15/09/13 Aggiornato il:

Michail Lermontov ~ Il Demone



Michail Jur'evič Lermontov [Михаил Юрьевич Лермонтов] (1814-1841) è una delle personalità letterarie più importanti del Romanticismo russo. Poeta, scrittore e drammaturgo fu contemporaneo di Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837) e come lui, morì in duello. Autore del poema “Il Demone” e di “Un eroe del nostro tempo”, il suo capolavoro in prosa che uscì nel 1840, un anno prima della sua morte.
"Il Demone" [Демон] rappresenta uno dei capolavori della Letteratura Russa, oltre che della Letteratura Romantica Europea. "Il Demone" fu iniziato nel 1829 da un Lermontov sedicenne e concluso nel 1841. Lermontov scrisse ben otto redazioni del poema.

Basandosi sul mito dell'amore tra Angeli Caduti e donne umane, Lermontov immaginò che il Demone, l'Angelo Caduto più bello, si innamorasse di una principessa georgiana, Tamara. Il poema non venne pubblicato finché egli fu in vita, ma girava in copie manoscritte. Il poeta iniziò l’opera sotto l’influsso del "Caino" (1821) di Byron e "The loves of Angels" (1823) di Thomas Moore e vi lavorò praticamente tutta la vita.

Il pittore Russo Michail Aleksandrovič Vrubel' [Михаи́л Алекса́ндрович Вру́бель] (1856-1910), massimo esponente dell’Art Noveau e del Simbolismo russo, subì da subito una sorta di infatuazione e turbamento dal Demone di Lermontov, egli amava talmente tanto il poema che lo conosceva a memoria. Alla fine dell’Ottocento, Vrubel’ realizzò, su commissione, le illustrazioni del poema di Lermontov, dipinse tre quadri per il Demone ed anche molti abbozzi.

Prima parte
Capitolo I

Mikhail Vrubel - Demon flying

Il proscritto dal cielo, il triste Demone
volava sulla terra dei peccati,
ed i ricordi dei felici giorni
si affollavan nella memoria:
dei giorni in cui nelle celesti plaghe
Egli luceva puro cherubino
e la cometa fuggiva a Lui
un amico saluto Gli rivolgeva,
e amabilmente Gli parlava. Allora
attraversando le eterne nebbie,
avido di conoscenza, seguiva
le nomadi carovane di stelle
nelle plaghe del cielo immense sparse;
quando credeva ed amava: felice
primogenito di tutto il creato!
Non conosceva il dubbio e non il male,
nè minacciava la sua mente lunga
di sterili tempi serie dolente...
E molte, e molte altre cose, e di tutto,
di ricordar la forza non aveva.

Mikhail Vrubel - Demon

II

Respinto da remoti tempi, errava
senza asilo nel deserto del mondo:
e i secoli inseguivano i secoli
come un minuto dietro l'altro in una
successione monotona e annoiante;
Signore di una terra miserabile
senza piacere seminava il male.
In nessun luogo trovava la sua arte
una qualche resistenza, e per questo
anche il male Gli diventò noioso.

III

Mikhail Vrubel - Demon flying

Sulle vette del Caucaso volava
l'esule dal Paradiso: c'era sotto
di Lui il Kazbek, la faccia d'un diamante,
che risplendeva con le eterne nevi,
e nereggiando nel profondo, quasi
una crepa dimora della serpe,
la sinuosa valle del Darjal:
e il Terek, saltando come leonessa,
la villosa criniera sulla schiena,
ruggiva: belve montane e uccelli
girando nell'altitudine azzurra
sentivano la voce delle sue acque.
E le nubi dorate, di lontano,
dalle terre del sud lo accompagnavano
verso le plaghe del settentrione;
e le montagne in fitta folla, colme
di misterioso sonno su di lui
chinavano la testa, inseguendo
le baluginanti onde,
sulle rocce le torri dei castelli
minacciose tra le nubi guatavano
di sentinella alle porte del Caucaso,
come maestosi giganti guardiani!
Selvaggio e meraviglioso era intorno
tutto il mondo di Dio, ma lo spirito
orgoglioso, con sguardo di disprezzo
considerava il creato di Dio,
del suo Signore, e sulla sua alta fronte
non si rifletteva pensiero alcuno.

Mikhail Vrubel - Demon Head

IV

E dinanzi a lui le bellezze vive
fiorirono d'un altro quadro: della
Georgia meravigliosa le valli
come tappeti dipinti si aprivano;
lussureggiante, felice paese!
I pioppi come colonne, i ruscelli
che sonanti scorrevano sul fondo
di pietre variopinte ed i cespugli
dove cantan gli usignoli alle belle
che non rispondono alla dolce voce
del loro amore, e dove la sua ombra
sparge dolce il platano fronzuto,
dove le grotte sono avvolte d'edera
intricata, rifugio nell'ardente
calura del giorno al timido cervo;
vita, splendore, e mormorio di foglie,
lingua di cento voci risonanti
e di mille alberi e piante il respiro!
Del meriggio il caldo voluttuoso,
le notti umide sempre di rugiada
profumata e le stelle luminose
come lo sguardo di una bella donna,
di una giovane georgiana!...
Ma nient'altro che una fredda invidia
suscitava la splendida natura
nello sterile cuore del proscritto,
non muovi sentimenti, o forze nuove.
E tutto quello che egli vedeva,
lo disprezzava, oppur lo odiava.

V

Un'altra casa, dal largo cortile
s'era costruito il vecchio Gudàl...
era costata lacrime e fatiche
agli obbedienti schiavi, in tempi antichi.
Fin dal mattino, sul pendio dei monti
si posano le ombre delle sue mura.
Nella roccia son scavati i gradini,
essi dalla torre angolare
portando al fiume: a volte vi si vede,
di un bianco velo ricoperta,
la giovane principessa Tamara
che va ad attinger acqua al fiume Aragva.

VI

Da sempre silenziosa sulla valle
cupa la casa guardava dalla rocca:
ma grande festa si celebrava oggi:
risuonò la zurnà e scorrono i vini:
fidanzava Gudàl la propria figlia
e alla festa invitò tutti i parenti.
Sul tetto, ricoperto di tappeti,
tra le amiche siede la ragazza.
Fra giochi e canti esse si divertono.
Dalla lontana catena di montagne
si nasconde del sole il semicerchio.
Cantano, e battono le mani in ritmo,
e la giovane fidanzata prende
il suo tamburo.
Mikhail Vrubel - Tamaras Dancing

Ed eccola: con una mano gira
il tamburello sopra la sua testa,
e più lieve di un uccello ora vola,
ora si ferma e guarda ed il suo sguardo
ecco che umido scintilla,
dietro le belle, invidiose ciglia;
ora gioca col nero sopracciglio,
ora d'un tratto si china lievemente,
e scivola sul tappeto, e vola
e danza, con quel suo divino piede,
ed eccola che ora ci sorride
colma di gioia infantile, e il raggio
della luna che lieve gioca a volte
nell'oscillante umidità dell'ombra
non può paragonarsi a quel sorriso
vivo come la gioventù e la vita.

VII

Giuro per la stella di mezzanotte,
per il raggio del tramonto e dell'alba,
Il Signore della Persia dorata
e nessun altro re terrestre mai
potè baciare occhi così belli;
la zampillante fontana dell'harem
nel caldo tempo dell'estate mai
potè con le sue rugiadose perle
bagnare una figura così bella!
Nè la mano terrestre di nessuno
nel carezzare quell'amata fronte
ancora scompigliò le belle chiome;
Da quando al mondo han tolto il paradiso
una bellezza così bella mai,
lo giuro, sotto il sole era fiorita.

VIII

E per l'utima volta ella danzava.
Ahimè, al mattino l'attendeva, lei,
l'erede di Gudàl, inquieta figlia
di libertà, il destino triste d'una
schiava: un'altra, ancor straniera patria,
e straniera, una famiglia.
Del tutto sconosciuta, ignota gente.
Per questo spesso un segreto dubbio
le oscurava il luminoso volto,
eppure sempre le sue movenze erano
così armoniose e ricche di espressione,
così colme di dolce semplicità,
che se Il Demone volando in quel tempo
avesse a lei rivolto il suo sguardo
gli angeli fratelli ricordando
girando il volto avrebbe sospirato.

IX

E Il Demone la vide: per un attimo
di colpo un'emozione inspiegabile
sentì dentro la sua anima.
E ricolmò una beata armonia
il deserto del suo muto cuore
e di nuovo provò la santità
della Bellezza, del Bene e dell'Amore!
A lungo contemplò il dolce quadro,
e i sogni della felicità antica.
Come stella che nasce da una stella,
fluirono davanti al suo ricordo.
Ed Egli si sentì come inchiodato
da una forza invisibile ed ignota,
ed una nuova tristezza egli conobbe,
un sentimento in lui parlò con lingua
a lui ben nota un tempo e molto cara.
Di rinascenza era questo un segno?
Parole perfide di seduzione
nella sua mente non potè trovare...
Dimenticar non concedeva Dio:
e Lui stesso l'oblio non voleva!

X

Tormentando il suo valente destriero
alle feste di nozze, verso il tramonto
correva l'impaziente fidanzato.
Felicemente raggiunse le verdi
rive della luminosa Aragva.
Sotto il greve fardello dei regali
appena appena rimanendo dietro
lo seguiva la fila dei cammelli
che lenti vanno nella lunga strada,
facendo risuonare i campanelli,
ed è lui, il Signore di Sinodal,
che guida quella ricca carovana.
Bello nella sua elegante cintura,
risplende al sole l'ornamento della
sua bella sciabola e del pugnale.
Sulla schiena il fucile arabescato.
E gioca il vento con le ampie maniche
del suo mantello tutto decorato
con le dorate insegne e coi galloni.
Ricamata con sete colorate
è la sua sella, con nappe è la briglia;
il suo cavallo, schiumeggiante, ardito,
ha un prezioso mantello: sembra d'oro.
Veloce pupillo del Karabach
drizza gli orecchi, e pieno di paura
sbuffa e guarda dallo scosceso ciglio
la rapida onda che schiumeggia in basso.
Pericoloso e stretto è il cammino:
sulla sinistra stan le rocce ripide,
e sulla destra in basso il ribelle fiume.
è già tardi. Sull'innevata cima
si spegne il cielo, s'è alzata la nebbia...
la carovana accelera il suo passo.

XI

Ed ecco sulla strada una cappella...
Qui da remoti tempi dorme in Dio
non so qual principe, or fatto santo,
che una mano di vendetta uccise.
Da allora, vada a battaglia o festa,
il passeggero, dovunque si affretti,
sempre col cuore una preghiera assorta
egli pronuncia spesso la cappella;
e proteggeva la sincera prece
dall'improvviso pugnale musulmano.
Ma disprezzò l'ardito fidanzato
quel costume dei suoi antenati.
Con un perfido sogno lo turbava
l'astuto Demone del male.
Nella sua fantasia, nella notte
la bocca di Tamara Egli baciava,
ed ecco apparvero in due davanti,
s'udì uno sparo: ma che accade dunque?
Alzatosi sulle staffe sonanti
il coraggioso principe non parla,
si spinge sulla fronte la papacha,
stringe in mano il suo fucile turco.
Un colpo di staffile, e come un'aquila
si slancia: ma esplode un altro colpo!
Un selvaggio grido ed un lamento sordo
echeggiano nella profonda valle.
E non per molto proseguì la lotta:
i codardi gruzini son fuggiti!
i Georgiani!

XII

E tutto tace: si stringono i cammelli
per guardare, più volte, con timore
i corpi dei morti cavalieri,
e sordo nel silenzio della steppa
si sente il suono dei loro campanelli.
Saccheggiata è la ricca carovana;
e sui corpi dei cristiani morti
traccia i suoi cerchi il notturno uccello!
Non più li attende silenziosa tomba
sotto le pietre di qualche monastero,
dove la cenere degli avi è sepolta;
e non verranno le sorelle e madri
di lunghi veli ricoperte a piangere
ed a pregare nella loro angoscia
dai più lontani luoghi sul sepolcro!

Pietosa la mano invece sulla strada
sopra la roccia innalzerà una croce,
a lor memoria, e l'edera verde
che cresce al tempo della primavera,
con le carezze delle lievi fogli
l'abbraccerà in smeraldina rete;
e svoltando dalla difficoltosa
strada, a volte, gli stanchi viandanti
riposeranno sotto l'ombra sacra.

XIII

Corre il destriero, d'un cervo più veloce,
sbuffa e si sforza, come alla battaglia;
a un tratto ora s'arresta nella corsa,
per ascoltare la voce del vento,
ed allargar le frementi narici,
ora si mette a battere la terra
con i ferri dei risonanti zoccoli,
e agitando la scompigliata criniera.
Senza memoria vola, vola avanti.
E lo cavalca un silente cavaliere!
Egli talvolta batte sulla sella,
cade col capo sulla sua criniera.
Più non guarda con le adorne briglie
nè si muovono i piedi nelle staffe.
Sulla gualdrappa si vedeva in chiazze,
in larghe chiazze, del cavaliere il sangue.
O veloce destriero, hai portato
lontano dalla battaglia il tuo Signore,
ma già l'aveva colpito la mortale
pallottola osseta nella tenebra!


XIV

Si piange nella casa di Gudàl,
e nel cortile la gente s'affolla:
a chi appartiene il destriero stremato
caduto sulle pietre della soglia?
E chi è il cavalier che non respira?
Hanno serbato le rughe del suo volto
dell'aspra battaglia ancora tracce.
Pieni di sangue son l'arma e il vestito;
nella folle ultima stretta la mano
immobile abbranca la criniera.
O fidanzata, per un breve tempo
il tuo sguardo ha atteso il fidanzato.
La parola di principe mantenne,
e il nuziale festino galoppava...
Ma ahimè non monterà più di nuovo,
non salirà sull'ardito destriero!

XV

Così la folgore divina ha colpito
la spensierata famiglia di Tamara.
Sul suo letto Tamara s'è buttata,
giace Tamara nel suo letto, e piange,
scendono le lacrime sul suo bel volto,
nell'affanno respira l'alto petto;
ma ecco che le sembra di sentire
una magica voce su di sé:

"Non piangere, fanciulla, vane lacrime!"
Non cadrà il tuo pianto, viva rugiada,
sul corpo silenzioso del tuo sposo:
solo il tuo sguardo annebbierà quel pianto
e brucerà le verginali gote!
Egli è lontano e non conoscerà,
e non potrà sentire il tuo dolore;
Ora accarezzerà la celeste luce
degli occhi disincarnati lo sguardo;
Egli sente i canti del paradiso...
Per lui non contano i sogni meschini,
e il pianto di una povera fanciulla,
per lui che vive nell'eterna plaga.
No, la sorte d'un essere mortale,
credi a me, o mio angelo terrestre,
non vale un attimo soltanto della
tua tristezza, così preziosa!

Nell'oceano dell'aria
senza vele nè timone
nella nebbia fluttuando
vanno i cori delle stelle;
e fra i campi infiniti
vanno in cielo senza traccia
delle nubi inafferrabili
i lanosi armenti.
Nè l'addio, nè gli incontri
danno a loro gioia o pianto;
mai non bramano il futuro,
nè rimpiangono il passato.
Nel tormento del dolore
tu ricordati di loro;
dalla terra sii staccata,
noncurante come loro!"

"Non appena la notte col mantello
le cime del Caucaso coprirà,
ed il mondo con magica parola
come fosse incantato tacerà,
e non appena il vento sulle rocce
farà fremere l'erba appassita
e l'uccellino nell'erba nascosto
volerà via contento nel buio,
e sotto il tralcio della vite il fiore
notturno fiorirà avidamente
bevendo la celeste sua rugiada;
e non appena la dorata luna
dalla montagna piano s'alzerà
e guarderà furtiva il tuo bel volto,
Io volerò da te e sarò tuo ospite
fino al sorgere della chiara aurora
e manderò alle tue ciglia di seta
sogni dorati...
"

XVI

Tacquero le parole in lontananza,
morirono i suoni l'un dietro l'altro.
Ella si alza e si guarda intorno...
Un oscuro, confuso turbamento
c'è nel suo cuore paura e tristezza,
ardore d'estasi: nulla in paragone.
Ribollono in lei d'un tratto sentimenti;
e spezza l'anima le sue catene,
mentre un fuoco le vene le trascorre,
e la voce meravigliosa e nuova,
così le sembra, in lei risuona ancora.
Verso il mattino il bramato sonno
finalmente le chiude gli occhi stanchi;
ma Egli il sonno le turbava sempre
con un sogno profetico e strano.
Lo straniero nebuloso e muto,
splendendo di bellezza non terrestre,
sul suo guanciale si chinava: e tale
era l'amore nei suoi occhi, e la pena,
e così tristemente la guardava,
che pareva soffrisse per Tamara.
Era forse un angelo celeste?
Era forse il suo angelo custode?
Ma iridata corona di raggi
non abbelliva le sue chiome: e allora
era forse uno spirito dell' Ade,
Lo Spirito del Male? Non lo era,
Egli era come una chiata sera:
non tenebra nè luce, giorno o notte!... Part I
Chapter I

Mikhail Vrubel - Demon flying

His way above the sinful earth
The melancholy Demon winged
And memories of happier days
About his exiled spirit thronged;
Of days when in the halls of light
He shone among the angels bright;
When comets in their headlong flight
Would joy to pay respect to him
As, chaste among the cherubim,
Among th' eternal nebulae
With eager mind and quick surmise
He'd trace their caravanserai
Through the far spaces of the skies;
When he had known both faith and love,
The happy firstling of creation!
When neither doubt nor dark damnation
Had whelmed him with the bitterness
Of fruitless exile year by year,
And when so much, so much...but this
Was more than memory could bear.

Mikhail Vrubel - Demon

II

Outcast long since, he wandered lone,
Having no place to call his own,
Through the dull desert of the world
While age on age about him swirled,
Minute on minute - all the same.
Prince of this world - which he held cheap -
He scattered tares among the wheat....
A joyless task without remission,
Void of excitement, opposition -
Evil itself to him seemed tame.

Mikhail Vrubel - Demon Head

III

And so - exiled from Paradise -
He soared above the peaks of ice
And saw the everlasting snows
Of Kazbek and the Caucasus,
And, serpentine, the winding deeps
Of that black, dragon-haunted pass
The Daryal gorge; then the wild leaps
Of Terek like a lion bounding
With mane of tangled spray that blows
Behind him, and a great roar sounding
Through all the hills, where beast and bird
On mountain scree and azure steeps
The river's mighty voice had heard;
And, as he flew, the golden clouds
Streaked from the South in tattered shrouds...
Companions on his Northbound course;
And the great cliffs came crowding in
And brooded darkly over him
Exuding some compelling force
Of somnolence above the stream...
And on the cliff-tops castles reared
Their towered heads and baleful stared
Out through the mists - wardens who wait
Colossal at the mighty gate
Of Caucasus - and all about
God's world lay wonderful and wild...
But the proud Spirit looked with doubt
And cool contempt on God's creation,
His brow unruffled and serene
Admitting no participation.

Mikhail Vrubel - Demon flying

IV

Before him now another scene
In vivid beauty blooms.
The patterned vales' luxuriant green
Spread like a carpet on the looms
Of Georgia, rich and blessed ground!
These poplars like great pillars tower,
And sounding streams trip over pebbles
Of many colours in their courses.
And, ember-bright, the rose trees flower
Where nightingales forever warble
To marble beauties fond discourses
Forever deaf to their sweet sound.
On sultry days the timid deer
Seek out an ivy-curtained cave
To hide them from the midday heat;
How bright, how live the leaves are here!
A hundred voices soft conclave
A thousand flower-hearts that beat!
The sensuous warmth of afternoon,
The scented dew which falls to strew
The grateful foliage 'neath the moon,
The stars that shine as full and bright
As Georgian beauties' eyes by night!...
Yet in the outcast's barren breast
Abundant nature woke no new
Upsurge of forces long at rest,
Touched off no other sentiment
Than envy, hatred, cold contempt.

V

Right high the house, right wide the court
Grey-haired Gudaal has builded him...
In tears and labour dearly bought
By slaves submissive to his whim.
Across the neighbouring cliffs its shade
From sunrise dark and cool is laid
A steep stair in the cliff-face hewn
Leads from the corner-tower down
To the Aragva. Down this stair
Princess Tamara, young and fair,
Goes gleaming, snow white veils a-flutter,
To fetch her jars of river water.

VI

In austere silence heretofore
The house has looked across the valleys;
But now wide open stands the door
Gudaal holds feast to mark the marriage
Of his Tamara: now the wine
Flows freely and the zurna skirts;
The clan is gathered round to dine
And on the roof-top, richly spread
With orient rugs. the promised bride
Sits all amongst her laughing girls:
In games and songs their time is sped
And merriment. Beyond the hills
The semicircle of the sun
Has sunk already. Now the fun
Crows fast and furious. Now the steady
Rhythmic clapping and the singing
The bride brings to her feet, poised ready,
Her tambourine above her head
Is circling, she herself goes winging
Bird-light above rug, then stops,
Looks round, and lets her lashes drop
That envious hide her shining glance;
And now she raises raven brows,
Now suddenly sways forward slightly
Her slender foot peeps out, and lightly
It slides and swims into the dance;
And see she smiles - a joyous gleam
Aglow with childish merriment.
And yet... the white moon's sportive beam
In rippling water liquid bent
With such a smile could scarce compare
More live than life. than youth more fair.

VII

So by the midnight star I swear
By blazing East and beaming West
No Shah of Persia knew her peer
No King on earth was ever blessed
To kiss an eye so full and fine.
The harem's sparkling fountain never
Showered such a form with dewy pearls!
Nor had mortal fingers ever
Caressed a forehead so divine
To loose such splendid curls;
Indeed, since Eve was first undone
And man from Eden forth must fare
No beauty such as this, I swear,
Had bloomed beneath the Southern sun.

VIII

So now for the last time she danced
Atasi Tomorrow, she, the heir
Of old Gudaal, the daughter fair
Of liberty must bow her head
To a slave's fate like one entranced,
Adopt a country not her own,
A family she'd never known ä
Often a secret doubt would shed
A shadow on her radiant face;
Yet all her movements were so free
Appealing, redolent of grace
So full of sweet simplicity
That, had the Demon soaring high
Above looked down and chanced to see...
Then, mindful of his former race,
He had turned from her ä with a sigh....

IX

The Demon did see.... For one second
It seemed to him that heaven beckoned
To make his arid soul resound
With glorious, grace-bestowing sound -
And once again his thought embraced
The sacrosanct significance
Of Goodness, Beauty and of Love!
And, strangely moved, his memory traced
The joys that he had known above
A chain of long magnificence
Before him link on link unfolding
As though he watched the headlong flight
Of star on star shoot through the night....
And, long the touching scene beholding,
Held spell-bound by some Power unseen,
New sadness in his heart awoke.
Then. suddenly, emotion spoke
In accents once familiar;
Could this yet be regeneration?
The subtle promptings of temptation
Had gone as though they had not been...
Oblivion? - God gave this not yet: -
Nor would he, if he could, forget!...

X

Meanwhile, his galant steed all lathered
Hastening to join his kin forgathered
To celebrate his wedding day
The bridegroom made his urgent way....
Good fortune yet attended him
To bright Aragva's verdant bank.
A line of camels after him
So weighted down with costly gifts
They scarce from hoof to hoof could shift
Wound down the pathway, rank on rank,
Now clear to view, now lost to sight,
Bells chiming softly as they plod.
Their master rode on in the van
To guide his laden caravan
That followed where his horse had trod....
Erect, the tithe waste girdled tight;
Sabre and dagger-hilts shine bright
Beneath the sun; and on his back
A gleaming rifle, notched in black.
The wind is fluttering the sleeve
Of his chukhd - all bravely braided
His saddle-cloth of richest weave,
The saddle with gay silks is broidered
The reigns are tasseled - and his steed
Is of a priceless, golden breed.
Nostrils dilated,twitching ears
He glances down and snorts his fears
Of the deep drop, the flying foam
That crests the rapids' leaping waves.
How perilous the path they follow,
The cliff o'erhangs the way so narrow,
The deep ravine the torrent paves.
The hour is late. - The sunset glow
Is fading on the peaks of snow.
The caravan makes haste for home.

XI

But see - a chapel by the way....
Here now has rested many a day
Some prince, now canonized, but then
By vengeful hand untimely slain.-
And here the traveller must stay
Whether he haste to fight, or whether
To join the feast, here he must ever
Rein in his horse and humbly pray
The good saint to protect his life
Against the lurking Moslem's knife.
But now the bridegroom, overbold,
Forgot his forefathers of old
And, by perfidious dreams misled
Of how, beneath the cloak of night,
He would embrace his bride, instead
Of holding by their pious rite
He yielded to the Demon's will
Seduced by turbid thoughts - until
Two figures - then a shot - ahead
What was it? Rising in his stirrups
Cramming his high hat on his brow
The gallant lover, at the gallop,
Plunged like a hawk upon his foe!
No word he spoke, his whip cracked once
And once blazed forth his Turkish gun....
Another shot. Wild cries. The Prince
Goes thundering on. The groans behind
Long echoes in the valley find....
Not long the fight. Of timorous mind,
The Georgians turn and run!

XII

Now all is silence; sadly huddled
The camels stand and stare befuddled
Upon their erstwhile master ä man,
Lying dead amongst these silent fells.
The only sound their harness bells,
Ravaged and robbed their caravan;
And see, the owl flies softly round
The Christian bodies on the ground!
No peaceful tomb beneath the stones
Of some old church will take these bones
Like those in which their fathers lie;
Mothers nor sisters will not come
In their long floating veils to cry
Over these graves so far from home!
Instead, by zealous hands, a cross
Was raised to mark the dreadful loss
Just where the road hugs close the sheer
And towering cliff-wall, close to where
They perished in the raid....
And ivy, growing lush in spring,
An emerald net about it flings....
Here, weary of the toilsome road,
The traveller yet lays down his load
To rest in God's good shade....

XIII

Swift as a stag still runs the horse
Snorting as though he held his course
In some fierce charge, now plunging on
Now pulling up as though to harken
His nostrils flared to sniff the wind:
Then leaps up and comes ringing down
On all four hooves, sets sparking
The stones and, in his mad career,
His tangled mane streams out behind.
A silent rider he does bear
Who lurches forward now and then
To rest his head in that wild mane.
The reins lie slack in useless hands,
The feet are deep-thrust in the stirrups,
And on his saddle-cloth the bands
Of blood are broadening as they gallop
Ah gallant steed, your wounded master
You bore from battle swift as light
The ill-starred bullet sped yet faster
And overtook him in the night!

XIV

Gudaal's is now a house of mourning,
The people crowd into the court:
Whose horse comes galloping in terror
To fall before the rock-hewn gate?
The lifeless rider, who is he?
The battle fury on his face
Has left a deep inscribed trace
On coat and weapons they could see
Fresh bloodstains, and a wiry strand
Of mane was twisted in his hand,
Not long you waited, youthful bride,
And looked to see your bridegroom come:
Alas, though he has gained your side
To join the feasting at your home
His princely word he keeps in vain...
Never will he mount horse again.

XV

Like thunder, the Lord's judgement broke
About this unsuspecting house!
Tamara, sobbing on her couch,
Gives free rein to the heavy tears
Till, shaken, she on them must choke....
Then, suddenly, it seems she hears
Above her words of wonder spoke:

Mikhail Vrubel - Tamara and Demon -

"Weep not, my child! Weep not in vain!
Those tears are no life-giving rain
To call an unresponsive corpse
Back to the living world again.
They only serve to dull their source
In those clear eyes, those cheeks to burn....
And he is far and will not learn
Of all your bitter sorrow now;
The winds of heaven now caress
His high, angelic brow;
And heavenly music, heavenly light....
What are the dreams and dark duress,
The little hopes and stifled sighs
Of earthly maidens in the sight
Of one who dwells in paradise?
Ah no, the lot of mortal man,
Believe, my earthly angel dear,
It merits not one second's span
Your precious sorrow here!

  On the wastes of airy ocean
  Rudderless and stripped of sail
  Through the mists in listless motion
  Stars in courses never fail;
  Through the boundless fields of heaven
  Traceless pass the fluffy sheep -
  Clouds dissolving in the even
  Reaches of the azure steppe.
  Hour of parting, hour of meeting,
  Brings them neither joy nor sorrow;
  Nor regrets for past fast fleeting;
  Nor desires for any morrow.
  Let remembrance day be only
  One long sorrow-laden day;
  For the rest, be strong and lonely
  Free of earthly cares as they!"

"As soon as night has spread her veil
To cover the Caucasian heights;
As soon as nature *neath the spell
Of magic words falls silent quite;
As soon as on the cliffs the wind
Runs rustling through the fading grass,
And the small bird that hides behind
The brittle blades flies up at last;
And, drinking in the evening dew
Beneath the vine-leaves in the gloom,
Night flowering blossoms come to bloom;
As soon as the great, golden moon
Above the mountain quietly peeps
To steal a stealthy glance at you;
I shall come flying to watch your sleep
And on your silken lashes lay
Enchanted dreams of golden day....
"

XVI

And softly as a strange delusion
The voice fell silent, sound on sound.
The maid sprang up and gazed around,
An inexpressible confusion
Within her breast; - sorrow nor fear
Nor ecstasy could now compare
With this great upsurge of emotion.
The soul from its fast fetters broke
And burning fire coursed through her veins
It seemed as though the voice still spoke
Unknown and wonderful - and then
The sleep she craved came down to bless
Her weary eyes with heaviness;
But now he troubled even her thought
With dreams prophetic and unsought:
A stranger, mist-enshrouded, stood
Beside her bed and spoke no word
But, glimmering with unearthly beauty,
He looked at her with quiet devotion
And sadly, as it were in pity.
But this was not her guardian angel,
No visitant from realms divine:
About his head no radiant halo
Upon the shadowy curls did shine
Nor was it some tormented sprite
Some vicious spirit of hell - ah no!
Neither of darkness nor of light!...
More like the gentle afterglow
As evening deepens into night!...

Mikhail Vrubel - Tamara and Demon -

▌Seconda parte
Capitolo I

"Padre, padre non minacciarmi più,
la tua Tamara non rimproverare;
vedi che piango, vedi queste lacrime
che già non sono più le prime. Invano
s'affollano, venuti da lontano,
i pretendenti per cercarmi in sposa...
Non , padre mio:
vedi tu stesso che di giorno in giorno
per un mortsono poche in Gruzia le fanciulle!
Ma io non sarò sposa di nessuno!...
O, non rimproverarmiale veleno io appassisco!
Che l'anima mi strazia il maligno
con un sogno che io non so respingere;
io sto morendo: e tu abbi pietà!
Lascia che vada in un santo monastero
la figlia tua ormai senza ragione;
là mi difenderà il Salvatore,
tutta l'angoscia a lui rivelerò.
Non c'è più gioia al mondo ormai per me.
Protetta dalla pace del convento
mi accoglierà una cella oscura,
come una tomba, prima del mio tempo..."

II

Nel remoto convento solitario
portarono Tamara i suoi parenti
dal tormento dell'umile cilicio
il suo giovane petto fu avvolto.

Mikhail Vrubel - Monastery

Ma anche nel monacale vestito,
come sotto i ricami d'un broccato,
non la lasciava il suo sogno impuro,
e come prima, in lei batteva il cuore.
Presso l'altare, al lume di candela,
all'ora dei solenni canti, spesso
tra le fervide preci, ella sentiva
ancor quelle parole, quella voce.
Sotto le volte della buia chiesa
talvolta quell'immagine ben nota
le appariva senza suono o traccia
nella leggera nebbia dell'incenso;
splendeva silenziosa come stella;
coi cenni la chiamava: verso dove?...

III

In un fresco posto, fra due colline,
si nascondeva il santo monastero,
da file di platani e di pioppi
era circondato, e qualche volta,
allo scender della notturna tenebra,
appariva alla finestra d'una cella
tra gli alberi, la lampada di una
giovane peccatrice. E, fra i mandorli,
dove file di tristi croci stavano,
silenziose guardiane delle tombe,
cantavano i cori di aerei uccelli.
Saltavan sulle pietre mormorando
di freschissima acqua le sorgenti,
e sotto la montagna incombente
confluendo, amiche, nella gola,
più oltre, scorrevano, fra i cespugli,
di fiorelli di brina ricoperti.

IV

E verso nord si vedono le montagne,
al brillare di mattiniera aurora,
quando l'azzurreggiante esile fumo
dalla valle profonda si innalza,
e volgendosi alla plaga d'oriente
chiamano i muezzin alla preghiera,
e rintocca la squillante campana
risvegliando col suono il convento;
nel solenne pacifico momento,
quando la giovane donna di Georgia
va con la lunga brocca a prendere l'acqua
scendendo per la ripida montagna
si stagliano allora nel puro cielo
le innevate vette della catena
dei monti, chiara, violetta muraglia;
e poi si vestono all'ora del tramonto
d'una fascia scarlatta le montagne;
e fra esse, le nubi trafiggendo,
si innalza sopra tutte con la vetta
il possente Kazbek, il re del Caucaso,
con il turbante e veste di broccato.

V

Ma, colmo di un colpevole pensiero,
non lascia il cuore di Tamara spazio
ai puri impeti. Davanti a lei
tutto il mondo riveste un'ombra cupa;
tutto è in lei pretesto di tormento:
dell'alba il raggio e della notte l'ombra.
A volte non appena la frescura
della notte scendeva sulla terra,
davanti all'icona del Signore
cadeva in sua follia Tamara,
per piangere, e nel notturno silenzio
il gridare del suo dirotto pianto
del viandante turbava l'attenzione.
Che pensava forse al lamentarsi
dello spirito montano inchiodato
alla sua grotta antica, e il fine orecchio
tendeva e lo stanco destriero incalzava.

VI

Colma d'angoscia e di tremore, stava
Tamara spesso alla sua finestra
e con in testa un unico pensiero
con occhio attento guardava lontano:
e tutto il giorno, sospirando, aspetta...
A lei qualcuno mormora: verrà!
E non invano erano dolci i sogni,
e non invano egli appariva a lei,
con i suoi occhi colmi di tristezza
con tenera voce meravigliosa
da molti giorni ormai ella languisce
senza saperne lei stessa il motivo:
ora desidera pregare i santi,
ma il cuore manda la preghiera a Lui;
stremata dalla lotta quotidiana,
sul letto del riposo ora si corica:
il suo cuscino brucia. E soffoca
Tamara, ed ha paura, e trema tutta.
Ed il suo petto avvampa, e le sue spalle,
più non respira, negli occhi ha la nebbia,
avida attende che l'abbracci e stringa,
e sulla bocca si sciolgano baci...

VII

L'aereo mantello della sera
già ricopriva i colli della Georgia.
Obbedienti al suo dolce costume
al monastero Il Demone volava.
Per lungo tempo Egli non osò
turbare la santità di quel placido
e mite asilo. E ci fu un momento
in cui gli parve giusto abbandonare
il suo crudele intento. Eccolo errare,
nel suo pensiero assorto, presso il muro
del convento: e tremola una foglia
nell'aria senza il vento della sera.
Alla finestra splende una lucerna:
la guarda Il Demone. Tamara attende.
E nel silenzio dominante ascolta
lo spirito un suono di cingura
d'una canzone echeggiano le note,
i dolci e tristi suoni confluiscono,
come lacrime, in ritmo armonioso;
tenera e bella è la canzone, come
se per la terra l'avessero creata
musici angeli su nell'alto cielo!
E forse proprio un angelo bramava
di riveder l'amico di lontani
tempi remoti, e quaggiù volato
era furtivamente, e gli cantava
per consolarlo, del passare del tempo.
E solo allora Il Demone capì
l'angoscia dell'amore e l'emozione.
Voleva allontanarsi, nel terrore...
Ma non riusciva a muovere le sue ali!
E, che prodigio! Dai suoi spenti occhi
ecco che scese una lacrima di piombo.
Ancora oggi presso quella cella
sta la pietra trafitta dall'ardente,
dalla lacrima ardente come fiamma,
la lacrima dell'Angelo Perduto!...
la cingura è una specie di chitarra georgiana.

VIII

Ed Egli entra, è pronto ad amare,
con l'anima ad ogni bene aperta,
e pensa che di una vita nuova
è finalmente giunto il tempo atteso.
Il tremito confuso dell'attesa,
una paura silenziosa e incerta,
quasi fosse d'amore il primo incontro,
questo conobbe l'anima orgogliosa.

Era solo un triste presentimento.
Entra: e vede che davanti a lui stava,
messaggero del cielo, un cherubino,
aiuto per la bella peccatrice:
l'Angelo sta, col volto fiammenggiante
con l'ala la protegge dal nemico,
il suo sorriso è limpido e chiaro.
Della divina luce un raggio d'oro
l'impuro sguardo ad un tratto acceca,
così invece di un tenero saluto,
ascolta Il Demone una rampogna:

IX

"Spirito inquieto, spirito del Male,
chi ti ha chiamato nella notturna ora?
Non c'è nessuno qui dei tuoi devoti,
e qui il Male ancora non spira.
Non avanzare il criminoso passo
verso l'amore sacro, il mio amore.
Chi ti ha chiamato?"
Ed in rispost a lui
perfido rise l'Angelo Maligno,
E di gelosia arse il suo sguardo,
e di nuovo si risvegliò nell'anima
tutto il veleno del suo odio antico.
"Tamara è Mia!" -disse minaccioso-
"Lasciala stare, chè Tamara è Mia!
Troppo tardi apparisti, difensore,
suo giudice non sei, e neppur mio.
Sul mio cuore, ch'è gonfio di Superbia
già ho stampato il mio sigillo forte;
al tuo sacrale imperio qui non c'è posto,
questo è il mio regno, questo il mio amore!"
e l'Angelo del Cielo tristemente
volse gli occhi alla povera Tamara
e agitando tristemente l'ali
nell'etere celeste sprofondò.
 
X

Tamara:
Chi sei? è pericolosa la tua voce.
Vieni dal cielo o dall'inferno?
Che cosa vuoi da me?

Il Demone:
Tu sei bellissima!

Tamara:
Parlami dunque. Di' chi sei. Rispondi.

Il Demone:
Io sono Colui la cui voce ascoltavi,
tu, nel silenzio della mezzanotte,
il cui pensiero all'anima parlava,
la cui tristezza tu riconoscesti,
la cui immagine vedevi in sogno.
Il mio sguardo uccide ogni speranza;
Io son colui che nessuno può amare.
Dei miei terreni schiavi son la frusta,
sono Il Signore di Scienza e Libertà:
Nemico del Cielo, son della Natura
Il Male. E sono qui, ai piedi tuoi!
Per la tua tenerezza t'ho portato
la placida preghiera dell'amore,
il mio primo dolore sulla terra,
e le lacrime prime che ho versato.
Ascoltami, ti prego, per pietà.
Soltanto tu con la tua voce puoi
restituire me al bene e al Cielo.
Protetto dal mantello del tuo amore
a Me sarà concesso di salire
lassù, Angelo Nuovo in Nuova Luce;
O, ti prego: ascoltami soltanto:
Io sono il tuo schiavo. E ti amo!
Chè, non appena Io ti ho veduta,
nel mio cuore segreto ho odiato
la mia immortalità ed il potere.
E involontariamente ho invidiato
l'imperfetta gioia della gente;
ho provato il dolore di non vivere
come te, e l'orrore d'esserti lontano.
Un inatteso raggio nel mio cuore
più caldo e vivo di nuovo s'è acceso,
e la tristezza della ferita antica,
come un serpente, s'è mossa. Che importa
a me senza di te la vita eterna?
Dei miei possessi il numero infinito?
Solo vuote parole senza senso,
una vasto tempio, ma senza il Dio.

Tamara:
Lasciami dunque, o spirito maligno!
Come posso mai credere al nemico?
Aiutami, Signore! Ma non posso
pregare. Come un veleno misterioso
indebolisce ormai la mia mente!
Ascolta dunque, tu che mi uccidi:
le tue parole son veleno e fuoco...
Dimmi almeno per quale scopo tu mi ami!

Il Demone:
Perchè non so, bellissima Tamara.
Mi sento colmo di una nuova vita,
mi son tolto dall'ardita testa
la corona di spine della colpa,
in polvere ho gettato il mio passato:
l'Inferno e il Paradiso è nei tuoi occhi.
Di non terrestre passione Io ti amo.
Un tale amore ricambiar non puoi.
Con tutto il mio potere, con l'ebbrezza,
dell'Immortale mio pensiero e sogno.
Dal principio del mondo, a me nell'Anima,
sta impresso il sigillo del tuo volto:
il tuo volto lo vedevo a me davanti
nei deserti del sempiterno cielo.
Da tanto tempo inquieta la mia anima
la risonanza dolce del tuo nome.
Nei giorni della vita in Paradiso
soltanto tu mancavi, solo tu.
Magari tu comprendere potessi
quel mio languire amaro, la mia vita
tutta la vita per infiniti secoli,
di amara gioia e amara sofferenza.
Senza attendermi lodi per il male,
e senza ricompense per il bene,
per sé solo vivere, e nella noia,
e in questa lotta senza mai vittoria,
in questa lotta senza mai la pace!
Aver sempre rimpianti e non averli,
tutto sapere, sentire e vedere,
cercare di odiare sempre tutto
e disprezzare proprio tutto al mondo!...
E sol quando la condanna di Dio
fu pronunciata, proprio da quel giorno
per sempre gelidi per me divennero
della natura i caldi abbracci.
Era azzurro lo spazio a me davanti,
e io vedevo come adorne a nozze
le belle stelle, a me ben conosciute...
esse fluivano in corone d'oro;
ma che accadeva? l'antico fratello
nessuna di esse riconosceva.
Cominciai, nella mia disperazione,
gli altri proscritti ad invocare,
ma ahimè non riconobbi, Io Stesso,
se non volti, e voci, e maligni sguardi.
Pieno d'orrore mi slanciai, le mie ali
aprendo al volo: ma perchè? Ma dove?
Non sapevo: scacciato dagli amici
miei d'un tempo, come dall'antico Eden,
per Me divenne il mondo e muto e sordo.
Così al capriccio di onde e correnti
corre la barca danneggiata, senza
più alcuna vela e senza più timone,
e naviga senza saper la meta;
così sul fare del mattino, all'alba
un frammento di nube tempestosa
nel cielo azzurro, tutto nereggiante,
vola smarrito, e non trova sosta,
senza alcuno scopo e senza traccia:
e dove va lo sa soltanto Iddio!
Per qualche tempo ho guidato gli uomini,
tutti i peccati ho insegnato loro,
ogni nobile impresa ho calunniato,
ho denigrato ogni cosa bella;
Per breve tempo...e subito la fiamma
della pura fede ho spento in loro...
A che son valse queste mie fatiche
per questa gente sciocca e traditrice?
Mi nascosi così nelle profonde
grotte, oppure errai come meteora
nella profonda ombra della notte...
E galoppai in corsa solitaria
dalle vicine luci ingannato;
e caddi col cavallo negli abissi,
chiamando invano, e lasciando dietro,
sulle montagne, tracce sanguinose...
Ma del Male i tenebrosi diletti
mi piacquero solo per breve tempo!
In lotta col potente uragano,
come sovente, sollevando polvere,
rivestito di fulmini e di nebbia,
correvo tra le nubi con frastuono
per soffocar nella ribelle folla
degli elementi il ribollir del cuore,
per salvarmi da tormentosa idea,
per dimenticar ciò che non potevo!
Che importa ricordar la lunga serie
delle tragedie e dei dolori umani
passati, e del futuro: che mai sono
di fronte ad un minuto solo delle
mie ignorate, oscure sofferenze?
L'umanità? La vita, le fatiche?
L'uomo è passato e passerà ancora...
c'è una speranza forse: il suo giudizio:
Anche se condanna, forse perdona!
Ma la mia tristezza non può mutare,
come per me, essa non avrà mai fine;
e non potrà dormire in una tomba!
Ora come un serpente mi blandisce
ora mi brucia e frusta come fiamma
ora mi opprime,come una pietra,
sepolcro indistruttibile di tutte
le mie morte speranze e le passioni!

Tamara:
Perchè dovrei saper della tristezza
per cui con me ora ti lamenti e piangi?
Tu hai peccato...

Il Demone:
Contro di te, forse?

Tamara:
Ci possono sentire.

Il Demone:
Siamo soli.

Tamara:
E Dio?

Tamara:
Non ci degna nemmeno d'uno sguardo.
Il Cielo gli interessa, non la terra!

Tamara:
E i tormenti, le pene dell'Inferno?

Il Demone:
Che t'importa? Laggiù sarai con me.

Tamara:
Chiunque sia, mio casuale amico,
tu che vai distruggendo la mia pace,
pur non volendo, ma con gioia segreta,
o anima che soffre, io t'ascolto,
ma se la tua parola è maliziosa,
e se nascondi l'inganno nel cuore...
Ma perdonami. Quale gloria avresti?
Che può importare a te della mia anima?
Son forse al ciel più cara delle donne
che tu non hai degnato? Non sono esse
molto più belle della mia bellezza?
Nè mano d'un mortale ha sgualcito
neppure il loro letto verginale...
No! Dammi il tuo solenne giuramento...
Dimmi: tu vedi che anch'io soffro,
e tu conosci i sogni femminili!
Nell'anima fai sorgere il timore...
Ma tu capisci tutto e tutto sai:
E quindi deve aver pietà di me.
Giurami dunque: dalle seduzioni
maligne salvami, dà la promessa.
O forse non ci sono più promesse
nè inviolabili giuramenti?

Il Demone:
Per il primo giorno dell'universo
e per l'ultimo giorno del creato
lo giuro, e per la vergogna del crimine,
per il trionfo della verità,
per l'amaro dolor della caduta,
e per il breve sogno della vittoria;
lo giuro, per questo incontro con te,
e per il distacco che ci attende.
Lo giuro per tutta la moltitudine
di spiriti sottomessi a Me
e per le spade degli angeli insonni
senza passioni, che a me son nemici;
lo giuro per il Cielo e per l'Inferno
per il sacrario della terra e tuo,
lo giuro per un ultimo tuo sguardo,
per la tua prima lacrima lo giuro,
per il sospiro delle tue pure labbra,
per l'onda dei tuoi serici capelli,
lo giuro per la gioia e la sofferenza,
e lo giuro per tutto il mio amore:
il desiderio antico di vendetta
per sempre ho abbandonato, e la superbia;
il veleno di perfida lusinga
ma più non turberà le menti umane:
ormai col Cielo voglio far pace,
e voglio amare, e con la preghiera
voglio desiderare e fare il bene.
Con una lacrima di pentimento
cancellerò dalla mia fronte, degna
di te, le tracce del celeste fuoco,
e che tranquillo fiorisca il mondo
senza di me nell'ignoranza sua!
Credimi dunque, io soltanto, adesso
son giunto a te, e t'ho giudicata:
ho scelto te come il mio sacrario,
ed ai tuoi piedi ho posto il mio potere.
E come un dono attendo il tuo amore,
e ti darò, in cambio di un momento,

l'eternità. Credimi, Tamara,
Io nell'amore, come nell'odiare,
sono Immutabile, e sono Grande.
Te dunque Io, dell'Etere Figlio,
porterò nelle plaghe oltre le stelle,
dell'universo tu sarai regina,
mia prima amica, e senza rimpianti
e senza brama guarderai la terra,
dove non c'è felicità sincera,
nè bellezza che a lungo si mantenga,
la terra dei delitti e delle pene,
e soltanto di misere passioni,
dove non sanno, senza timore o ansia,
non sanno odiare, e non sanno amare.
Forse tu non sai che cos'è l'amore,
l'effimero amore della gente?
Del giovanile sangue l'emozione
e col tempo il raggelarsi del sangue?
Che cosa s'opporrà contro il distacco,
la tentazione d'una bellezza nuova,
contro la stanchezza, contro la noia,
e contro il sogno di un capriccio nuovo?
Ma non a te, mia cara amica, è dato
dalla sorte d'appassire silenziosa
come schiava di rozza gelosia,
e soffocare come in chiuso carcere,
fra gente pusillanime e fredda,
tra finti amici e fra nemici veri,
tra paure e sterili speranze,
tra inutili e gravose fatiche!
Senza passioni, non appassirai,
con la tristezza, dietro l'alto muro,
tra le preghiere, lontana ugualmente
dalla divinità e dalla gente.
O no, mia bellissima creatura,
ad altra sorte sei predestinata,
un'altra sofferenza ora t'attende,
nuove, diverse estasi profonde;
lascia dunque i tuoi vecchi desideri,
ed il misero mondo al suo destino:
l'abisso dell'ardita conoscenza
in cambio a te Io vorrò rivelare.

E ai piedi tuoi la folla Io condurrò
di tutti i Demoni a Me devoti,
e ti darò, bellissima Tamara,
aeree ancelle ed incantate;
e strapperò per te dalla stella
orientale la corona d'oro,
e prenderò dai fiori la rugiada,
e la corona bagnerò con questa,
e con il raggio del tramonto rosso
con un nastro circonderò il tuo corpo,
con il profumo puro degli aromi
l'aria che è intorno a te darò odorata,
sempre con una musica divina
il tuo udito cullerò, e luminosi
incantati palazzi costruirò,
palazzi fatti d'ambra e di turchese,
poi scenderò nel vortice del mare,
e volerò in alto, oltre le nubi,
e tutto ti darò, tutta la terra.
Amami dunque!...

XI
Mikhail Vrubel - Tamara and Demon

E lievemente con le
Sue ardenti Labbra sfiorò la bocca,
della fanciulla le tremanti labbra;
con le parole seduttrici Il Demone
alle preghiere di lei rispondeva.
Profondamente la guardò negli occhi!
E la bruciò. Nel buio della notte
su di lei la sua luce risplendeva
irresistibile: come un pugnale.
lo Spirito Maligno trionfava!
Il veleno mortale del suo bacio
subito entrò nel cuore di Tamara.
Un grido di tormento e di terrore
il silenzio notturno lacerò.
C'era l'amore in quel grido, e il dolore,
c'era il rimprovero e l'ultima prece,
e un saluto disperato, un addio
alla giovane vita ormai perduta.

XII

Proprio in quell'ora il guardiano di notte
solo, intorno alla muraglia erta
compiva silenzioso la sua ronda,
andava con la tavola di ghisa,
e rallentò il suo passo misurato
presso la cella della giovanetta.
Con l'animo turbato si fermò,
la mano sulla tavola di ghisa
e nel silenzio che regnava intorno
gli parve di sentire come il bacio
di due bocche frementi e innamorate,
un breve grido e un debole lamento.
E nel suo cuore sorse un dubbio,
un disonesto dubbio che svanì.
Ma fu soltanto un momento breve;
e tutto tacque: solo, di lontano
s'udiva appena soffiar un vento lieve,
che recava il mormorio di foglie.
E con l'oscura riva, con tristezza,
il montano ruscello sussurrava.
Recita il vecchio, tutto spaventato,
d'un santo martire la preghiera,
per cacciare dalla mente in peccato
lo Spirito Maligno ch'era dentro;
con le dita tremanti egli segna
il suo petto turbato da un pensiero
ed in silenzio con rapidi passi
la sua solita ronda ora prosegue.

XIII
Mikhail Vrubel - Death Tamara

Dolce come una peri addormentata
riposa la fanciulla nella bara,
e più bianco e più puro di un velo
era il pallore languido del volto.
Abbassate per sempre son le ciglia...
Ma chi poteva dire se lo sguardo
sotto le ciglia fosse addormentato,
o per prodigio forse s'attendesse
magari un bacio, oppure l'aurora?
Ma era inutile, il raggio del giorno
che come un'onda d'oro scivolava
sul suo bel volto e invano in una muta
tristezza quelle labbra ora baciava...
No: della morte il sigillo eterno
nessuno ormai poteva più strappare!

XIV

Mai fu così, nei giorni della gioia,
di così vari colori fiorito,
fu il festivo colore di Tamara.
I fiori della sua nativa valle
(così richiede il rituale antico)
versano su di lei il loro aroma,
e stretti fra le sue mani morte
sembra che voglian salutare la terra!
E non c'è sul suo volto segno alcuno
che dica della morte di Tamara
nell'acme della bellezza e dell'amore;
ed eran colmi i suoi lineamenti
d'una fredda, marmorea bellezza
senza espressione, e del tutto priva
di ogni sentimento e di ragione:
come la morte, piena di mistero.
Come un sorriso strano e freddo sulle
sue labbra si intravvedeva.
O, molte tristi cose che esso diceva
agli occhi che lo guardassero attenti:
c'era in esso un gelido disprezzo
dell'anima già pronta a sfiorire,
l'espressione dell'ultimo pensiero,
e un silenzioso addio alla terra,
della perduta vita il vano lampo.
Ella sembrava ancor più morta, ancora
senza alcuna speranza per il cuore,
negli occhi che per sempre s'eran spenti,
così nell'ora del tramonto splendido,
quando disciolto in quel mare d'oro
la carrozza del giorno s'è nascosta,
le nevi del Caucaso, per un momento,
un riflesso purpureo serbando,
risplendon nell'oscura lontananza;
ma quest'ultimo raggio non più vivo
non trova alcun riflesso nel deserto,
ed a nessun indicherà la strada
dalla sua altitudine ghiacciata!...

XV

E i vicini e i parenti in folla
son già riuniti per il triste viaggio.
Tormentandosi i canuti capelli
Gudàl si batte silenzioso il petto,
e per l'ultima volta ora sale
sul cavallo dalla criniera bianca,
ed il corteo si muove. Tre giorni
e tre notti durerà il cammino.
Tra le vecchie ossa degli antenati
hanno scavato a lei un tranquillo asilo.
Un avo di Gudàlm saccheggiatore
di pellegrini e di villaggi, quando
la malattia a letto l'inchiodò
e giunse a lui del pentimento l'ora,
a riscatto delle sue molte colpe
promise di erigere una chiesa
su quelle alte montagne di granito,
dove solo si sente la canzone
della bufera, e dove il nibbio vola.
E presto tra le nevi del Kazkek
s'innalzò un solitario tempio,
e lassù le ossa di quel malvagio
di nuovo ritrovarono la pace.
E la roccia, sorella delle nubi,
in un cimitero fu trasformata:
Come se, essendo al cielo più vicina,
fosse più calda la casa della morte...
come se più lontana dalla gente
l'ultimo sonno più non disturbasse...
Ma più non sognano i morti la gioia
o la tristezza dei passati giorni.

XVI

Nello spazio dell'etere azzurro
uno dei santi angeli volava,
volava con le sue ali d'oro
e tra le sue braccia egli portava
via dal mondo un'anima peccatrice.
E con dolci parole di speranza
tutti i suoi dubbi egli dissipava,
lavandole dal volto con le lacrime
della sua storia, del suo patir le tracce.
E di lontano già dal Paradiso
gli giungevano i canti, ma a un tratto
dall'abisso lo Spirito del Male
sorse, sul loro libero cammino.
Era Possente come tromba d'aria,
e come fulmine Egli risplendeva,
e nella sua follia ed arroganza
Egli gridò: "Tamara è solo Mia!".

Al petto del suo angelo stringendosi
l'orrore soffocò con la preghiera
l'anima peccatrice di Tamara.
Il suo futuro ora si decideva,
Egli stava davanti a lei di nuovo,
ma O Dio, chi lo riconosceva?
Or la guardava con Maligno Sguardo,
e ribollente del mortal veleno
del suo odio, un odio senza fine,
e dal suo Volto immobile spirava
il Gelido Orrore del Sepolcro.
"Sparisci, oscuro Spirito del dubbio!"
Gli rispose del Cielo il messaggero:
"Il tuo trionfo è stato troppo lungo;
è ora giunto il tempo del giudizio,
e del giusto decreto del Signore!
I tempi delle prove sono finiti;
le catene del Male sono cadute
dalla veste mortale di Tamara.
L'attendavamo ormai da molto tempo!
L'anima di Tamara era di quelle
la cui vita è un unico momento
di un insopportabile dolore,
e di mai raggiungibili diletti:
Il Creatore col più puro etere
le loro vive corde ha intessuto.
Per il mondo esse non furono create
e non per loro fu creato il mondo!
Essa pagò con un crudele prezzo
tutti i suoi dubbi ed i suoi errori...
Ma ha sofferto Tamara ed amato,
e all'amore si è aperto il paradiso".
Mikhail Vrubel - Fallen Demon

E l'angelo col suo severo sguardo
guardò negli occhi il Tentatore, e poi
agitando con gioia le sue ali
nell'azzurro del cielo sprofondò.
E maledisse Il Demone sconfitto
i suoi sogni di follia e di amore,
e di nuovo Egli rimase, altero,
nell'universo, e solo come prima,
senza speranza alcuna. E senza amore...!

Mikhail Vrubel - Fallen Demon

* * *

Sulla fiancata d'un roccioso monte
di Kojsauri sopra la vallata
s'ergono ancora fino ai nostri giorni
i frammenti d'un antica rovina.
Le tradizioni ancora sono piene
di fole che spaventano i bambini...
Come fantasma, memoria silenziosa
di quei tempi incantati, testimone,
tra gli alberi nereggian le rovine.
Il villaggio è disperso nella valle,
e la terra fiorisce e verdeggia;
lo scompigliato rombo delle voci
si perde, e lente carovane vanno,
vanno lontano, al suon dei campanelli.
E scintilla e schiumeggia il bel fiume
precipitando giù, fra l'alte nebbie.
E d'una vita eternamente giovane,
dalla frescura, del sole e primavera
gioisce qui, scherzando la natura,
come un bambino ch'è senza pensieri.

E' così triste quel castello, dopo
aver servito per così tanti anni,
come un vecchio che sia sopravvissuto
ai suoi amici e alla famiglia amata.
I suoi invisibili abitanti
attendon solo il sorgere della luna:
ed è la loro festa e libertà.
E corrono ronzando dappertutto.
Il canuto ragno, nuovo eremita,
tesse le basi delle sue reti.
Di lucertole verdi una famiglia
ora sul tetto lietamente gioca,
e striscia fuori il cauto serpente
dall'oscura fessura, sulla pietra,
sulla soglia del vecchio pianerottolo,
in tre anelli ora s'attorciglia,
ora giace come una lunga striscia
e brilla come una spada istoriata,
dimenticata sul campo di antiche
battaglie, inutile all'eroe caduto!...
Tutto è selvaggio, non ci sono tracce
dei passati anni. La mano del tempo
accuratamente li ha cancellati,
e niente più ci parla alla memoria
delle imprese del celebre Gudàl
e di Tamara, la sua cara figlia.

Ma sull'erta montagna c'è una chiesa,
dove la terra serba le loro ossa,
dove un sacro potere le conserva.
E si vede la chiesa tra le nubi
ancor oggi, e alle sue porte stanno
le rocce nere di granito a guardia,
coperte dagli strati della neve;
sul loro petto, invece di corazze,
risplendono i ghiacci secolari.
Le masse sonnolente di valanghe
sono sospese al ciglio delle rocce
ome cascate che il gelo ha rinserrato:
e con cupo aspetto pare che attendano.
Come di guardia scorre la bufera
la polvere soffiando dalle mura,
ora riporta una canzone lunga,
ora sembra chiamar le sentinelle.
Ascoltan le notizie di lontano
sul tempio prodigioso, in quel paese,
solo le nubi vengono dall'oriente
e s'affrettano a porgere il saluto;
ma su tutte le pietre delle tombe
nessuno più si reca con dolore.
E del monte Kazbek la cupa roccia
ha in avida custodia la sua preda,
e dell'uomo l'eterno mormorare
la loro pace eterna più non turba.

▌Part II

Chapter I

"Ah, father, father, leave your threats
Scold not your daughter yet again.
For see these tears! I'm weeping yet
You know full well since when
The suitors come to seek my hand
From all the corners of the land....
As though in Georgia only one
Young maid there were they'd have as bride....
But I - I can be wife to none!...
Oh, father, father, do not chide,
You see yourself - a poison slow
Envenoms all my waking thought
The evil one won't let me go
By overwhelming dreams distraught
I fade and perish utterly!
Have pity, let your foolish girl
Seek refuge In a monastery
There, if I can but take the veil
The saviour will take care of me
And I shall tell Him all my woe.
The world, I know it all too well,
Holds nothing for me: let a cell
In twilit shadow shelter me...
As in a grave - precociously..."

II

And so Tamara's family
To a far convent brought their child,
And there in all humility
In hair-shirt rough the maiden mild
Enrobed her youthful breast.
Yet in this harsh, monastic garb
Her troubled heart found no more rest
From dreams forbidden and debarred
Than clad in velvet or brocade.
Before the altar at the hour,
Of shining candles, solemn prayer,
Through the sweet chanting of the choir
Familiar speech would reach her ear
And there, beneath the cupola,
A well-known figure would appear
To glide by as the incense rose....
Soundless, he leaves no trace, but goes
Gleaming before her like a star
Calling and beckoning afar
But whither? Ah, that no one knows.

III

The holy convent was secluded
In a cool glen between two hills
By poplars and acacias ringed....
And, when the night sank weary-winged
To rest in the ravine, the grills
Of the young sister's cell would gleam
Out through their foliage fitfully.
Without, beneath the almond tree
In whose thin shade dark crosses brooded
Like silent watchers on the graves,
The merry birds made sweet conclaves
Of melody. The spring-cold streams
Leapt down from rock to rock, and sang,
Then merged beneath the overhang
To foam away in rapid rushes
Beneath the frosty-flowering bushes....

IV

Way to the north there was a view,
A glimpse of mountains. At day's dawning,
When curling mists of smoky blue
Rose from the hollows of the hills,
And from his minaret the priest,
His face towards the brightening East,
Called all his flock to prayer at morning,
Then, too, the trembling resonance
Of chapel bells awoke the cloister;
The solemn hour did but enhance
The stillness of the place, the calm....
Tamara at this hour came forth
Bearing a pitcher on one arm
And, treading where the mists grew lighter
Down the steep hillside stepped for water.
The snowy summits to the North
Showed violet against the sky
And flung a cloak of rosier dye
About their shoulders in the evening;
And there between them, upheaving
His head between the clouds, their Tsar,
Kazbek, in robes of silver weaving,
Towered up towards the polar star.

V

Yet, full of tainted thoughts, her mind
Is shuttered to such pure delights,
And all her heart is filled with night
The whole world shadowed and unkind.
And morning ray and evening dark
Serve only to ignite the spark
Of further torment in her soul.
And, as the sweet, nocturnal cool
Over the thirsty earth came seeping,
Almost demented, she would fall
Before the sacred icon weeping;
And in the silence of the night
Her heavy sobbing would affright
The traveller upon his course;
"A mountain spirit", he'd surmise
"Bound in some cavern moaning lies!"
And hustle on his weary horse...

VI

So, filled with longing and unease,
Tamara would sit long and gaze
Engrossed in lonely meditation
All day, and sigh with expectation
Beside her window, staring out....
That he would come she had no doubt,
Why else then were her dreams so clear?
Why else then used he to appear
With eyes so infinitely sad
And speech so marvellously tender?
For many days on end she had
Been strangely moved - she knew not why....
She called the good saints to defend her
But in her heart she called on him;
And always, when the day grew dim,
Weary with staring she would lie
Down on her bed and try to sleep:
The pillow burnt her flaming cheek
Fear stifled her, she gasped for breath,
Then, from her pallet she would leap
With heaving shoulders, fevered breast
Trembling, a mist before her sight,
Her arms outstretched to clasp the night,
The kisses melting on her lips...

VII

The Georgian hills were scarcely veiled
In the transparent dusk of evening
Before the Demon downward sailed
Through the grey twilight wreathing
For long and long, though powerfully
The convent seemed to draw him, he
Could not make up his mind to break
That hallowed peace.... One moment more
And he was ready to forsake
His cruel intent. Beyond the door
He paced beneath the circling wall
Absorbed in thought. The shadowy leaves
Shook at his steps without a breeze
He raised his eyes: a quivering light
Throbbed from her window through the night.
So, she was waiting - and awake!
Through the soft silence all about
The chingar thrummed harmoniously
And over them a song rang out
A song that poured mellifluousty
Like tears that fall in measure slow,
A song so tender that at times
It seemed as though in loftier climbes
It had been made for earth below.
Some angel, maybe, had descended
To seek a being he'd once befriended
To bring him secret consolation,
To ease his pain, past bliss recall.
Love's anguish and love's exaltation
Now held the Demon fast in thrall
For the first time; he would have flown
But his great wings were turned to stone!
A miracle! His eyes are dim
And down his cheek there rolls one tear....
Now, to this day, the stones still bear
The fiery traces of its falling...
A tear of flame, a trace appalling,
But not a human tear!

VIII

And so he came, prepared to give
His heart in love, his soul to light.
He thought the time had come to live
A new life on this longed-for night.
As though at a first assignation
The proud soul felt a strange, shy thrill,
A shuddering, timid expectation:
It was a sign that boded ill!
He entered, looked around. Before him
The lovely sinner's Guardian stood,
Heaven's messenger, bright cherubim,
With smiling lips and brow of flame.
So. the fell enemy forestalling,
The brilliant spirit of the Good
Had gathered her beneath his wing.
The Demon looked for tender greeting -
But light divine upon him beating
And stern rebuke upon him came:

IX

"Spirit of idleness and sin,
At this dark hour who called you? say!
You have no servants here within
These sacred walls, nor to this day
Has breath of evil visited
This charge of mine, to you forbid....
Who called you?" - Subtly in reply
The Demon smiled but in him woke
The ancient hate of hell. His eye
Flashed fiery-jealous as he spoke
Upon the messenger divine:
"Leave her!" he said. "For she is mine!
Too late you came, good guardian - see
You are no judge of such as we
For her proud heart belongs to me.
No charge is she of powers above
Here I am lord, and here I love! -"
Sad-eyed, the angel bent his glance
Upon the evil spirit's prey
Then slowly flapped his great wings once
And through the ether soared away.

X

Tamara:
Mikhail Vrubel - Tamara and Demon

 Who are you? You are perilous
Say - are you come from heaven or hell?
What do you want?

The Demon:
What loveliness!

Tamara:
But speak, who are you? You must tell.

The Demon:
 I am he to whom you barkened
In the stillness of the night,
He whose thought your mind has darkened,
He whose sadness you have felt,
Whose image haunts your waking sight,
Whose name the end of hope has spelt
To every soul with whom I treat.
I am he no man may love,
A scourge to all my mortal slaves,
The ill in nature. Enemy
To Heaven and all the powers above.
Lord of knowledge, liberty.
And, as you see, I'm at your feet.
Moved beyond all that I have known
I would speak softly in your ears
Quiet prayers of love. Tell of my pain,
My first on earth, and my first tears.
Ah hear me out, for pity's sake!
One word from you would quite restore me.
Robed in the love of your pure heart
I might again resume my part
In the angelic ranks and take
An aspect new and a new glory.
Ah, hear me, hear me I implore you,
I am your slave and I adore you!
No sooner did I see you than
I felt a sudden, veiled revulsion
For immortality and power;
And I was drawn by strange compulsion
To envy the frail joys of man;
Life without you became a torment
To be apart from you - a horror.
A living ray of warmth, a portent
Of fair renewal touched my heart
And set the cold blood coursing. Sorrow
Beneath the scar stirred like a serpent
Awakening an ancient pain.
For, tell me, without you what gain
Is there in my infinity?
Endless dominion, majesty?
Loud, empty words - a spacious fane
Devoid of all divinity!

Tamara:
Leave me, false spirit of deceit
Be silent, for I will not trust
The Enemy. Ah God... some sweet
Insistent poison saps resolve -
I cannot say the prayer I must -
Your words are fire and I dissolve
And melt in them. I cannot see....
But say: how came you to love me?

The Demon:
 How, lovely one? - I do not know,
My life is wondrous full and new,
The crown of thorns I proudly cast
With my own hands from off my brow.
All that I have been shattered lies:
My heaven and hell are in your eyes.
I love you with a passion vast.
You cannot love as I love you,
With all the ecstasy and power
Of deathless thought and dreams sublime.
Since the beginning of all time
Your image on the eternal air
Has gone before me - till this hour.
My soul has long been troubled by
The sweet sounds of the name you bear;
And in my days of blessedness
You were my only lack. If only
You could but understand the lonely
Embittered boredom of existence
When, century on century,
Alone in suffering and Joy
In evil meeting no resistance,
For good receiving no reward,
Enclosed in self, by self most bored,
A never-ending war to wage
Past hope to triumph or destroy
Past hope of making peace again!
To pity where I would desire.
To know all things from age to age,
Seek hatred's all-consuming fire
And nought to find but cool disdain!
For since God's curse upon me came
All natural ardours have grown cold.
I saw my fellow-stars arrayed
In wedding garments as of old;
Through azure space before me flowing
They passed me by in crowns of flame;
And yet... of these, my one-time brothers,
Not one would recognise me now.
So, in despair, I called on others,
Outcasts like me, to join my growing
Battalions, but - I know not how -
In their embittered words and faces,
In their dark looks I in my turn
Knew no one. Then in terror I
Beat with my wings the earth to spurn
And launched myself into the sky,
And flew, and flew.... Whither? For why?
I do not know... By friends rejected,
Like those from Eden's gates ejected,
I saw the whole world pale and dim.
Abandoned to the current's whim,
Even so without a sail, may float
A rudderless and broken boat
Upon the surface of the sea
Knowing nor course nor destiny;
So, in the early morning hour,
Abandoned by some passing shower
Of thunderous rain, a lonely cloud
Black through the azure heights of heaven
May wander lost without a haven
Leaving no trace upon the ether
God only knows from whence - or whither!
For a short while myself I vowed
To teaching sin and spreading doubt
Of all things noble, all things fair.
But not for long ... mankind I wrenched
Too easily to my fell will.
The flame of faith, too easy quenched,
Left me triumphant, but without
An object worthy of my skill.
To mislead hypocrites and fools...
What profit was there for me there?
I hid away in mountains far
And wandered like a displaced star
In lonely, never ending flight:
And when some traveller belated
Would follow, deeming me a light
In some near dwelling; I would lead
Him to the cliff-edge ... hear the hated
Voice call up from the abyss...
And leave him - and his horse - to bleed....
Yet all too soon I tired of this
And other spiteful, sombre sports!
How often, raising storms of stones,
And, clad in mists and lightening,
I would go hurtling through the cloud
To cow the spirit of the crowd,
Rebellious upshoots frightening,
Drowning their murmuring in my groans,
Seeking escape from pursuant thoughts.
Seeking to expunge from memory
Things that may not forgotten be!
What is the tale of miseries,
The labours and the pains of man
Throughout the passing centuries,
Compared to but one minute's span
Of my great, unacknowledged anguish?
What of mankind? - their works and sorrow?
Here today - and gone tomorrow....
Then - they have hope in judgement just;
He may forgive, although He must
At first condemn them. I shall languish
Unshriven throughout eternity....
My torment has no end, like me,
And, deathless, it must ever wake,
Now creeping closer like a snake,
Now caustic, burning to the bone,
Now dull and heavy like a stone -
To live - the everlasting tomb
Of hope and passion is my doom!...

Tamara:
What part have I in all this wild
And sorry tale? Why should I own
To pity? You have sinned....

Demon:
My child, against you?

Tamara:
Hush!

Demon:
We are alone.

Tamara:
And God!

Demon:
Will not spare us a thought
Heaven, not earth, is his first care.

Tamara:
 The pains of hell, as we are taught?

Demon:
What of them? I'll be with you there!

Tamara:
Who e'er you are, my chance-met friend,
You, who have stolen my peace of mind,
Reluctantly, yet deeply moved,
I hear how you have suffered, loved...
Yet if you speak but to mislead
Yet if you lie - in part or whole -
Have mercy on me - For what need
Can you have of my maiden soul?
Surely 'tis not to heaven more dear
Than all those you have overlooked.
They too are beautiful and pure...
As here, no mortal hand was brooked
Their chaste couch to contaminate....
No! Swear to me a binding oath...
But say,- you see it all; how, loth
To cleanse the sweet fear from my heart,
I dream as women will; and start
Again in fear that you know all....
You have seen all and understood
And surely must be merciful!
Come, swear to me to leave behind
All evil wishes from this hour
Are there no oaths of lasting power,
No sacred promises you could
Swear to me now that should you bind?

Demon:
By the first day of the creation
And by its latest day I swear,
By God's law and its violation
The triumph of eternal truth,
The bitter shame of sin I bear;
By the brief glory of this dream
I swear, and by our meeting here
And by the threat of separation;
I swear by all the spirit hosts
Whom Fate has set at my command,
On swords divine I take my oath
As wielded by my enemies
The impassive, sleepless angel band;
I swear by you, your life, your death,
Your last, long look and your first tear,
The gentle drawing of your breath,
The silken torrents of your hair;
I swear by suffering and bliss,
I swear even by this love of ours,-
I have renounced all vengefulness
I have renounced the pride of years;
From this day forth no false temptation
Will rise to trouble any soul;
I look for reconciliation,
I look for love, for adoration,
I look for faith in Higher Good.
And by a tear of true contrition
I'll wipe away the fiery trace
Of wroth divine from off a face
More worthy of you. May the whole
Wide world in calm rusticity
Bloom on, all unaware of me!
Believe me, I alone have vision
To love you: I have understood
Your greatness as no other could:
You are my holy one. This day
My power at your feet I lay.
And for your love one moment long
I'll give you all eternity.
For I am changeless, true and strong
In love as in malignity
Free spirit of the air, I'll bear you
High up above the stars to where you
Will reign in splendour as my queen,
Tamara, first love of my dream,
And you will come to look on earth
Without regret, without compassion
Unhappy planet, with its dearth
Of lasting beauty, with its fashion
For petty sentiments, small minds,
Where crime and executions grind
Their everlasting wheel of fear:
Men fear to love and fear to hate.
Or know you not what love is here?
The seething of young blood in spate -
But days go by and blood grows cold!
Who can resist the long temptation
Of boredom, change and novelty?
What love can outlive separation
Or rival dream's variety?
No! Not for my love to grow old
And fade in silence in the crude
Society of jealous slaves
Amidst ungenerous and cold
Pretended friends and real foes,
Burdened by useless works and rude
Endeavours, empty hopes and fears!
Your fate is not to wither here,
And, passionless, your soul to save
Behind these walls, a scentless rose
Unopened by the honey bee
And dull to the Divinity.
Ah no! My lovely one, your morrow
Is marked by different destiny,
A different depth of ecstasy,
A different scale of sorrow;
Leave then your former thoughts, desires
And leave the poor world to its fate.
Then, in return, you may aspire
To enter realms of knowledge true,
And there I shall present to you
The hosts of beings subordinate
Unto my will to serve your needs.
Light-handed, magical attendants
And from the morning star for you
I'll tear the crown of gold one night,
Take from the flowers the midnight dew
And shake the drops in showers bright
To make the crown resplendent.
The sunset's glowing ray I'll weave
To wind about you like a sheath;
I'll fill the air about us two
With freshness and delicious scent;
And constantly your ear I'll woo
With sweet sounds from soft instruments;
Of turquoise and of amber I
Shall build delightful halls for you,
I shall go soaring to the sky
Sink to the bottom of the sea -
All you could wish for I shall give
But love me...."

XI

And most gently he
Did touch his burning lips to hers;
Full of seduction were the words
In which he soothed her soft repining;
His mighty gaze held fast her eyes
And burnt her.- In the cloistered shade
He glinted poised above her, shining.
Inevitable as a blade.
The evil spirit overcomes her.
His kiss, like deadly poison, numbs her
And stills the heart within her breast.
One terrified and anguished cry
Aroused the silent night from rest.
It was a last, a desperate plea
Yet full of love, live agony,
Hopeless farewell, finality...
To her young life a last good-bye.

XII

 The midnight watchman on his rounds
His hand upon his iron gong
Beneath the high wall passed along
His path appointed, paused and found
His mind in turmoil. What was this?
From the high windows of her cell
It seemed he heard a willing kiss,
A sudden cry, a groan suppressed....
Impious doubts rose in his breast
And the old man stood listening, ready
To sound the alarm. But silence fell
All round him. He could hear the steady
Rustling of leaves borne by the wind
And, from the shingle, clear but faint,
The mountain rivers' soft complaint.
He hastened to recall to mind
The prayers prescribed against illusions
And diabolical delusions;
Then crossed himself with trembling fingers
The last, luxurious dreams to lay
And, fearing longer there to linger,
With quickened pace strode on his way.

XIII

As lovely as a Peri-sprite,
Tamara on her death bed rested.
Her brow was purer and more white
Than the chaste veil in which they vested
Their novice, so untimely dead.
The lashes were forever lowered
Yet who, oh God, would not have said
The eyes beneath them did but sleep,
Awaiting but the kiss empowered
To wake them from enchanted rest
Or but to feel the day-star peep?
Yet all in vain the sun caressed
Them with its golden, glowing beams;
Her fathers' kiss, his silent sorrow,
Could not awake her from her dreams....
No. none can break the seal of death
Nor give eternal night a morrow!

XIV

Never, in days of happiness
Was the poor maid so richly clad,
So festive and so bright her dress....
Such was the custom of her land.
Flowers from her native vallev breathed
Their scent around her and she had
Clasped them so tight in her dead hand
As though yet to this earth she cleaved!..
No hint was there in her still face
Of how she met her end - in ardent
Intoxication, fatal passion,
But rather seemed she of a race
Apart, the lovely features carven
Of marble, void of mind or feeling,
Expressionless, all fire concealing,
Mysterious as death itself.
About her lips there frozen dwelt
A strange smile, fixed even as it passed.
To those who looked in careful fashion
Unhappy was the tale it told:
A smile contemptuous and cold
As of a soul prepared to wither
And silentiv to bid a last
Farewell to all things of this hither
World, the last reflection
Of her last thought, vain recollection
Of all her life before, more dead
Than those eternally closed eyes;
To those who stood about her bed
Still more conducive to despair.
So, at the solemn sunset hour
When, melting in the golden air,
Day's chariot already flies
Into the Western seas to plummet,
For a brief instant yet his power
Dwells on the mountain tops, whose snow
Reflects a rosy, living glow
That gleams on through the distant dark.
Yet weak and fading is that ray,
And from its distant, ice-bound summit
To guide the traveller on his way
It can awake no answering spark!...

XV
Mikhail Vrubel - Death Tamara

The mourning kinsfolk and the crowd
Of neighbours are foregathered now.
Tearing the gray locks on his brow
Old Gudaal scorns to weep aloud
But silently mounts his great horse
And the procession takes the road.
Three days, three nights they hold their course
And then at last set down their load
Amidst her ancestors' remains.
Old GudaaFs forefather, they say,
A brigand whose ill-gotten gains
Disturbed his conscience, when one day
He was struck down by dread disease,
Had thought the memory to ease
Of his past sins by doing penance;
So he had promised in the presence
Of witnesses to build a church
Upon a lofty, granite perch
High in the hills where no sound came
Except the singing of the storm,
A fitting nest for kites and crows.
And soon amidst the Kazbek snows
A solitary temple rose,
And there the villain with his bones
Did finally inter his shame.
So was this cloud-capped rock transformed
Into a graveyard for his kin.
As though the nearer to the sky.
The warmer after death we lie?
As though the further from the din
Of life the sounder we should sleep...?
Vain hope! For dead men may not keep,
Even in dreams, the memory
Of joy or tears in days gone by....

XVI

Winging through heaven's spaces blue,
A holy angel golden-pinioned
Bearing her sinful spirit flew
Towards the Father's high dominions.
And, cradling her in mighty arms,
With words of hope dispelled her doubt
And washed the traces of alarm
And all transgression with his weeping.
The music of the spheres rang out
From Heaven to meet them as they rose
When, from the nether regions sweeping,
Came the infernal spirit hurtling
Between them and their goal divine....
And mighty was he as the whirlwind
Shot through with lightnings. Insolence
Consumed him and mad arrogance
With certainty he claimed her. "Mine!"

Circled by the strong arms which bore her,
Tamara's sinful soul shrank close
To the protecting angel's side
Seeking in prayer her fear to hide.
Now, once again, he stood before her
But - Heavens! Who would know him now?
His gaze so brooding and morose
So venomous with hate eternal...
It seemed a death-like cold infernal
Lay on that frozen face and brow.
"Spirit of darkness, get thee gone!"
Heaven's messenger then made reply:

Mikhail Vrubel - Angel and Demon

"The victory has been yours for long
Enough, and now the end is nigh.
Just is the judgement of the Lord!
The days of trial are over, past:
With the frail flesh, know. she has cast
Off all the claims of evil too!
For long now we have waited for her:
Her soul was of those very few
Who at the price of martyr's pain
Endured one moment long attain
To tasting joy beyond compare.
The Maker span its living thread
Out of the finest, purest air
Not for the dull world was she made
No more that it was made for her.
She has redeemed at cruel price
Her wavering faith in powers above.
She suffered, loved, laid down her life -
And Heaven opened to her love!"

The angel bent his gaze severe
Upon the Tempter, eye to eye,
Then joyful soared ... to disappear
Into the boundless, shining sky.
The Demon watched the heating wings
Fading triumphantly from sight
And cursed his dreams of better things,
Doomed to defeat, venting his spite
And arrogance in that great curse....
Alone in all the universe,
Abandoned, without love or hope!...

* * *

Now, on the rocky mountain slope
Above the valley of Koyshaur
An ancient ruin's standing still
A broken-fanged, stony tower.
Tales hang thereby to send a chill
Down childish spines. A glimpse half-seen
Of bygone, legendary times,
Amongst the trees the silent pile
Shows black and menacing. Meanwhile
The aul, the mountain village, straggles
Beneath it and the earth is green,
The passing merchant loudly haggles,
The voices mingle with the chimes
Of camel-bells from caravans
That journey on from distant lands;
And through the mists the waterfall
Foams glittering down the rocky wall,
And nature glories laughingly,
As sportive as a carefree child,
In life renewed eternally,
In sun and shade and springtime wild.

Only the castle has outlasted
Its count of years and sadly ends
Its lonely days - a patriarchal
Old man who has outlived his friends
And family. Its inmates wait
In hiding for the moon to rise:
Then they hold feast, do as they will:
They run and buzz from gate to gate....
Then the grey spider, with slow skill,
Spins out her silken hermitage.
The lizards green beneath the skies
Play on the slates right merrily
And, cautiously, the serpent sage
Creeps from his cranny dark to crawl
Along the ancient porch's wall.
Now suddenly he twirls and twists
His body into three bright rings,
And now his supple brilliance slings
Into a straight, a steely rod
A lance left lying by the lists,
A dead man's sword - unmarked, unmissed
Unwanted now and quite forgot.
All has run wild, no trace is left
Of bygone years; the hand of time
Cautiously, carefully has swept
Them all away: The glorious prime
Of Gudaal - vanished without token.
His daughter's name no longer spoken!

Only the Church on its sheer height
Where the scant earth once took their bones
Preserved by some sacred might
Is guarded by black standing stones
Of granite, sentinels unarmoured
Save for th'eternal ice which glows
Like mail upon their fronts, their shoulders
Draped in heavy cloaks of snows.
And frowning avalanches brood
On the steep slopes, each frozen flood
Like some vast, frosted waterfall.
The howling wind keeps sentry-go
Blowing the snow-dust from the wall,
Now checks the watch, calling the roll,
Now singing songs sad, long and low;
And far and wide the church is known
In all the lands - a holy wonder:
And yet the orient clouds alone
Flock round to worship at the shrine
And yet upon the stones, whereunder
Tamara and her kin still sleep,
No weeping pilgrims sit and pine
Only the sullen mountain bent
Above them vigilance does keep:
That man's eternal discontent
Might not break in upon their slumber.

Mikhail Vrubel - Fallen Demon