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Giulio Romano | Mannerist painter


Giulio Romano, original name Giulio Pippi, in full Giulio di Pietro di Filippo de’ Giannuzzi, (born 1492/99, Rome [Italy] - died Nov. 1, 1546, Mantua, Duchy of Mantua), late Renaissance painter ⎆ and architect, the principal heir of Raphael ⎆, and one of the initiators of the Mannerist style ⎆.
Giulio was apprenticed to Raphael ⎆ as a child and had become so important in the workshop that by Raphael’s death, in 1520, he was named with G. Penni as one of the master’s chief heirs; he also became his principal artistic executor.




After Raphael’s death, Giulio completed a number of his master’s unfinished works, including the Transfiguration. In his original work from these years, such as the Madonna and Saints (c. 1523) and the Stoning of St. Stephen (1523), Giulio developed a highly personal, anticlassical style of painting.
In 1524 Giulio left Rome for Mantua, where he remained until his death, completely dominating the artistic affairs of that duchy.
The most important of all his works is the Palazzo del Te, on the outskirts of Mantua, begun in 1525 or 1526 and built and decorated entirely by him and his pupils.
This palace is almost a parody of the serene classicism of Donato Bramante while retaining the forms of Roman antiquity. The building consists of a square block around a central court with a garden opening off at right angles to the main axis - in itself characteristic of the way in which all the elements are slightly different from what would be expected. The design is particularly famous for its capricious misuse of ancient Greek and Roman ornamental motifs.



The principal rooms of the Palazzo del Te are the Sala di Psiche, with erotic frescoes of the loves of the gods; the Sala dei Cavalli, with life-size portraits of some of the Gonzaga horses; and the fantastic Sala dei Giganti.
This showpiece of trompe l’oeil (illusionistic) decoration is painted from floor to ceiling with a continuous scene of the giants attempting to storm Olympus and being repulsed by the gods.
On the ceiling, Jupiter hurls his thunderbolts, and the spectator is made to feel that he, like the giants, is crushed by the mountains that topple onto him, writhing in the burning wreckage.
Even the fireplace was incorporated into the decoration, and the flames had a part to play. This room was completed by 1534, with much help from Rinaldo Mantovano, Giulio’s principal assistant.


The colour is very crude; the subject is suited to facile virtuosity and tends to bring out the streak of cruelty and obscenity that runs just below the surface in much of Giulio’s painting.
In Mantua itself he did a great deal of work in the huge Reggia dei Gonzaga. The decorations of the Sala di Troia are particularly noteworthy in that they look forward to the illusionistic ceiling decorations of the Baroque; this style was probably inspired by the presence in Mantua of the Camera degli Sposi by Andrea Mantegna. Giulio also built for himself a Mannerist version of the House of Raphael (1544-46) and began the rebuilding of the cathedral (1545 onward). | © 2018 Encyclopædia Britannica, Inc.








Giulio Romano - Giulio Pippi, detto Giulio Romano, pittore e architetto, figlio di Pietro Pippi; nacque a Roma, secondo il Vasari suo amico, nel 1492, secondo altri computi nel 1499; morì a Mantova nel 1546.
Giovanissimo s'iniziò all'arte come aiuto di Raffaello del quale divenne ben presto il discepolo di fiducia, dipingendo sui suoi cartoni, edificando sui suoi disegni.
Nel 1515 già dipingeva con caratteri personali la parte sinistra dell'Incendio del Borgo e nel 1517 nella stessa sala terminava le figure monocrome dello zoccolo.
Fra il 1516-1519 Raffaello ⎆ gli trasmetteva la direzione della decorazione delle Logge vaticane; e nel 1518 gli faceva condurre in troppo gran parte i quadri commessogli per Francesco I, e la Favola di Psiche alla Farnesina.
G., per quanto sicuro nel disegno, fu dal proprio talento e dalla propria facilità trascinato a trascurare la morbidezza e succosità del colorito abbandonandosi a una tecnica manieristica di tocco duro e di tono rossiccio con forti risalti chiaroscurali ottenuti col nerofumo e con lumeggiature metalliche.
La sua mano si riconosce in quasi tutte le pitture degli ultimi anni di Raffaello, ciò che nocque alla reputazione di questo procurandogli l'indignazione di Michelangelo. Il gusto del tempo a Roma mirava all'imitazione dell'antichità, fosse pure attraverso l'interpretazione del Buonarroti, onde G., pur considerandosi l'erede artistico del Sanzio, si lasciò dirigere da quella corrente.
Dopo la morte di Raffaello e di Leone X, Clemente VII commise a G. di terminare la decorazione delle stanze vaticane ed egli, seguendo concetti e disegni del maestro, vi condusse affrettatamente e con deboli aiuti le storie di Costantino e altre figure. Dipinse in quegli anni anche una tavola in S. Maria dell'Anima, il Martirio di S. Stefano per la chiesa omonima di Genova e altri quadri ora in gallerie pubbliche e private.


Raffaello ⎆, giovandosi di lui anche nelle opere di architettura, nelle quali riusciva eccellente, gli aveva dato a condurre sui proprî concetti la villa del cardinale Giulio de' Medici sotto Monte Mario, oggi Villa Madama. Sebbene incompiuta essa è una delle costruzioni più perfette nell'indirizzo del Bramante, ornata di giardini architettonici, i primi del genere. Altri suoi edifizî in Roma: laVilla Lante sul Gianicolo, il Palazzo Senni, il Palazzo Maccarani, ecc.

Il sacco di Roma nel 1527 interruppe le fastose iniziative artistiche romane e G. fu costretto a riparare a Mantova ove, presentato da Baldassarre Castiglione al duca Federico, fu da questo impiegato nella costruzione e decorazione di tutte le fabbriche con le quali egli volle abbellire quella città e quelle campagne.
Sotto la direzione di G., Mantova fu in gran parte ricostruita e difesa dalle frequenti inondazioni del Mincio.
La sua opera principale fu il Palazzo del Te, edificio destinato a feste e conviti, con logge, giardini e grotte, una delle meraviglie del tempo, che egli decorò di affreschi condotti con l'aiuto di Rinaldo Mantovano, Benedetto Pagni, Fermo Guisoni, ecc. (i ritratti dei cavalli, la Favola di Psiche la Sconfitta dei giganti, ecc.) e di stucchi bellissimi eseguiti dal Primaticcio. In occasione poi della visita di Carlo V a quel duca, G. ebbe l'incarico di riunire il Palazzo ducale col castello mediante una nuova serie di sale, gallerie, scaloni, logge e cortili formando per tal modo la più sontuosa reggia del suo tempo.

La novità e varietà dei partiti architettonici, l'eleganza e ricchezza dei motivi decorativi in stucco e pittura, anche oggi, dopo che i restauri hanno riparato all'abbandono, alle dispersioni e alle infelici trasformazioni, ne fanno uno dei più meravigliosi complessi monumentali dopo sapiente restauro recentemente restituiti a nobile destinazione.
Del palazzo di Marmirolo, altro suo edificio, magnificato dai contemporanei, nulla più esiste, come poco rimane di quanto egli costruì per le provincie, se si eccettua la sontuosa trasformazione in stile moderno della basilica di S. Benedetto in Polirone. Una medesima trasformazione egli fece per incarico del cardinale Ercole Gonzaga dell'antico duomo di Mantova, che fu l'ultima sua opera.
Eseguì ancora in quegli anni alcuni quadri (Natività, al Louvre; Madonna della catinella, a Dresda; soggetti mitologici, a Londra), cartoni per arazzi, disegni per stampe. Dopo la morte del duca Federico, papa Paolo III lo volle richiamare a Roma per affidargli la direzione della fabbrica di S. Pietro, ma prima di partire si ammalò e morì nella casa da lui costruita di fronte a S. Barnaba. | ©Treccani



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