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Edvard Munch | The dance of life, 1900



The Dance of Life or Life's Dance is an 1899–1900 expressionist painting by Edvard Munch, now in the National Museum of Art in Norway.
The Dance of Life was a key work in Munch's project "The Frieze of Life".
Munch’s painting shows several couples dancing in a luminous summer night. The central element of the composition is a couple, of whom the woman is wearing a bright red dress that wraps itself around the feet of her dancing partner.
Her loose hair swirling about him, they seem to become a single entity. This couple is flanked by two other women, one of them young and radiant in a white dress, the other pale, with sunken cheeks and dressed in black. It is as if a story were being told about various stages in a woman’s life.

Edvard Munch | The dance of life, 1899-1900 | National Museum of Art Oslo, Norway

Munch has set the scene on the seashore, a landscape with elements from Åsgårdstrand.
Many of the pictures in Munch's protracted "Frieze of Life" project were inspired by Åsgårdstrand's curving shoreline and characteristic landscape.

Inspiring play

In 1898 Edvard Munch received a copy of Helge Rode's new theatre play Dansen gaar (The Dance Goes On). Rode's play may well have inspired Munch's motif.

In the play, the artist Aage Vollmer says:
"The dance of life. My picture shall be called The Dance of Life! There will be a couple dancing in flowing garments […] He is holding her tight. He is profoundly serious and happy. […] He will hold her so close, so tight, that she almost merges with him. […] He infuses her with strength".


Munch kept Helge Rode's play in his library, although it was not his only inspiration for this picture. The motif probably also reflects personal experience.
The Dance of Life was a key work in "The Frieze of Life".
The painting was bought by Olaf Schou at the Munch exhibition at the Diorama hall in Kristiania in 1910 and immediately presented to the National Gallery. | The National Museum of Art Oslo, Norway




"La danza della vita" è un dipinto del pittore norvegese Edvard Munch, realizzata tra il 1899-1900 e conservato alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Storia

Il dipinto occupava la parte centrale del Fregio della vita, l’ambiziosa opera alla quale Munch cominciò a lavorare a partire dal 1886.
Il Fregio della vita fu esposto per la prima volta a Berlino nel 1902, ma, essendo stato concepito come “opera aperta”, subì numerose variazioni fino al 1918.
Secondo l’artista, l’opera doveva comprendere tutti gli aspetti della vita umana ed era, infatti, suddivisa in quattro ambiti tematici: nascita dell’amore, sviluppo e dissoluzione dell’amore, angoscia di vivere e morte.

L’idea del fregio come

«Opera complessiva intesa a rappresentare il destino dell’uomo, a sublimare l’esistenza individuale in più ampio disegno» - (Strindberg)

è tipicamente simbolista: ne è un celebre esempio il Fregio di Beethoven di Klimt.

Il Fregio della vita mette, inoltre, in evidenza l’influenza esercitata da Gauguin su Munch, proprio per il fatto che l’opera del pittore norvegese sembra riecheggiare "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, con la differenza che, mentre Gauguin racchiude in un’unica opera immagini che riflettono su tela il mistero della vita, il quadro di Munch nasce come opera aperta ed ammette integrazioni e modifiche nel suo percorso.

Descrizione

La danza della vita è ambientata durante la notte di San Giovanni (23 giugno), considerata tradizionalmente in Norvegia come la notte delle streghe e festeggiata con feste e balli nei prati.
Lo scenario adottato dall’artista è tipico di tutti i dipinti che costituivano il Fregio della vita: la scena è ambientata in un enorme prato verde che scende verso il mare, nel quale si riflette la luna.

Il tema affrontato nel dipinto sembra intrecciarsi con le vicende biografiche di Munch, come Munch stesso ricorda:


«Danzavo con il mio primo amore – il dipinto è basato su questi ricordi. Entra la donna bionda sorridente, vuole cogliere il fiore dell’amore, ma questo sfugge al suo gesto. Sull’altro lato del dipinto compare vestita a lutto, lo sguardo rivolto della coppia che danza – è un’emarginata – proprio come me. Respinta dalla danza».

I personaggi che occupano il centro della tela personificano Tulla Larsen e Gunar Heiberg, il pittore di mediocre talento che la donna sposò dopo essere stata lasciata da Munch.
La figura di Tulla appare moltiplicata tre volte, secondo lo schema che l’artista aveva già adottato nel dipinto Donna in tre fasi, dove la donna è

«al contempo una santa, una puttana e un’amante infelice devota all’uomo» (Edvard Munch)

e che viene ripreso nella Danza della Vita: la fanciulla in abito bianco, che occupa la parte sinistra della tela, rappresenta la fiducia verso la vita, la purezza e l’illusione amorosa; la figura femminile centrale, che indossa un abito rosso, personifica, invece, la tentazione, la quale, ammaliando il suo compagno di danza, lo trascina nel vortice della passione amorosa; la donna in nero, sulla destra del quadro, è l’esclusa, simbolo anche del lutto e della morte, che osserva, con uno sguardo muto e tragico, la felicità delle altre coppie danzanti, consapevole del suo carattere illusorio ed effimero.
Le due figure femminili che si trovano ai poli del dipinto incarnano, infatti, la Speranza ed il Dolore, che sono inizio e fine, secondo l’artista, di ogni relazione e sorvegliano l’andamento della danza.
La figura maschile in primo piano, nella quale si cela l’alter ego dell’artista, appare come imprigionata nella veste rossa dell’abito della compagna, anche se i due protagonisti sembrano tenersi a distanza più che fondersi nella danza, aspetto che viene ribadito anche dalla netta linea di contorno che isola ogni figura dalle altre.
Il clima festoso, che solitamente accompagna una notte estiva, viene interpretato da Munch come una danza sconcertante: gli sguardi delle coppie, impegnate in un ballo vorticoso che si sviluppa su tutta la superficie del quadro, sono fissi, come allucinati.


Proprio questa mancanza di espressione dei volti, che costituisce un tratto caratteristico dello stile dell’artista, contribuisce a rendere l’atmosfera disorientante, come appunta il pittore stesso in uno dei suo diari:

«In questo dipinto, nel mezzo di un prato in una luminosa serata estiva, un giovane prete danza con una donna dai capelli fluenti – i due si guardano negli occhi – e i capelli di lei circondano la testa di lui. Una sfrenata sarabanda umana volteggia più indietro – uomini grassi mordicchiano donne sul collo – personaggi caricaturali e grossolani le abbracciano strattonandole». (Edvard Munch)

Lo sfondo del dipinto è, infatti, occupato da una serie di coppie danzanti che si abbandonano al piacere di una notte estiva, ammaliate dal magnetismo erotico della colonna lunare, simbolo del sesso, che distingue nettamente il confine dell’orizzonte. Sul lato destro del quadro risalta, inoltre, la faccia di uomo rivolto verso l’osservatore, che appare come irrigidito nell’estasi e i cui lineamenti ricordano le grottesche figure rappresentate da Ensor.
Per Munch, l’amore non vince sulla malattia, sulla follia o sulla morte, rappresenta, invece, la forza più distruttiva di tutte ed è incarnato dalla donna.
La danza della vita mette in scena la parabola della vita e della morte, che accompagna la vita di ognuno. | © Wikipedia