24/12/15 Aggiornato il:

Sandro Botticelli | Calumny of Apelles / La calunnia di Apelle, 1496




The Calumny of Apelles is a tempera painting by Italian Renaissance painter Sandro Botticelli. Based on the description of a painting by Apelles, the work was completed in approximately 1494. It is on display in the Uffizi in Florence.
In The Calumny of Apelles, Botticelli drew on the description of a painting by Apelles, a Greek painter of the Hellenistic Period.

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

Though Apelles' works have not survived, Lucian recorded details of one in his On Calumny:

On the right of it sits Midas with very large ears, extending his hand to Slander while she is still at some distance from him. Near him, on one side, stand two women-Ignorance and Suspicion. On the other side, Slander is coming up, a woman beautiful beyond measure, but full of malignant passion and excitement, evincing as she does fury and wrath by carrying in her left hand a blazing torch and with the other dragging by the hair a young man who stretches out his hands to heaven and calls the gods to witness his innocence. She is conducted by a pale ugly man who has piercing eye and looks as if he had wasted away in long illness; he represents envy. There are two women in attendance to Slander, one is Fraud and the other Conspiracy. They are followed by a woman dressed in deep mourning, with black clothes all in tatters-she is Repentance. At all events, she is turning back with tears in her eyes and casting a stealthy glance, full of shame, at Truth, who is slowly approaching.

Botticelli reproduced this quite closely, down to the donkey ears of the seated man, into which the women that flank him speak. A richly gowned Slander (or Calumny), with her hair being dressed by her attendants, is being led by her slender, robed companion. The man she is dragging, nearly nude and with his ankles crossed as if to be crucified, raises his hands in prayer. The woman behind him turns her head to regard the stately pale nude pointing to the heavens.
Without description of the setting, Botticelli has presented a throne room elaborately decorated with sculptures and reliefs of Classical heroes and battle scenes.
  • History
An apocryphal story is connected to the painting. Rudolph Altrocchi, in 1921, relates that Apelles had himself been slandered, accused by a rival of helping Theodotus of Aetolia to foster revolt in Tyre. (Altrocchi assures readers that the story cannot be true, as Apelles had been long dead before the revolt of which he is accused.) Ptolemy was on the verge of executing Apelles for the deed, so the story goes, when a friend revealed the truth and the slanderer himself was sold into slavery. Nevertheless, Apelles expressed his resentment for Ptolemy and the peril in which he found himself in his painting.
The story of Apelles' painting became popular in Renaissance Italy, and Botticelli was neither the first nor last Italian Renaissance artist to depict it. This work, completed in 1494, was the last secular painting he would produce. It may have been undertaken as a commission of the Florentian banker who oversaw the Papal Mint. It is often assumed that Botticelli had a specific slandered individual in mind, perhaps even himself, as an anonymous person had accused him of sodomy.

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510

La Calunnia 1496 | Sandro Botticelli 1445-1510







La calunnia di Apelle / Allegoria della calunnia di Botticelli..
- Re Mida affiancato da due figure, l'invidia e l'ignoranza che sussurrano cattivi consigli nelle orecchie d'asino del Re..

La Calunnia è un dipinto a tempera su tavola, 62x91 cm, di Sandro Botticelli 1445-1510, databile al 1496 e conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.
La complessa iconografia riprende fedelmente l'episodio originale, inserendolo all'interno di una grandiosa aula, riccamente decorata di marmi e rilievi dorati e affollata di personaggi; il quadro va letto da destra verso sinistra: re Mida riconoscibile dalle orecchie d'asino, nelle vesti del cattivo giudice, è seduto sul trono, consigliato da Ignoranza e Sospetto; davanti a lui sta il Livore il rancore, l'uomo con il cappuccio nero, coperto di stracci che tiene per il braccio la Calunnia, donna molto bella, che si fa acconciare i capelli da Insidia e Frode, mentre trascina a terra il Calunniato impotente e con l'altra mano impugna una fiaccola che non fa luce, simbolo della falsa conoscenza; la vecchia sulla sinistra è il Rimorso e l'ultima figura di donna sempre a sinistra è la Nuda Veritas, con lo sguardo rivolto al cielo, come a indicare l'unica vera fonte di giustizia.
L'architettura, che anticipa i modi cinquecenteschi, mostra un ampio loggiato composto da pilastri con nicchie e archi a tutto sesto con lacunari; fregi dorati corrono sui plinti, nei lacunari, sulle basi delle nicchie e sopra di esse, con varie scene mitologiche; dentro le nicchie si trovano statue a tutto tondo di figure bibliche e dell'antichità classica: si riconoscono una Giuditta con la testa decapitata di Oloferne dietro il trono di Mida e un cavaliere, forse Re Davide, nella nicchia centrale. Questa sintesi tra mondo classico e mondo cristiano rimanda alle meditazione umanistiche dell'Accademia neoplatonica. Oltre gli archi si vede solo un cielo lontano e cristallino.
  • Interpretazione
Nonostante la perfezione formale del dipinto, la scena si caratterizza innanzitutto per un forte senso di drammaticità; l'ambientazione fastosa concorre a creare una sorta di "tribunale" della storia, in cui la vera accusa sembra essere rivolta proprio al mondo antico, dal quale pare essere assente la giustizia, uno dei valori fondamentali della vita civile.
È una constatazione amara, che rivela tutti i limiti della saggezza umana e dei principi etici del classicismo, non del tutto estranea alla filosofia neoplatonica, ma che qui viene espressa con toni violenti e patetici.
È dunque il segno più evidente dell'infrangersi di certe sicurezze fornite dall'umanesimo quattrocentesco, a causa del nuovo e turbato clima politico e sociale che caratterizzerà la situazione fiorentina dopo la morte del Magnifico nel 1492; in città imperversavano infatti le prediche di Girolamo Savonarola, che attaccò duramente i costumi e la cultura del tempo, predicendo morte e l'arrivo del giudizio divino e imponendo penitenza ed espiazione dei propri peccati.
Nel 1497 e 1498 i suoi seguaci organizzarono diversi "roghi delle vanità", che non solo dovettero impressionare molto il pittore, ma innescarono in lui grossi sensi di colpa per aver dato volto a quel magistero artistico così aspramente condannato dal frate.
Savonarola venne giustiziato il 23 maggio 1498, ma la sua esperienza aveva inferto dei colpi così duri alla vita pubblica e culturale fiorentina, che la città non si riprese mai del tutto.
Stile
Nel rigore architettonico il dinamismo delle figure appare più che mai evidenziato, sembrando come percorse da un vento impetuoso che si placa solo nell'immagine statuaria della Verità. Il tema strettamente concettuale si riversa nella scelta di figurazioni ormai sciolte dall'aderenza a un fedele realismo, che sembra anticipare la maggiore libertà nel disporre le figure di matrice cinquecentesca.
Tema stilistico dominante è il fluire della linea, oltre al colore vibrante e l'intonazione drammatica.