30/01/13 Aggiornato il:

Melozzo da Forlì ~ Gli Angeli musicanti



Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì [1438-1494], è stato un pittore Italiano e architetto, massimo esponente della scuola forlivese di pittura nel XV secolo. Unì l'uso illusionistico della prospettiva, tipico di Andrea Mantegna, a figure monumentali rese con colori limpidi, vicine ai modi di Piero della Francesca. La luce tersa della sua pittura richiama quella dei "pittori di luce" fiorentini, come Domenico Veneziano e l'ultimo Beato Angelico. Fu il primo a praticare con grande successo lo scorcio dal basso, "l'arte del sotto in su, la più difficile e la più rigorosa". Tra i discepoli diretti, si segnala il pittore Marco Palmezzano, certamente il più famoso, anch'egli appartenente alla scuola forlivese. In architettura, influì fortemente sull'opera di un altro forlivese, Pace di Maso del Bombace.
Gli Angeli musicanti sono un gruppo di affreschi staccati di Melozzo da Forlì, databili al 1472, o, secondo altri, al 1478-1480, e provenienti dalla volta dell'abside della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma. Oggi sono conservati, con le teste degli apostoli, nella Pinacoteca Vaticana, tranne uno che si trova al Museo del Prado di Madrid e il Cristo in ascensione, che era al centro della decorazione e che si trova oggi nel palazzo del Quirinale.
L'affresco fu eseguito quando Melozzo era pictor papalis per Sisto IV, dopo i lavori di rinnovamento voluti dal cardinal Giuliano della Rovere nel 1475 circa. L'affresco, che si segnalava per l'uso ardito e nel contempo rigoroso della prospettiva, colpì molto i contemporanei ed ebbe moltissima influenza. Pochi anni dopo, ad esempio, Filippino Lippi l'omaggiò nella Cappella Carafa e lo stesso Michelangelo tenne presente il ciclo per il suo lavoro alla Cappella Sistina. L'affresco rimase sul posto fino al 1711 quando l'abside venne distrutta per rimodernare la chiesa. Fu allora staccato, salvando il salvabile e non senza perdere ampie parti di pittura, e diviso in 16 parti. La figura del Cristo benedicente venne sistemata sullo scalone d'onore dell'allora Palazzo Apostolico al Quirinale, dove si trova ancora oggi, con la didascalia di una lapide latina che celebra il primato di Melozzo nella prospettiva.