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Paolo Veronese | Opere / Aforismi

"Dipingo con tutte le considerazioni che sono convenienti e che il mio intelletto può capire".
"I paint my pictures with all the considerations which are natural to my intelligence, and according as my intelligence understands them".
"È un dovere per me di seguire l'esempio dei miei predecessori".
"Noi altri pittori ci prendiamo la licenza che si prendono i poeti e i matti".
"We painters use the same license as poets and madmen".
"Quando in un quadro mi rimane dello spazio, l'adorno di figure che invento".
"I had not thought that I was doing wrong; I had never taken so many things into consideration.".

Paolo Veronese (1528-1588)



Paolo Veronese nella critica postuma

La prima biografia del Veronese venne realizzata nella prima metà del XVII secolo dal pittore e scrittore Carlo Ridolfi che ne curò anche il catalogo delle opere, inserito nel suo Le Maraviglie dell'arte, dove provò anche a valutarne il carattere.
Per tutto il secolo Paolo viene considerato uno dei più grandi esponenti della scuola coloristica veneziana e, nel 1691, venne pubblicata la sua prima antologia di pitture riprodotte da vari incisori, quali Antonio e Agostino Carracci e successivamente Mitelli, Faber, Cochin.
È comunque da rilevare che l'incisione delle sue opere avvenne molto più tardi rispetto ad altri artisti del suo tempo.
Nel Settecento, con l'affermarsi del neoclassicismo, la fortuna di Paolo accusò una battuta d'arresto. Sebbene Francesco Algarotti (1762) e Luigi Antonio Lanzi (1795) siano generosi di elogi verso Veronese, dimostrano di non aver compreso appieno il suo stile muovendogli alcune critiche alla scarsa fedeltà storica nei costumi e nei personaggi presenti nei suoi dipinti, oltre che per le sue numerose licenze pittoriche.


Nel 1771, Anton Maria Zanetti, lo rimproverò di «poca eleganza nelle figure ignude», ma fu anche il primo critico d'arte a riconoscergli una notevole acutezza nel «colore delle ombre e dei riflessi», un aspetto che poi verrà riconosciuto come fondamentale nel linguaggio stilistico del Veronese.

La vera riscoperta del Veronese si ebbe con l'affermarsi del romanticismo, tanto che il pittore francese Eugène Delacroix arrivò a scrivere nel suo journal che «deve tutto a Paolo Veronese», indicandolo come il primo ad aver utilizzato la luce senza violenti contrapposti dipingendo en plain air e contribuendo così all'affermarsi della teoria che vede Paolo come il precursore tecnico dell'impressionismo e del divisionismo, tesi ripresa anche agli inizi del XX secolo.
Anche la pittrice Mary Cassat ebbe a esprimere lodi per la ritrattistica del Veronese e in particolare nutrendo un'ammirazione per la sua tela Ritratto di Livia da Porto Thiene con la figlia Porzia.
È proprio in questo periodo, grazie all'apprezzamento generale che suscita nel pubblico Veronese, che si ebbero le maggiori acquisizioni dei suoi dipinti da parte dei musei di tutto il mondo.


Nel 1894, lo storico dell'arte Bernard Berenson, nel suo libro I pittori italiani del Rinascimento, ebbe a dire:
«Paolo è un provinciale, ricco di tutta la freschezza, ma anche dell'ingenuità della sua terra, motivo d'incanto ai veneziani antichi e ai moderni. Dotato d'animo più che di tradizione intellettuale, nondimeno egli è, complessivamente, il più grande maestro di visione pittorica, come Michelangelo è il più grande maestro di visione plastica; e può dubitarsi che, come puro pittore, a tutt'oggi sia stato superato» - Bernard Berenson, I pittori italiani del Rinascimento.
Alla critica di Berenson fecero eco negli anni successivi numerosi studi di autori anglosassoni.
Dopo alcuni decenni di oblio, nel 1939 si ebbe una decisiva svolta nello studio dell'opera del Veronese grazie a una mostra monografica organizzata a Venezia corredata da un ampio catalogo critico realizzato da Rodolfo Pallucchini a cui seguì una biografia edita nel 1940.


Nel 2014, la National Gallery di Londra ospitò l'importante mostra Veronese: Magnificence in Renaissance Venice, curata da Xavier Salomon e organizzata in collaborazione con il Museo di Castelvecchio.

Sei anni prima, lo storico dell'arte John Garton pubblicò una monografia dedicata al ritratto nell'opera di Paolo, in cui concludeva che: «Dipingendo con somiglianza, Veronese generalmente frena l'emotività in favore di una presenza idealizzata, tendendo verso il sereno autocontrollo. Questo non significa che i suoi modelli siano senza esagerazione, ma piuttosto che le loro condizioni ... siano gestite con una dignità controllata, archetipica». | Fonte: © Wikipedia