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Kandinsky | Lo Spirito dei colori



"Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti" - Kandinsky

"Mi sembrava che l'anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l'inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita", scriveva Wassily Kandinsky (1866-1944), il fondatore dell'Arte Astratta.
Nel sangue russo di Kandinsky si erano confusi quello tedesco della nonna materna e quello orientale della bisnonna paterna, che era una principessa cinese.
La musica diede una particolare impulso alla sua anima, Mussorgskij, Rimskji-Korsakov, Balakirev, Cui e Borodin erano i suoi preferiti.
Mentre, Monet, con i suoi Covoni esposti a Mosca nel 1895, gli diede la certezza della sua vocazione: egli ricorderà sempre quelle tele per l'impressione che ne aveva ricevuta d'esser la pittura in essa indipendente e comunque assai più forte della realtà per suo mezzo raffigurata.


Wassily Kandinsky a Venezia

Wassily Kandinsky nel suo libro "Lo Spirituale nell’arte", 1911 scriveva:
"Il colore è la tastiera, gli occhi sono il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde".
"L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro, per provocare vibrazioni nell’anima".


In base alla propria convinzione, secondo la quale, il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell'interiorità, Wassily Kandinsky descriveva i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali.

Egli si occupa dei colori primari - giallo, blu, rosso, e poi di colori secondari - arancione, verde, viola, ciascuno dei quali è frutto della mescolanza tra due primari.
Analizzerà anche le proprietà di marrone, grigio e arancione:
  • Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un'irrazionalità cieca; viene paragonato al suono di una tromba, di una fanfara. Il giallo indica anche eccitazione quindi può essere accostato spesso al rosso ma si differenzia da quest'ultimo.
  • L'azzurro è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante, come un cielo artistico; è paragonabile al suono di un flauto.
  • Il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto ma diverso dal giallo, perché non ha la sua superficialità. L'energia del rosso è consapevole, può essere canalizzata. Più è chiaro e tendente al giallo, più ha vitalità, energia. Il rosso medio è profondo, il rosso scuro è più meditativo. È paragonato al suono di una tuba.
  • L'arancione esprime energia, movimento, e più è vicino alle tonalità del giallo, più è superficiale; è paragonabile al suono di una campana o di un contralto.
  • Il verde è assoluta mobilità in una assoluta quiete, fa annoiare, suggerisce opulenza, compiacimento, è una quiete appagata, appena vira verso il giallo acquista energia, giocosità. Con il blu diventa pensieroso, attivo. Ha i toni ampi, caldi, semigravi del violino.
  • Il viola, come l'arancione, è instabile ed è molto difficile utilizzarlo nella fascia intermedia tra rosso e blu. È paragonabile al corno inglese, alla zampogna, al fagotto.
  • Il blu è il colore del cielo, è profondo; quando è intenso suggerisce quiete, quando tende al nero è fortemente drammatico, quando tende ai toni più chiari le sue qualità sono simili a quelle dell'azzurro, se viene mischiato con il giallo lo rende malto, ed è come se la follia del giallo divenisse "ipocondria". In genere è associato al suono del violoncello.
  • Il grigio è l'equivalente del verde, ugualmente statico, indica quiete, ma mentre nel verde è presente, seppur paralizzata, l'energia del giallo che lo fa variare verso tonalità più chiare o più fredde facendogli recuperare vibrazione, nel grigio c'è assoluta mancanza di movimento, che esso volga verso il bianco o verso il nero.
  • Il marrone si ottiene mischiando il nero con il rosso, ma essendo l'energia di quest'ultimo fortemente sorvegliata, ne consegue che esso risulti ottuso, duro, poco dinamico.
  • Il bianco è dato dalla somma convenzionale di tutti i colori dell'iride, ma è un mondo in cui tutti questi colori sono scomparsi, di fatto è un muro di silenzio assoluto, interiormente lo sentiamo come un non-suono. Tuttavia è un silenzio di nascita, ricco di potenzialità; è la pausa tra una battuta e l'altra di un'esecuzione musicale, che prelude ad altri suoni.
  • Il nero è mancanza di luce, è un non-colore, è spento come un rogo arso completamente. È un silenzio di morte; è la pausa finale di un'esecuzione musicale, tuttavia a differenza del bianco in cui il colore che vi è già contenuto è flebile, fa risaltare qualsiasi colore.