Inizialmente van Gogh non era affatto interessato alla pittura impressionista:
«Ad Anversa non sapevo nemmeno che cosa fossero gli impressionisti: adesso li ho veduti e pur non facendo ancora parte del loro clan ho molto ammirato alcuni dei loro quadri: un nudo di Degas, un paesaggio di Claude Monet [...] da quando ho veduto gli impressionisti, Le assicuro che né il Suo colore né il mio sono esattamente uguali alle loro teorie».
Per Vincent l'arte moderna era rappresentata dalla scuola di Barbizon: oltre all'ormai classico Eugène Delacroix, egli ammirava: Jean-Baptiste Camille Corot, Honoré Daumier, Constant Troyon, Charles-François Daubigny, Bastien Lepage, Jean François Aschemlsch e soprattutto Jean-François Millet, che rappresentava per lui il vertice della pittura.
L'importanza che il suo iniziale dilettantismo e la sua inclinazione essenzialmente romantica attribuiva al soggetto del dipinto ed alla correttezza tecnica dell'esecuzione gli faceva apprezzare perfino un Meissonier, lodatissimo a quel tempo ma molto lontano dal suo spirito.
D'altronde sapeva che l'abilità tecnica non doveva essere il fine dell'arte, ma solo il mezzo per esprimere il proprio sentire:
«quando non posso farlo in modo soddisfacente, mi sforzo di correggermi.
Ma se il mio linguaggio non piace, ciò mi lascia completamente indifferente».
Van Gogh, a differenza degli Impressionisti, non cercò di cogliere l'attimo fuggente, né volle mai utilizzare il colore e la materia in funzione della cangiante mobilità della luce.
Come loro si rapportava al reale con un approccio immediato, ma i rapidi tocchi di colore impiegati da van Gogh non si profilano sulla tela come le «virgolettature» impressioniste, bensì descrivono una fantasmagoria di linguette «minute, accostate, flesse, orientate, parallele a blocchi» che riecheggiano e potenziano la sagoma del soggetto dipinto.
Van Gogh, dunque, rinuncia all'accidentalità ottica e cromatica delle opere impressioniste in favore di un tratto forte ed inciso e di una forte marcatura cromatica: in questo senso la sua esperienza figurativa si può definire «post-impressionista di tendenza espressionista», proprio perché supera apertamente l'impostazione impressionista con stilemi che accentuano i valori emozionali ed espressivi dell'opera stessa, rispondendo dunque non tanto a una trascrizione pedissequa del dato naturalistico quanto al modo di sentire del pittore.
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