombrosi.

Tutte le parti dei corpi che l'occhio vede infra il lume e l'ombra hanno ad essere forte terminate di ombra e lume, e le parti volte al lume saranno confuse in modo, che infra il lume sarà poca differenza. Le parti ombrose, se non vi accade riflesso, avranno, siccome le illuminate, poca varietà dalle piú o meno oscure.

801. De'corpi illuminati dall'aria senza il sole.

Delle figure ed altri corpi, veduti dall'aria senza il sole, tu farai le loro ombre colla quinta del quarto, che c'insegna che quella parte di qualunque corpo opaco sarà piú illuminata, che sarà veduta da maggior parte del corpo che l'illumina. Sicché pertanto considera tu, e tira le linee immaginative dal corpo che illumina al corpo illuminato; e guarda, chi piú ne vede, piú s'illumina; e qui i riflessi han poca apparenza, e questo è un modo comune a tutti gli obietti che sono sotto l'aria illuminata, quando alcun nuvolo cuopre la luce del sole, o veramente quando il sole immediate è tramontato, che il cielo ci dà un lume morto, al quale ogni corpo mostra insensibilmente i termini delle ombre co' loro lumi sopra i corpi ombrosi.

802. Quei termini delle ombre saranno piú insensibili, che nasceranno da maggior quantità di luce.

I riflessi ovvero le ombre che si rinchiudono infra il lume incidente e riflesso, saranno in un medesimo sito di maggiore oscurità, le quali saranno di maggiore quantità. Questo accade perché, quando esse sono di maggior quantità, per la settima del nono esse hanno piú remoti due lumi, cioè il riflesso e l'incidente, onde l'ombra è manco impedita.

803. Quale ombra è piú oscura.

Quella parte dell'ombra sarà piú oscura, che sarà piú vicina alla sua origine.

804. Del lume.

Quel lume sarà di maggior quantità, che sarà generato sopra corpo di minor curvità, essendo tale lume prodotto di una medesima causa.
Quei corpi che sono illuminati dall'aria senza il sole, generano ombre senza termini sensibili. Quei corpi che sono illuminati dall'aria col sole fanno le ombre di termini di soperchia sensibilità di termini.

805. Precetto.

I corpi illuminati da diverse qualità di colori di lumi non hanno le parti illuminate delle lor superficie convenienti ai colori delle lor parti ombrose.
Rarissime sono le volte che i colori delle superficie de' corpi opachi abbiano i debiti colori delle ombre corrispondenti ai colori delle lor parti illuminate.
Quel che si propone, nasce che gli obietti che fanno l'ombra sopra tali corpi non sono del colore naturale di essi corpi, né del medesimo colore naturale dell'illuminatore d'esso corpo.

806. Precetto.

Il vero colore delle ombre e de' lumi di ciascun corpo è che le pareti dell'abitazione dove tal corpo si trova sieno del colore del corpo che dentro a loro si serra e che il lume della impannata che illumina tale abitazione sia ancor esso del colore del corpo rinchiuso. E cosí l'abitazione genererà colle sue parti ombrose ombre sopra del corpo rinchiuso, che saranno di colore proporzionevoli ad esso corpo ombrato, e le parti illuminate dal colore della finestra saranno convenienti al colore del corpo illuminato ed al colore delle sue ombre.

807. De' termini de' corpi mediante i campi.

I termini de' corpi mediante i campi sempre paiono variati in piú oscurità o chiarezza che l'altro loro rimanente. Quel ch'è detto accade per la settima di questo, che prova che tanto paiono piú chiari i termini delle cose bianche, quanto essi confinano in termini piú oscuri, e tanto paiono piú oscuri i termini delle cose ombrate, quanto esse confinano in cosa piú bianca.
L'esempio principale si dimostra nel bianco veduto in parte dal sole, la parte illuminata del quale pare piú candida al paragone dell'ombra, e l'ombra piú oscura al paragone del chiaro; e questo si vede bene nelle pareti de' muri ed in altri corpi piani.

808. Precetto delle ombre.

Le ombre de' corpi distanti debbono esser fatte al medesimo lume, imperocché se tu facessi la tua mistione de' colori al sole per imitare le cose vedute dal sole, e che poi tu facessi la mistione delle ombre de' corpi all'ombra, per imitare le cose che non sono viste dal sole, e che poi tu mettessi ogni cosa all'ombra, non ti riuscirebbe la vera similitudine; perché tu hai da considerare che una medesima qualità di colori posta all'ombra sarà ombra vera di quel ch'è posto al sole; e se tu poi dessi il sole all'ombrato come all'illuminato, tu vedresti l'ombra ed il lume imitato esser fatto di un medesimo colore.

809. Dell'imitazione de' colori in qualunque distanza.

Quando tu vuoi contraffare un colore, abbi rispetto che, stando tu nel sito ombroso, in quello tu non voglia imitare il sito luminoso, perché inganneresti con tale imitazione te medesimo. Quello che hai da fare in tal caso a voler adoperare con certezza come si conviene alle matematiche dimostrazioni, è che per tutti i colori che tu hai da imitare paragoni l'imitante coll'imitato a un medesimo lume e che il tuo colore sia conterminale alla linea visuale del color naturale.
Diciamo che tu voglia imitare la montagna nella parte ch'è veduta dal sole. Metti i tuoi colori al sole, e alla veduta di quello fa la tua mistione di colori imitabili, e paragona al medesimo lume solare, tenendo il tuo colore scontrato col colore imitato; come a dire: io ho il sole a mezzogiorno, e ritraggo il monte a ponente, il quale è mezzo ombroso e mezzo luminoso; ma qui io voglio imitare il luminoso: io torrò un poco di carta vestita di quel colore che mi parrà esser simile all'imitato e la porrò allo scontro di esso imitato, in modo che infra il vero ed il falso non si vedrà spazio, e cosí le farò vedere i raggi del sole, e tanto aggiungerò varietà di colori, che il colore di ciascuno sarà simile, e cosí andrò facendo in ogni qualità di colori ombrosi o luminosi.

810. Del lume riflesso.

Tanto quanto la cosa illuminata sarà men luminosa che il suo illuminante, tanto la sua parte riflessa sarà men luminosa che la parte illuminata.
Quella cosa sarà piú illuminata che sarà piú propinqua all'illuminante. Tanto quanto bc entra in ba, tanto sarà piú illuminato in ad che in dc. Quella parete che sarà piú illuminata, parrà che abbia le sue ombre di minore oscurità.

811. Di prospettiva.

Quando con due occhi si vedrà due eguali obietti che sieno minori ciascun per sé che non è l'intervallo delle luci di essi occhi, allora il secondo obietto parrà maggiore che il primo.
La piramide ac abbraccia il primo obietto, e la piramide db abbraccia il secondo obietto. Ora, tanto parrà maggiore l'obietto m che n, quanto la larghezza della piramide db sarà maggiore di ac.

Leonardo da Vinci | Madonna dei Fusi, 1501

Leonardo da Vinci | Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, 1510-1513

Leonardo da Vinci | Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, 1510-1513 (detail)